Ogni giorno, negli ospedali, vengono generate migliaia di informazioni cliniche: parametri fisiologici, impostazioni dei dispositivi medici, misurazioni e osservazioni assistenziali. Sono informazioni che accompagnano ogni fase del percorso di cura e sulle quali medici e infermieri basano le proprie decisioni.
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Il ruolo cruciale della qualità del dato
Negli ultimi anni, la digitalizzazione ha reso questi dati sempre più accessibili. Tuttavia, la disponibilità dell’informazione non coincide automaticamente con la sua qualità. È proprio quest’ultima a rappresentare uno dei presupposti fondamentali perché la trasformazione digitale possa produrre benefici concreti.
Un dato è realmente utile solo quando è accurato, completo, aggiornato e disponibile nel momento in cui serve. Se queste caratteristiche vengono meno, non si riduce soltanto l’efficienza di un processo: diminuisce anche l’affidabilità delle informazioni utilizzate per le decisioni cliniche, gli audit clinici, le revisioni degli eventi avversi e la documentazione medico-legale.
Cosa accade (ancora oggi) in molti ospedali
La questione assume un peso ancora maggiore nei reparti ad alta intensità assistenziale, dove la quantità di dati generati dai dispositivi medici e la rapidità con cui devono essere prese le decisioni rendono essenziale poter contare su informazioni affidabili.
In molti ospedali, una parte dei dati prodotti dai dispositivi medici continua ancora oggi a essere trascritta manualmente nella cartella clinica elettronica. È un’attività consolidata, necessaria per documentare il percorso assistenziale, ma che richiede tempo e può esporre a errori, omissioni o ritardi nell’aggiornamento delle informazioni.
L’importanza della modalità di acquisizione del dato: l’esempio Sheffield Hospitals
L’esperienza dello Sheffield Teaching Hospitals NHS Foundation Trust mostra come sia possibile migliorare contemporaneamente la qualità della documentazione clinica e l’efficienza dei processi intervenendo sulle modalità di acquisizione del dato.
Nella Terapia Intensiva Neonatale (NICU), infermieri e operatori sanitari registravano periodicamente nel sistema informativo clinico le impostazioni dei ventilatori neonatali e i principali parametri fisiologici dei pazienti. Queste informazioni costituiscono parte integrante della documentazione clinica e sono utilizzate anche nelle revisioni cliniche, negli audit e nella documentazione medico-legale.
Un aspetto particolarmente significativo riguarda il metodo utilizzato per analizzare il problema. Più che limitarsi a misurare gli errori già riscontrati, l’analisi ha preso in considerazione le cosiddette ‘opportunità di errore’, definite come il numero di caratteri digitati manualmente nel sistema informativo clinico. Ogni carattere rappresenta, infatti, una potenziale occasione di imprecisione: ridurre queste opportunità significa intervenire sulle cause del possibile errore prima ancora che si manifesti.
L’automazione del trasferimento dei dati provenienti dai ventilatori alla cartella clinica elettronica ha eliminato la necessità della trascrizione manuale.
I risultati evidenziano benefici sia sul piano della qualità della documentazione sia su quello dell’efficienza operativa. La disponibilità dei dati è passata da una registrazione minima di 24 rilevazioni giornaliere per paziente fino a una raccolta continua di 1.440 rilevazioni al giorno. Parallelamente, sono state eliminate, in media, 28,5 opportunità di errore per paziente ogni ora, equivalenti a circa 3,86 milioni di potenziali fonti di errore eliminate ogni anno.
Più tempo per l’assistenza ai pazienti
Il dato quantitativo racconta però solo una parte dei risultati. Una documentazione più completa e affidabile facilita i passaggi di consegne, rende più efficaci le revisioni cliniche e gli audit e mette a disposizione dei professionisti sanitari informazioni coerenti e aggiornate lungo tutto il percorso assistenziale.
C’è poi un secondo aspetto, meno evidente ma altrettanto importante, che riguarda l’organizzazione del lavoro. Eliminando la trascrizione manuale dei dati, il personale infermieristico recupera mediamente 14,4 minuti per paziente al giorno, pari a oltre 52 giornate di attività infermieristica all’anno che possono essere dedicate all’assistenza diretta ai pazienti.
Migliorare la qualità del dato: vantaggi per pazienti e professionisti sanitari
L’esperienza di Sheffield suggerisce una riflessione più ampia: la trasformazione digitale esprime il suo valore quando le informazioni vengono acquisite automaticamente nel momento in cui sono generate, senza richiedere attività ripetitive di trascrizione.
Quando le informazioni corrette sono disponibili nel momento giusto e nel contesto appropriato, diminuisce il tempo necessario per assolvere al ‘debito informativo clinico’ e aumenta la disponibilità di dati completi, affidabili e contestualizzati a supporto delle decisioni.
In definitiva, migliorare la qualità del dato clinico significa creare condizioni migliori per la sicurezza del paziente, la qualità della documentazione e il lavoro quotidiano dei professionisti sanitari.








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