Il settore delle Scienze della vita si trova davanti a un passaggio evolutivo in cui la fase dei progetti pilota lascia il posto alla necessità di un impatto industriale tangibile.
Nel settore farmaceutico e biomedicale, la consapevolezza sull’importanza delle tecnologie è ormai acquisita: i vertici aziendali considerano l’innovazione digitale nel Pharma un elemento irrinunciabile per la competitività e per la tutela della salute.
A fare il punto su questa traiettoria è Emanuele Lettieri, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Life Science Innovation del Politecnico di Milano, intervenuto durante il convegno annuale di presentazione delle ricerche dell’ateneo “AI e digitale nel Life Science”.
Dalla disamina condotta, emerge un quadro netto: gli investimenti sono pianificati e le direttrici tracciate, ma per raccogliere i frutti auspicati occorre superare una visione puramente strumentale del digitale e affrontare i nodi organizzativi interni.
Indice degli argomenti
La visione integrata dell’innovazione digitale nel Pharma
L’orientamento strategico delle imprese del Pharma non mostra incertezze rispetto alla centralità dell’innovazione. Nel tracciare lo stato dell’arte, Lettieri ha evidenziato come le iniziative sul campo stiano producendo evidenze chiare: “Voglio condividere con voi un messaggio molto netto: le aziende farmaceutiche e biomedicali sanno benissimo che il digitale è una priorità di investimento e una leva strategica.”
Di fronte a una consapevolezza consolidata, non si tratta di convincere le organizzazioni sulla bontà dell’innovazione, bensì di governarne la traiettoria operativa per raggiungere traguardi concreti.
L’indagine svolta nell’ultimo anno di ricerca evidenzia tre risultanze principali:
- la presenza di priorità d’investimento ben definite che abbracciano l’intera catena del valore;
- la piena identificazione delle barriere all’adozione;
- l’esigenza di adottare un modello di maturità strutturato per guidare il cambiamento.
Una traiettoria d’investimento estesa a tutta la catena del valore
L’allocazione delle risorse economiche e progettuali non segue più logiche settoriali o isolate. La trasformazione digitale nel Pharma si sviluppa lungo tutte le tappe della filiera industriale. L’innovazione permea la fase iniziale di scoperta e sperimentazione di nuove molecole, i trial clinici, i processi di validazione regolatoria, fino ad arrivare all’ingresso sul mercato, all’erogazione di prestazioni e alla relazione con i professionisti sanitari.
Un percorso di ammodernamento efficace non può presentarsi in forma frammentata o episodica. Al contrario, la linea guida espressa dal Politecnico di Milano ribadisce che il digitale deve ridisegnare organicamente l’intera catena del valore. Per rispondere a questa necessità, l’ateneo ha strutturato percorsi e progetti formativi orientati a supportare il management aziendale in una visione d’insieme del ciclo produttivo e di ricerca.
Le vere barriere all’innovazione digitale nel Pharma
Un elemento cardine emerso dalla ricerca riguarda l’origine degli ostacoli che frenano l’innovazione. L’opinione comune tende a individuare nella tecnologia il principale fattore di rallentamento, ma l’analisi dell’Osservatorio ribalta questa impostazione.
Lettieri ha sintetizzato il principio di fondo: “Le tecnologie sono relativamente semplici, ciò che è davvero complesso è l’integrazione di queste tecnologie nelle organizzazioni, nei processi di creazione del valore e, soprattutto, nello sviluppo di nuove competenze interne.”
Le criticità identificate dalle imprese si concentrano sui tre aspetti strategici e gestionali analizzati di seguito, lasciando sullo sfondo la dimensione puramente tecnica degli strumenti.
La quantificazione del ROI e il pericolo dell’isomorfismo
La prima criticità riguarda la misurazione dei ritorni economici e clinici. In molti casi, l’approccio agli investimenti tecnologici nasce per necessità operativa o per un fenomeno di isomorfismo, inteso come la tendenza ad adottare gli strumenti introdotti dai concorrenti per timore di rimanere indietro, senza tuttavia aver definito una strategia precisa.
Questo atteggiamento genera difficoltà nel quantificare i risultati effettivi. Il calcolo del Return on Investment (ROI), specialmente per i progetti basati sull’ Intelligenza Artificiale, sconta una carenza di modelli metodologici ed evidenze analitiche chiare. Per sanare questa lacuna, l’Osservatorio propone di concentrare risorse e attività di ricerca sulla definizione di metriche solide e parametri oggettivi capaci di misurare l’impatto reale degli investimenti digitali.
Competenze ibride e nuova leadership: il ruolo di filosofi e sociologi
Il secondo freno strutturale è legato alle competenze del capitale umano. La carenza più avvertita non riguarda soltanto le figure specializzate nella data science, bensì la capacità di comprendere la portata complessiva dell’innovazione digitale nel Pharma e l’elaborazione di nuovi modelli di leadership.
L’evoluzione tecnologica modifica i flussi di lavoro, le responsabilità professionali e la collaborazione all’interno dei team. Per analizzare e gestire questi cambiamenti, lo stesso gruppo di ricerca del Politecnico di Milano ha scelto di integrare competenze umanistiche e sociali, assumendo filosofi, psicologi e sociologi. Queste figure professionali consentono di studiare le implicazioni del mutamento organizzativo, l’evoluzione dei ruoli e l’inserimento dei giovani e dei neolaureati nei percorsi aziendali, fornendo alle direzioni aziendali gli strumenti culturali per governare la transizione.
La complessità del quadro normativo
Il terzo ostacolo è costituito dalla complessità normativa. Sebbene gli enti regolatori e le istituzioni sanitarie stiano accelerando i processi di adeguamento delle regole per stare al passo con l’innovazione, il quadro legislativo continua a richiedere cautele interpretative elevate. Anche in questo caso, la barriera non risiede nelle potenzialità dei software, ma nella capacità delle organizzazioni di armonizzare la conformità normativa con i tempi di sviluppo dei prodotti e dei servizi digitali.
Il modello di maturità come bussola di sviluppo
Per supportare le aziende farmaceutiche nella transizione e superare gli ostacoli rilevati, l’Osservatorio Life Science Innovation ha elaborato un modello di maturità. L’impianto metodologico risponde a tre scopi prioritari:
- fare chiarezza sulle variabili tecnologiche e organizzative che governano il settore;
- guidare le organizzazioni nella definizione delle priorità strategiche d’investimento;
- favorire il bench learning, permettendo alle imprese di confrontarsi con le migliori pratiche di settore e apprendere dai risultati ottenuti dalle realtà più avanzate.
Le cinque dimensioni della maturità digitale
Lo schema di valutazione ideato dai ricercatori dell’ateneo milanese adotta una scala a quattro livelli, che va dal livello 1, corrispondente alle prime sperimentazioni sul campo, fino al livello 4, indice di una piena maturità e integrazione aziendale.
L’analisi valuta le imprese lungo cinque dimensioni distintive:
- strategia, cultura e competenze, che misura la visione dei vertici, i percorsi di formazione interna e il mindset dei dipendenti;
- governance, deputata a verificare la presenza di strutture organizzative, ruoli dedicati e presidi per la gestione dell’innovazione;
- trial clinici e ricerca, focalizzata sulla digitalizzazione delle attività di studio e la sperimentazione clinica;
- customer experience excellence, incentrata sulla relazione con i professionisti sanitari e sull’efficacia dell’interazione scientifica;
- approccio Beyond the Pill, orientato allo sviluppo di servizi e soluzioni digitali da affiancare al prodotto terapeutico tradizionale.
L’approfondimento di queste aree, affidato alla direttrice dell’Osservatorio Chiara Sgarbossa, delinea un percorso di riferimento per il comparto delle Scienze della vita. La misurazione progressiva delle cinque dimensioni consentirà al tessuto industriale di verificare l’avanzamento dei propri processi e di pianificare gli interventi di sviluppo, con l’obiettivo di ritrovare il settore posizionato su gradini di maturità più avanzati.







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