Il Governo italiano ha avviato un ambizioso progetto di riforma del Servizio Sanitario Nazionale, delineando una serie di obiettivi e principi guida attraverso uno schema di disegno di legge delega.
Questa iniziativa mira a implementare il livello di tutela della Salute in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione, ponendo particolare attenzione all’equità e alla continuità del percorso assistenziale, nonché all’umanizzazione delle cure.
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Previsioni e obiettivi del disegno di legge
Il Governo è delegato ad adottare, entro il 31 dicembre 2026, uno o più decreti legislativi per integrare e rivedere il modello organizzativo del SSN, istituito con la legge 23 dicembre 1978, n. 833.
Un aspetto importante del processo legislativo è la previsione di un meccanismo di feedback e revisione: gli schemi dei decreti saranno trasmessi alle Camere per l’espressione dei pareri da parte delle Commissioni parlamentari competenti, che avranno 30 giorni di tempo per pronunciarsi. In caso di osservazioni specifiche da parte delle Commissioni, il Governo avrà la possibilità di ritrasmettere i testi con eventuali modifiche, garantendo così un processo iterativo e partecipativo.
La delega prevede anche la possibilità di adottare disposizioni integrative e correttive entro 18 mesi dall’entrata in vigore di ciascun decreto legislativo, assicurando flessibilità e adattabilità alla riforma.
Un elemento fondamentale della delega è l’attenzione alla sostenibilità finanziaria: gli schemi dei decreti legislativi dovranno essere corredati di una relazione tecnica che dimostri la neutralità finanziaria o indichi i nuovi oneri e i corrispondenti mezzi di copertura. Ciò mira a garantire che la riforma del Servizio Sanitario Nazionale sia non solo ambiziosa negli obiettivi, ma anche realistica e sostenibile dal punto di vista economico.
Integrazione ospedale-territorio: nuovi modelli e standard
Uno dei pilastri fondamentali della riforma del Servizio Sanitario Nazionale italiano è il potenziamento dell’integrazione tra ospedale e territorio. Questo obiettivo si traduce in una serie di azioni concrete delineate nello schema di disegno di legge delega.
In primo luogo, si prevede una revisione e un aggiornamento della disciplina relativa ai modelli e agli standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel SSN, come definito nel decreto del Ministro della salute del 23 maggio 2022, n. 77. Questa revisione mira a fornire indicazioni omogenee per il funzionamento dei sistemi integrati di trasporto secondario e di gestione dell’emergenza, un aspetto cruciale per garantire una risposta rapida ed efficace alle esigenze sanitarie dei cittadini.
Inoltre, la riforma si propone di definire modelli organizzativi integrati che consentano ai professionisti di area clinica di sviluppare percorsi di carriera che abbraccino sia l’ambito ospedaliero che quello territoriale. Questa integrazione favorirà una maggiore flessibilità e mobilità del personale sanitario e contribuirà anche a colmare il divario tra le diverse aree del sistema sanitario, migliorando la continuità assistenziale.
Un altro aspetto significativo riguarda l’implementazione di nuove reti assistenziali tempo-dipendenti e specialistiche, nonché di reti di riferimento nazionale. Per queste reti, verranno individuati criteri specifici e standard, con l’obiettivo di assicurare ai cittadini una risposta qualificata e di prossimità per i bisogni di salute a bassa e media complessità assistenziale.
La riforma pone anche l’accento sull’importanza di garantire un adeguato livello di qualità dell’assistenza a carattere sanitario per le persone non autosufficienti, con particolare riferimento alla residenzialità e semi-residenzialità. In questo contesto, si prevede la definizione di standard specifici, anche relativi al personale, in funzione del numero di utenti assistiti. Questi standard dovranno tenere conto della necessità di garantire una presa in carico multidimensionale e la continuità assistenziale, includendo anche aspetti come la promozione della domiciliarità nell’accesso al farmaco.
Uno degli aspetti rilevanti della riforma è anche la ridefinizione della disciplina dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta, con l’obiettivo di valorizzarne il ruolo nell’ambito dell’assistenza territoriale. Questa revisione potrebbe comportare cambiamenti significativi nel modo in cui questi professionisti operano e si integrano con il resto del sistema sanitario.
Un’altra area di intervento riguarda la definizione e l’aggiornamento della disciplina dei servizi relativi alle aree della salute mentale per adulti, della neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, delle dipendenze patologiche e della salute in carcere. La riforma mira a garantire l’integrazione di questi servizi nel modello territoriale e distrettuale, nel rispetto dell’autonomia regionale.
Infine, la riforma del Servizio Sanitario Nazionale si propone di valorizzare il ruolo della bioetica clinica nell’ambito delle aziende sanitarie territoriali e ospedaliere, attraverso l’introduzione e l’implementazione di modelli organizzativi basati sulla centralità della persona, sui percorsi di cura e sull’umanizzazione dell’assistenza.
Riforma del Servizio Sanitario Nazionale: ospedali di terzo livello ed ospedali elettivi
La riforma del Servizio Sanitario Nazionale italiano prevede un aggiornamento significativo della classificazione delle strutture ospedaliere che mira a creare un sistema più articolato e rispondente alle diverse esigenze assistenziali del Paese.
Oltre alle categorie già esistenti di ospedali di base, di primo e di secondo livello, la riforma introduce due nuove tipologie di strutture:
- ospedali di terzo livello;
- ospedali elettivi.
Gli ospedali di terzo livello rappresentano l’apice dell’eccellenza sanitaria nazionale. Questi sono definiti come strutture ospedaliere di eccellenza a livello nazionale con bacino di utenza nazionale e sovranazionale.
Una caratteristica distintiva di questa categoria è l’inclusione di strutture in cui la titolarità e la gestione delle attività assistenziali sono direttamente e integralmente riconducibili a fondazioni, associazioni o altri enti privati, anche a carattere religioso, che operano esclusivamente senza scopo di lucro, o a enti ecclesiastici civilmente riconosciuti.
I criteri per l’individuazione degli ospedali di terzo livello includono la numerosità assoluta e il peso medio relativo ai diagnosis-related group (DRG) della casistica trattata, la valutazione positiva in merito al possesso di elevati standard di qualità, la quota di assistiti provenienti da altre regioni e l’attività di ricerca svolta, con particolare attenzione al trasferimento tecnologico e alla formazione degli operatori.
La riforma del Servizio Sanitario Nazionale introduce poi la categoria degli ospedali elettivi, definiti come strutture ospedaliere per acuti prive di pronto soccorso.
Per questi ospedali, si prevede l’adozione di criteri uniformi a livello nazionale volti ad assicurare un collegamento tempestivo con le strutture che compongono la rete dell’emergenza-urgenza di riferimento. Ciò include l’individuazione di un tempo massimo uniforme a livello nazionale per la percorrenza della distanza tra l’ospedale elettivo e le strutture di riferimento di livello superiore.
La riforma prevede, inoltre, la disciplina delle modalità di eventuale trasferimento dei pazienti già presi in carico da una struttura a strutture ospedaliere di riferimento di livello superiore, nonché la delineazione di requisiti minimi di sicurezza e qualità dell’assistenza erogata.
Sanità digitale e riordino dell’assistenza territoriale
La riforma del Servizio Sanitario Nazionale italiano pone una forte enfasi sull’innovazione digitale e sul riordino dell’assistenza territoriale, delineando una serie di sfide per il futuro della Sanità digitale (e non solo) nel nostro Paese.
La riforma, infatti, si concentra sulla garanzia della qualità e dell’interoperabilità dei sistemi informativi. L’intento è garantire l’integrazione tra i sistemi digitali nazionali e regionali.
Un aspetto di questa strategia digitale è l’adesione a programmi di sanità predittiva, personalizzata e di prossimità, da implementare nell’ambito dell’Ecosistema Dati Sanitari (EDS). Questa evoluzione rappresenta una sfida significativa che richiederà non solo investimenti in infrastrutture tecnologiche, ma anche un cambiamento culturale e organizzativo all’interno del sistema sanitario.
La vision del Ministro della salute sulla riforma del Servizio Sanitario Nazionale
“Con questo provvedimento vogliamo rendere il Servizio Sanitario Nazionale più capace di rispondere ai fabbisogni assistenziali dei cittadini – ha dichiarato il ministro Schillaci a proposito della riforma –. Per questo interveniamo sui modelli organizzativi con i nuovi ospedali di riferimento nazionale, anche per garantire una maggiore uniformità nell’erogazione delle prestazioni sanitarie e limitare la mobilità sanitaria. Rafforziamo inoltre l’integrazione tra ospedale e territorio e i modelli di presa in carico, in particolare per la non autosufficienza.
L’obiettivo è avere un sistema più efficiente e moderno potenziando la tutela della salute nel rispetto dei principi di equità, continuità assistenziale e umanizzazione delle cure, valorizzando la centralità della persona”.






