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Riforma Accrual e Sanità Digitale: cosa cambia per gli investimenti in innovazione


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La Riforma Accrual punta a rendere più trasparente e confrontabile la contabilità pubblica, offrendo alla sanità strumenti per valutare gli investimenti in innovazione tecnologica e digitale non soltanto in base alla spesa iniziale, ma considerando i costi complessivi dei progetti lungo l’intero ciclo di vita

Pubblicato il 6 nov 2026



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La trasformazione digitale della sanità non può essere misurata soltanto attraverso il numero di tecnologie acquistate, piattaforme realizzate o servizi attivati. Per comprendere se un investimento produce valore, occorre conoscerne il costo complessivo, valutarne gli effetti sull’organizzazione e verificare i benefici generati per i pazienti e per il sistema sanitario.

È in questo contesto che si inserisce la Riforma Accrual, uno degli interventi previsti dal PNRR per modernizzare e armonizzare la contabilità delle amministrazioni pubbliche.

Sebbene riguardi l’intero settore pubblico, la riforma presenta implicazioni particolarmente interessanti per la sanità, dove l’innovazione tecnologica richiede investimenti consistenti, produce costi distribuiti nel tempo e genera benefici che non sempre sono immediatamente traducibili in risparmi economici.

La sfida è utilizzare informazioni contabili più omogenee e affidabili per migliorare la capacità delle organizzazioni sanitarie di programmare, monitorare e valutare gli investimenti, collegando progressivamente la dimensione economica ai risultati dell’assistenza.

Cos’è la Riforma Accrual e come funziona

Il termine accrual identifica il principio della competenza economica, secondo il quale le operazioni vengono rilevate nel periodo in cui producono i loro effetti economici, indipendentemente dal momento in cui avvengono gli incassi o i pagamenti.

In una contabilità basata sui flussi finanziari, l’attenzione è rivolta soprattutto alle risorse disponibili, agli impegni di spesa e ai movimenti di denaro. La contabilità economico-patrimoniale consente invece di rappresentare i costi e i ricavi di competenza dell’esercizio, nonché il valore delle attività e delle passività dell’amministrazione.

Ad esempio, se un’organizzazione sanitaria acquista un’apparecchiatura tecnologica destinata a essere utilizzata per diversi anni, il pagamento costituisce un’uscita finanziaria, mentre il costo economico del bene, se classificato come immobilizzazione ammortizzabile, viene distribuito lungo la sua vita utile attraverso le quote di ammortamento.

In questo modo è possibile distinguere l’investimento iniziale dal costo attribuibile ai singoli esercizi, ottenendo una rappresentazione più completa dell’utilizzo delle risorse.

La Riforma 1.15 della Missione 1 del PNRR (c.d. Riforma Accrual) punta a introdurre un sistema unico di contabilità economico-patrimoniale per le pubbliche amministrazioni italiane, basato su principi contabili comuni, gli Italian Accounting Standards (ITAS), ispirati agli standard internazionali IPSAS.

Il sistema comprende un quadro concettuale di riferimento, standard per la rilevazione delle diverse operazioni e un piano dei conti multidimensionale.

L’obiettivo è rendere le informazioni contabili più omogenee, trasparenti e confrontabili, facilitando la valutazione della situazione economica e patrimoniale delle amministrazioni e fornendo una base informativa più solida per le decisioni gestionali.

Il percorso di attuazione della Riforma Accrual è graduale. Dopo l’avvio della fase pilota riferita all’esercizio 2025, il decreto-legge 107/2026, convertito dalla legge 152/2026, ha disciplinato la sperimentazione a partire dal 2026 e previsto l’adozione del nuovo sistema Accrual, per le amministrazioni interessate, entro l’esercizio finanziario 2030.

Riforma Accrual: cosa cambia per le aziende sanitarie

Nel caso della sanità, è necessaria una precisazione: le aziende sanitarie e ospedaliere pubbliche utilizzano già da tempo la contabilità economico-patrimoniale, disciplinata, tra l’altro, dal decreto legislativo 118/2011. La Riforma Accrual non rappresenta quindi il passaggio da una contabilità esclusivamente finanziaria a una basata sui costi economici. Introduce, piuttosto, un nuovo livello di armonizzazione, attraverso principi e criteri comuni all’intero settore pubblico.

Per il Servizio Sanitario Nazionale, l’applicazione delle nuove regole dovrà inoltre tenere conto delle specificità del comparto. La normativa del 2026 prevede, infatti, un percorso coordinato tra Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero della Salute e Regioni.

Le ricadute della Riforma Accrual per la sanità riguardano diversi aspetti. Tra questi:

  • la classificazione delle attività materiali e immateriali;
  • la rappresentazione dei costi;
  • la valutazione del patrimonio;
  • il raccordo tra i sistemi contabili esistenti e i nuovi standard.

Un elemento significativo è il previsto confronto tra valori preventivi e consuntivi nei bilanci delle amministrazioni che già adottano la contabilità economico-patrimoniale anche a fini autorizzatori. Questo raffronto può contribuire a rendere più leggibili gli scostamenti tra risorse programmate e risultati economici della gestione.

La Riforma Accrual richiede, inoltre, un adeguamento dei sistemi informativi e gestionali, degli inventari e delle competenze del personale amministrativo. Non si tratta, quindi, soltanto di aggiornare le procedure contabili, ma di intervenire anche sull’organizzazione e sulla qualità delle informazioni disponibili.

Innovazione digitale in sanità: dall’investimento iniziale al costo complessivo

Uno degli aspetti più interessanti della Riforma Accrual applicata alla sanità riguarda la rappresentazione economica degli investimenti in innovazione. La digitalizzazione sanitaria comporta, infatti, una combinazione di costi differenti: acquisizione di tecnologie, sviluppo di software, servizi cloud, integrazione delle piattaforme, manutenzione, cybersecurity, formazione e gestione operativa.

In molti casi, la spesa iniziale rappresenta soltanto una parte del costo complessivo dell’innovazione.

Si pensi, ad esempio, a un progetto di telemedicina. Oltre all’acquisto dei dispositivi e della piattaforma tecnologica, occorre considerare i canoni dei servizi digitali, la connettività, l’assistenza tecnica, la sicurezza informatica, l’aggiornamento dei sistemi e le risorse professionali necessarie per erogare il servizio. La contabilità per competenza economica consente di attribuire i costi agli esercizi nei quali vengono sostenuti economicamente e, quando ne ricorrono i presupposti, di rappresentare come immobilizzazioni gli investimenti destinati a produrre utilità per più anni.

È particolarmente importante la distinzione tra le diverse componenti tecnologiche. Un software acquisito o sviluppato può, a determinate condizioni, essere riconosciuto come immobilizzazione immateriale, mentre i canoni per l’utilizzo di servizi cloud o software in abbonamento costituiscono generalmente costi per servizi, salvo specifiche caratteristiche contrattuali.

I principi ITAS, tra cui lo standard ITAS 5 dedicato alle immobilizzazioni immateriali, contribuiscono a definire un quadro comune per queste valutazioni.

Per le aziende sanitarie, una maggiore omogeneità dei criteri contabili può favorire una rappresentazione più coerente degli investimenti digitali, distinguendo le risorse impiegate per realizzare un’infrastruttura dai costi necessari per mantenerla operativa.

Queste informazioni sono fondamentali anche per valutare la sostenibilità economica dei progetti dopo la conclusione dei finanziamenti straordinari. Una piattaforma realizzata con risorse del PNRR, ad esempio, continuerà a generare costi di esercizio negli anni successivi. Conoscere e programmare questi costi significa evitare che un investimento tecnologicamente riuscito si trasformi in un servizio difficile da mantenere nel tempo.

Come cambia la rendicontazione economica dei progetti digitali

La Riforma Accrual applicata alla sanità può incidere anche sulle modalità con cui vengono rappresentati e analizzati i costi dei progetti di innovazione sanitaria.

L’utilizzo di principi comuni facilita infatti la confrontabilità delle informazioni economiche e patrimoniali, rendendo più agevole distinguere gli investimenti dalle spese correnti e analizzare la distribuzione dei costi nel tempo. La disponibilità di dati contabili omogenei può inoltre rappresentare una base importante per sviluppare sistemi più evoluti di controllo di gestione e di rendicontazione per progetto.

Per esempio, nella digitalizzazione di un ospedale diventa utile ricostruire non soltanto quanto è stato speso per l’acquisto delle tecnologie, ma anche quali costi siano stati sostenuti per l’integrazione dei sistemi, quali componenti producano effetti su più esercizi e quali risorse siano necessarie per il funzionamento ordinario.

L’obiettivo gestionale è arrivare a conoscere il costo effettivo di un progetto lungo il suo ciclo di vita, superando una valutazione concentrata esclusivamente sull’importo dell’investimento iniziale.

Occorre però distinguere la contabilità generale dalla contabilità analitica. L’adozione degli standard Accrual non determina automaticamente la possibilità di attribuire tutti i costi a singoli progetti, servizi o pazienti. Per ottenere questo risultato, servono strumenti di controllo di gestione, criteri di imputazione dei costi e sistemi informativi capaci di integrare dati economici e operativi.

Un’ulteriore distinzione riguarda la rendicontazione dei finanziamenti PNRR. Le regole Accrual non sostituiscono gli obblighi specifici relativi all’ammissibilità delle spese, alla tracciabilità dei finanziamenti e alla verifica di milestone e target, che continuano a seguire la disciplina dei singoli programmi.

Le due dimensioni sono complementari: la rendicontazione del finanziamento documenta il rispetto delle condizioni previste per l’utilizzo delle risorse; la contabilità economico-patrimoniale rappresenta gli effetti economici e patrimoniali delle operazioni. Insieme, possono offrire una lettura più completa dell’investimento.

Dalla valutazione dei costi alla misurazione del valore generato

La disponibilità di informazioni economiche più omogenee apre anche opportunità per migliorare la valutazione degli interventi di innovazione.

In sanità, tuttavia, il costo di un progetto non è sufficiente a determinarne il valore.

Una piattaforma di monitoraggio remoto dei pazienti cronici, per esempio, potrebbe comportare maggiori costi tecnologici e organizzativi, ma contribuire a ridurre gli accessi impropri in pronto soccorso, prevenire ricoveri evitabili o migliorare la continuità assistenziale. Analogamente, un sistema di intelligenza artificiale a supporto della diagnostica potrebbe richiedere investimenti iniziali e costi ricorrenti, producendo benefici in termini di tempi di refertazione, produttività e appropriatezza clinica.

Per valutare queste innovazioni, è necessario affiancare ai dati economici indicatori relativi alla qualità delle cure, agli esiti clinici, alla sicurezza dei pazienti e all’efficienza dei processi.

È qui che la Riforma Accrual può incontrare gli approcci della Value-Based Healthcare, che orientano la valutazione dei servizi sanitari verso il valore prodotto per i pazienti in rapporto alle risorse utilizzate.

La contabilità effettuata attraverso i principi della Riforma Accrual non misura direttamente gli esiti clinici e non introduce, da sola, un sistema di valutazione delle performance sanitarie. Può però migliorare la qualità e la confrontabilità della componente economica necessaria per queste analisi.

Integrando i dati contabili con quelli clinici e organizzativi, diventa possibile sviluppare valutazioni più articolate: costo per paziente assistito, costo per percorso di cura, risorse assorbite dai diversi modelli organizzativi, benefici economici associati alla riduzione delle ospedalizzazioni o delle liste di attesa.

In questo modo, la valutazione può spostarsi progressivamente dalla semplice verifica della spesa sostenuta all’analisi del rapporto tra risorse impiegate e risultati ottenuti.

La sfida dei dati e dell’integrazione dei sistemi informativi

Perché queste opportunità si traducano in risultati concreti, è necessario affrontare un problema strutturale delle organizzazioni sanitarie: la frammentazione dei sistemi informativi.

Le informazioni contabili, i dati relativi agli acquisti, gli inventari tecnologici, gli indicatori di attività e i dati clinici sono spesso gestiti da applicazioni e strutture organizzative differenti. La Riforma Accrual richiede già sul piano normativo interventi di adeguamento dei sistemi gestionali, anche per garantirne l’interoperabilità con le banche dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Per il settore sanitario, questo percorso potrebbe rappresentare un’occasione per rafforzare ulteriormente l’integrazione tra i sistemi amministrativi e quelli utilizzati per la programmazione e il controllo delle attività. L’obiettivo non è necessariamente concentrare tutte le informazioni in un unico applicativo, ma costruire un sistema nel quale dati differenti possano essere collegati in maniera affidabile, mantenendo le necessarie garanzie di sicurezza e riservatezza.

Diventa altrettanto importante sviluppare competenze capaci di interpretare congiuntamente gli aspetti economici, tecnologici e organizzativi dei progetti.

La misurazione del valore dell’innovazione in sanità richiede, infatti, il coinvolgimento non soltanto delle direzioni amministrative, ma anche delle direzioni sanitarie, dei responsabili ICT, dei professionisti clinici e delle strutture dedicate alla valutazione delle tecnologie.

La Riforma Accrual come leva per la sostenibilità dell’innovazione sanitaria

Il principale contributo che la Riforma Accrual può offrire alla trasformazione digitale della sanità non consiste quindi nell’introduzione di nuovi finanziamenti o di specifici incentivi agli investimenti tecnologici. Il suo valore potenziale è soprattutto informativo e gestionale: creare condizioni più favorevoli per conoscere i costi, rappresentarli in modo coerente e utilizzarli nelle decisioni di investimento.

Una maggiore trasparenza economica può aiutare le aziende sanitarie a programmare gli interventi, confrontare alternative tecnologiche e valutare la sostenibilità dei servizi digitali nel medio e lungo periodo.

Ma per trasformare queste informazioni in decisioni migliori sarà necessario completare il percorso contabile con strumenti di misurazione delle performance, metodologie di valutazione delle tecnologie sanitarie e indicatori capaci di rappresentare i risultati ottenuti per i cittadini.

La vera opportunità è, quindi, collegare tre dimensioni che troppo spesso rimangono separate: quanto costa un’innovazione, come modifica i processi assistenziali e quale valore produce per i pazienti.

È da questa integrazione, più che dal solo cambiamento delle regole contabili, che può nascere un modello di gestione dell’innovazione sanitaria più consapevole, misurabile e sostenibile.

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