L’evoluzione delle strutture sanitarie verso il modello della smart health non rappresenta soltanto una sfida tecnologica, ma una profonda trasformazione culturale e strategica che richiede una revisione dei flussi di lavoro sin dalle fondamenta.
Nel corso dell’evento – organizzato da Digital360 GOV, con la partecipazione di DNV Imatis – “La misura del valore della Sanità Digitale: orchestrare dati, processi e risorse”, in merito alla trasformazione della sanità digitale in valore reale per organizzazioni e pazienti, Nina Zoric, Corporate Strategy DNV Imatis, ha delineato – tra le altre cose – le linee guida per una transizione efficace in questo processo.
Secondo Zoric, il successo di un ospedale intelligente non si misura dalla complessità dei software installati, ma dalla capacità del sistema di integrarsi perfettamente con l’architettura e con le necessità operative quotidiane del personale, garantendo benefici tangibili e dimostrabili.
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La misurazione del valore come fondamento della sanità digitale
Il primo passo per costruire la smart health risiede nella capacità di quantificare l’impatto delle soluzioni introdotte. Spesso, infatti, nelle organizzazioni sanitarie, si implementano strumenti senza un adeguato sistema di monitoraggio, rendendo difficile giustificare gli investimenti nel lungo periodo.
Nina Zoric chiarisce che la misurazione non è un’opzione, ma una necessità gestionale: attraverso i dati, è possibile verificare se gli strumenti digitali stiano realmente consegnando il valore promesso, distinguendo ciò che è utile da ciò che, all’interno degli ospedali, non produce reali benefici.
Questa capacità di analisi genera un impatto diretto sulla sostenibilità economica e sulla governance della struttura. Quando un’organizzazione è in grado di mostrare miglioramenti concreti, acquisisce una credibilità fondamentale per convincere altri stakeholder e il management stesso.
Zoric sottolinea che fornire prove del beneficio ottenuto da quanto già implementato è essenziale per “ottenere il rilascio di risorse aggiuntive”. In un contesto ospedaliero, dove le decisioni di investimento hanno riflessi a lungo termine, la prova del valore diventa il principale motore per la continuità dell’innovazione.
Orchestrazione e flussi: la gestione della complessità quotidiana
L’orchestrazione digitale rappresenta il cuore operativo dello smart hospital. Non si tratta di gestire singoli eventi eccezionali, ma di armonizzare la miriade di micro-processi che compongono i percorsi clinico-assistenziali.
Nina Zoric identifica aree critiche quali, ad esempio, la gestione dei posti letto, il coordinamento delle pulizie e il trasporto dei pazienti (portering) in cui l’impatto dell’orchestrazione è più evidente. A questi si aggiungono la gestione dei pazienti ambulatoriali, attraverso promemoria SMS per ridurre gli appuntamenti mancati, e i sistemi di check-in che portano trasparenza allo staff sulla posizione e sull’arrivo degli utenti.
Tuttavia, il valore aggiunto non deriva dall’ottimizzazione isolata di queste funzioni, ma dalla loro connessione in un unico flusso di lavoro integrato. Zoric evidenzia come la forza del digitale consista anche nella capacità di gestire la routine: “La bellezza risiede in realtà nelle piccole cose di ogni giorno. Rimuovere l’attrito: in tal modo si produce il massimo impatto”.
Lo smart hospital agisce quindi come un ecosistema dove centinaia di piccoli interventi operano in sinergia per migliorare l’efficienza complessiva.
Proprio per queste ragioni, l’ospedale non deve essere visto come una somma di compartimenti stagni, ma come un organismo dove i flussi sono interconnessi, poiché questo riflette il modo reale in cui una struttura sanitaria opera quotidianamente.
L’integrazione tra architettura e sistemi digitali
Uno degli aspetti sollevati da Nina Zoric riguarda la sincronia necessaria tra la progettazione degli spazi fisici e quella dei sistemi informativi. Per creare uno smart hospital che funzioni davvero, il digitale deve essere considerato sin dal “giorno zero” della pianificazione. Questa necessità deriva dal fatto che “il digitale è legato ai flussi di lavoro e questi sono legati all’architettura dell’ospedale stesso”. Ignorare questo legame significa rischiare che la tecnologia diventi un ostacolo anziché un supporto.
La filosofia proposta da DNV Imatis ribalta il tradizionale paradigma dell’implementazione tecnologica: non è il personale a doversi adattare allo strumento, ma la tecnologia a dover modellare se stessa sulle modalità operative dei professionisti. Zoric spiega che l’approccio corretto prevede un’osservazione profonda del modo in cui le persone lavorano, per comprendere dove nascono i colli di bottiglia e come la coordinazione avviene realmente sul campo. Senza questo passaggio fondamentale, si rischia di digitalizzare workflow che non sono rilevanti per chi lavora nei reparti.
L’efficacia della smart health dipende molto, inoltre, dalla sua capacità di essere accettato e utilizzato con profitto da chi opera in prima linea. La transizione dal cartaceo o dalle lavagne bianche a sistemi completamente digitali può inizialmente generare un senso di sopraffazione tra il personale. Tuttavia, l’esperienza raccolta nelle strutture all’avanguardia dimostra che, una volta superata la fase iniziale di adattamento, la percezione cambia radicalmente.
Un esempio di successo: l’ospedale Sykehuset Østfold
Un esempio tangibile di questa visione è rappresentato dal nuovo ospedale Sykehuset Østfold di Kalnes (Norvegia). Essendo una struttura di nuova costruzione, ha permesso di applicare sin dall’inizio l’approccio che integra design architettonico e digitale. Il risultato è una posizione di eccellenza internazionale, confermata dal conseguimento del più alto status della certificazione di maturità digitale EMRAM rilasciata da HIMSS. Questo traguardo non è frutto del caso, ma della scelta deliberata di mettere al centro il design dei sistemi digitali e un approccio guidato dai dati fin dalle primissime fasi della pianificazione ospedaliera.
Zoric riporta la testimonianza di una operatrice sanitaria dell’ospedale di Kalnes che ben riassume questo passaggio: “Ora non sapremmo come fare questo lavoro senza aver utilizzato questo tipo di approccio e di soluzione». Il tutto a riprova del valore reale della sanità digitale: una tecnologia che diventa talmente indispensabile e integrata nella pratica quotidiana da non essere più percepita come un peso, ma come l’unico modo possibile di fornire cure di qualità. In questo modo, infatti, lo smart hospitalmantiene la promessa di rimuovere l’attrito burocratico e logistico, permettendo ai professionisti di concentrarsi sul paziente.
Digitalizzazione e supporto al territorio: il caso delle cure primarie
Un altro fronte della trasformazione digitale della sanità riguarda l’estensione di questi modelli oltre le mura degli ospedali, verso i fornitori di cure primarie.
In un progetto che ha coinvolto tre diverse municipalità, l’attenzione si è spostata su come rendere i processi realmente conformi ed efficienti per il personale che opera sul territorio. La chiave del successo, in questo caso, è stata la fornitura di informazioni in tempo reale direttamente sui dispositivi mobili di ogni dipendente, accompagnata da un solido supporto digitale per lo svolgimento delle attività quotidiane.
Grazie a questa infrastruttura, il personale può seguire l’andamento delle attività in tempo reale in modo estremamente rapido. Nina Zoric sottolinea come questo approccio abbia un impatto diretto sul benessere psicofisico dei lavoratori: “Il personale non arriva stanco dopo aver passato ore a cercare informazioni, grazie a una comunicazione più efficiente e a meno interruzioni». La sanità digitale, quando implementata correttamente, diventa quindi anche uno strumento di protezione per il capitale umano dell’organizzazione, riducendo lo stress derivante dalla gestione inefficiente delle informazioni.






