Il modello One Health sta diventando sempre più un approccio centrale per una Sanità sostenibile e globale.
Grazie ad una vision olistica della salute umana, animale e ambientale, è possibile affrontare in modo integrato le emergenze sanitarie, le malattie infettive e le crisi ambientali.
In questo contesto, peraltro, l’adozione delle tecnologie digitali si rivela determinante, abilitando una risposta più rapida, precisa ed efficace alle sfide globali.
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Cos’è l’approccio One Health
L’approccio One Health rappresenta un cambio di paradigma fondamentale nel modo di concepire la salute globale, unendo in un sistema integrato e complesso la salute umana, quella animale e quella ambientale.
In questo modello, la Salute non è vista più come la somma di compartimenti separati, ma come un intero ecosistema in cui ogni componente interagisce con le altre.
In altre parole, One Health implica che la salute di una specie o di un elemento non può essere separata dalla salute delle altre specie e dall’ambiente che le ospita.
“Il paradigma One Health richiede un passaggio dal pensiero lineare (medicalizzazione della salute) ad un approccio olistico, sistemico e transdisciplinare che necessita del contributo di un’ampia gamma di discipline scientifiche, della comunità e dei suoi rappresentanti. In tal modo, sarà possibile gestire emergenze sociali complesse come quelle generate da fenomeni epidemici e pandemici” – ha spiegato al proposito Alessandra Scagliarini – Professoressa ordinaria Dipartimento di Medicina Specialistica, Diagnostica e Sperimentale Alma Mater Studiorum Università di Bologna – nell’approfondimento di HealthTech360 “One Health: come rendere operativo il concetto di Salute Unica”.
Questa visione sistemica è diventata centrale alla luce delle nuove sfide sanitarie globali. Epidemie zoonotiche, cambiamenti climatici e la crisi della biodiversità ci hanno insegnato che le risposte alla salute devono essere integrate, flessibili e capaci di affrontare le interconnessioni tra tutti questi fattori. La pandemia di COVID-19 è stato un chiaro esempio dell’urgenza di affrontare la Salute da un approccio globale e interconnesso. Non più solo emergenze isolate, ma sfide sanitarie che richiedono la cooperazione tra scienziati, governi e cittadini, che possano tracciare, monitorare e controllare la Salute in tutte le sue sfaccettature.
Le origini e l’evoluzione del concetto One Health
Le origini del concetto di One Health risalgono agli inizi del XX secolo, quando i medici e i veterinari hanno cominciato a riconoscere che molte malattie infettive erano comuni a uomini e animali. Tuttavia, è stato solo negli anni ’90 che il termine ha acquisito un significato concreto a livello scientifico e sanitario, con la creazione di gruppi di lavoro a livello internazionale come quelli promossi da OMS, FAO e OIE. Da quel momento, l’idea si è diffusa progressivamente, passando da una riflessione puramente accademica a un movimento globale che ha influenzato le politiche sanitarie internazionali.
Negli anni successivi, l’evoluzione del concetto ha visto l’integrazione di diverse discipline: scienze ambientali, biologia, medicina veterinaria e medicina umana.
Il progresso della ricerca, combinato con la crescente preoccupazione per le malattie emergenti, ha portato a un rafforzamento di questa visione sistemica. Eventi come la SARS, l’Ebola e, infine, la pandemia di COVID-19, hanno portato alla ribalta l’importanza della One Health, dimostrando quanto siano interconnessi i vari settori della Salute.
L’importanza della One Health per la Salute di tutti
Oggi One Health è riconosciuto come un approccio fondamentale per gestire le emergenze sanitarie globali. La sua applicazione concreta permette di trattare le malattie non solo a livello di individui, ma come fenomeni che attraversano più specie e sistemi. Le malattie zoonotiche, per esempio, sono responsabili di circa il 60% delle malattie infettive emergenti, e il loro impatto è tanto maggiore quanto più si ignorano le relazioni ecologiche tra animali, esseri umani e ambiente.
In un contesto di salute globale interconnessa, è essenziale un monitoraggio integrato che consideri la salute della fauna, la qualità ambientale e la salute pubblica. Questo approccio consente di affrontare le sfide in modo efficace, prevenendo le malattie e migliorando le risposte in situazioni di crisi.
Le politiche sanitarie che abbracciano il paradigma One Health migliorano la gestione delle malattie e, contemporaneamente, favoriscono lo sviluppo di politiche ambientali, agricole e sanitarie più sostenibili e inclusive.
I 3 pilastri della One Health: salute umana, animale e ambientale
L’approccio One Health si fonda su 3 pilastri fondamentali che devono essere trattati in modo interdipendente per garantire il benessere globale:
- salute umana;
- salute animale;
- ambiente.

Un singolo pilastro senza l’altro non sarebbe sufficiente per affrontare le sfide moderne, e la cooperazione tra i settori è la chiave per il successo del modello.
La salute umana nel contesto One Health: prevenzione e benessere
Nel modello One Health, la salute umana non è solo la cura delle malattie, ma la promozione di stili di vita sani e l’adozione di politiche preventive. Le azioni di prevenzione, come la vaccinazione, la riduzione dei fattori di rischio e la promozione della salute mentale, sono alla base di una strategia sanitaria che lavora in sinergia con la salute animale e quella ambientale. La gestione della salute non riguarda solo la medicina curativa, ma anche un vasto intervento educativo e sociale che si allinea a politiche che promuovano il benessere a lungo termine.
Uno degli obiettivi principali di One Health nella salute umana è prevenire malattie trasmissibili come le zoonosi. La gestione e la sorveglianza delle malattie animali sono dunque essenziali per ridurre i rischi per la popolazione umana, migliorando la resilienza delle società a nuove minacce.
Il ruolo della salute animale: zoonosi e allevamenti sostenibili
La salute animale è un pilastro fondamentale della One Health, soprattutto in relazione alle malattie zoonotiche, che costituiscono una seria minaccia per l’uomo. La gestione della salute animale, con un’attenzione particolare alla prevenzione delle malattie e alla creazione di ambienti sani per gli animali, è essenziale. L’adozione di metodi di allevamento sostenibili, ad esempio, aiuta a ridurre la diffusione di malattie tra gli animali, prevenendo così la trasmissione a esseri umani.
Gli allevamenti sostenibili, infatti, migliorano il benessere animale e minimizzano l’impatto ambientale, garantendo la sicurezza alimentare.
La ricerca scientifica, in questo caso, ha il compito di sviluppare pratiche che rispettino l’equilibrio ecologico, riducendo l’uso di antibiotici e altre sostanze chimiche che potrebbero finire nella catena alimentare.
L’ambiente come fondamento della salute globale: inquinamento e biodiversità
La salute dell’ambiente è un altro aspetto fondamentale della One Health. La perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi hanno un impatto diretto sulla salute umana e animale. L’inquinamento atmosferico, l’acqua contaminata e la deforestazione sono tutti fattori che contribuiscono alla diffusione di malattie e alla riduzione della qualità della vita.
Per contrastare questi fenomeni, è essenziale adottare politiche di protezione ambientale che riducano le emissioni di gas serra, promuovano la sostenibilità agricola e favoriscano la conservazione delle risorse naturali. La tutela degli ecosistemi, infatti, è alla base della capacità di tutti gli esseri viventi di prosperare in un ambiente sano.
One Health in pratica: esempi e applicazioni concrete
L’approccio One Health è stato applicato con successo in vari settori, portando a soluzioni concrete per affrontare le emergenze sanitarie globali. Tra questi, a titolo di esempio:
- gestione delle epidemie;
- controllo delle malattie zoonoticheì;
- adozione di pratiche agricole sostenibili.
Come la One Health affronta pandemie e malattie infettive emergenti
L’esperienza della pandemia di COVID-19 ha messo in evidenza la vulnerabilità della salute umana agli agenti patogeni che originano nell’ambito animale e che possono diffondersi rapidamente. Il concetto di One Health ha permesso di integrare le risposte sanitarie globali, utilizzando dati provenienti da diversi settori per monitorare, analizzare e rispondere in tempo reale all’evolversi della pandemia.
Il modello di sorveglianza sanitaria globale ha visto l’integrazione di dati umani, animali e ambientali, favorendo il controllo delle malattie in modo coordinato e tempestivo.
L’applicazione della One Health nella lotta alla resistenza agli antibiotici
Il problema della resistenza agli antibiotici è una delle sfide più gravi per la salute globale. L’approccio One Health ha permesso di agire su più fronti:
- prevenire l’abuso di antibiotici in medicina umana e veterinaria;
- migliorare la gestione degli allevamenti;
- promuovere alternative terapeutiche.
Attraverso politiche sanitarie integrate, si è riusciti a monitorare e ridurre l’uso di antibiotici, limitando la crescita di batteri resistenti.
One Health: il ruolo strategico del Digitale come fattore abilitante
La stretta interdipendenza e sinergia tra Digitale e Salute implica una riflessione profonda su governance, etica, accesso e utilizzo delle tecnologie.
Non a caso, il Digitale gioca un ruolo cruciale nell’implementazione del modello One Health: le tecnologie emergenti, infatti, consentono di raccogliere, analizzare e gestire grandi quantità di dati provenienti da diversi ambiti: umano, animale e ambientale.
L’utilizzo di Big Data, Intelligenza Artificiale e sistemi di sorveglianza sanitaria contribuiscono a costruire un ecosistema informativo globale che permette di anticipare e rispondere rapidamente alle crisi sanitarie.
L’utilizzo dei Big Data nella sorveglianza sanitaria globale
I dati possono salvarci la vita: i Big Data, infatti,sono uno strumento essenziale sia per le cure che per monitorare e prevenire la diffusione di malattie.
L’analisi dei dati provenienti da ospedali, cliniche veterinarie, agenzie ambientali e istituzioni di ricerca permette di ottenere una visione globale della salute pubblica. Attraverso l’elaborazione e l’analisi di enormi quantità di dati, è possibile tracciare le malattie in tempo reale, identificare i fattori di rischio e attuare misure di prevenzione in modo tempestivo.
In particolare, le tecnologie di machine learning e analisi predittiva permettono di identificare pattern e tendenze, aiutando a prevedere focolai epidemici o l’evoluzione della diffusione di malattie.
L’integrazione di dati ambientali e sanitari è essenziale per comprendere le cause che portano all’insorgere di malattie infettive, come i cambiamenti climatici o l’inquinamento.
Il ruolo chiave dell’Intelligenza Artificiale
“Una visione globale per il futuro della Salute. Solo così la tecnologia e le sue nuove applicazioni sperimentali potranno aiutarci davvero in direzione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile da raggiungere entro il 2030” – ha spiegato Fidelia Cascini – Ricercatrice e Docente di Igiene e Sanità Pubblica, Università Cattolica Sacro Cuore – Digital Health expert, DGSISS Ministero della Salute – nell’approfondimento di HealthTech360 “L’Intelligenza Artificiale motore della One Health per lo Sviluppo Sostenibile”.
L’Intelligenza Artificiale, infatti,rappresenta uno degli sviluppi tecnologici più promettenti nel contesto della One Health. L’AI può essere utilizzata per analizzare i dati provenienti da diverse fonti, identificare segnali di allarme precoci e suggerire azioni preventive.
I sistemi di AI possono prevedere i focolai di malattie infettive, monitorare i movimenti di animali selvatici e domestici, e ottimizzare le politiche di prevenzione a livello globale.
Inoltre, l’Intelligenza Artificiale viene utilizzata per migliorare le strategie di trattamento e diagnosi. Sistemi di diagnosi automatizzati, basati su AI, possono analizzare campioni biologici o immagini mediche per identificare malattie con alta precisione, anche in contesti a basse risorse, favorendo un accesso più equo e sostenibile all’assistenza sanitaria.
Telemedicina e monitoraggio ambientale remoto
La Telemedicina è diventata una risorsa fondamentale nel modello One Health, soprattutto per la gestione di malattie in zone remote o per il monitoraggio di animali a distanza.
Attraverso dispositivi e sensori IoT, infatti, è possibile monitorare in tempo reale le condizioni di salute di animali e persone, intervenendo tempestivamente in caso di necessità.
“La Telemedicina è una grande opportunità che può aumentare il livello di esigibilità del diritto alla salute dei cittadini, la sostenibilità e l’innovazione della Sanità” – ha spiegato al proposito Tonino Aceti – Presidente di Salutequità – nell’approfondimento di HealthTech360 “Telemedicina elemento abilitante per l’equità di accesso alle cure”.
Inoltre, le piattaforme digitali di monitoraggio ambientale, che utilizzano sensori per rilevare il livello di inquinamento, la qualità dell’acqua e altri parametri ecologici, sono essenziali per ottenere un quadro completo e tempestivo delle condizioni ambientali. Questo tipo di monitoraggio aiuta a prevenire la diffusione di malattie, come quelle respiratorie causate dall’inquinamento atmosferico.
One Health digitale in Italia: esempi, esperienze, ospedali e reti di ricerca
La One Health entra nella sanità italiana dalla porta meno retorica e più difficile: l’integrazione dei dati. Clima, antibiotico-resistenza, zoonosi, vettori, alimenti, ambiente urbano e fragilità cliniche stanno producendo rischi che non si fermano ai confini amministrativi tra ospedale, territorio, veterinaria, laboratorio e protezione ambientale. Per il sistema sanitario, il salto consiste nel trasformare questa interdipendenza in sorveglianza, prevenzione e decisioni operative.
Nell’ultimo biennio, il tema della One Health ha assunto una forma più concreta anche nel nostro Paese: piattaforme interoperabili, epidemiologia digitale, diagnostica rapida, modelli predittivi e reti di ricerca capaci di far dialogare dati sanitari, ambientali, veterinari e climatici.
Perché la One Health digitale riguarda già ospedali e SSN
Le ragioni stanno nei numeri recenti. Il rapporto Efsa-Ecdc “The European Union One Health 2024 Zoonoses Report”, pubblicato nel dicembre 2025 sui dati 2024, registra nell’Ue 168.396 casi di campilobatteriosi, 79.703 di salmonellosi, 11.738 infezioni da Escherichia coli produttore di tossina Shiga e 3.041 casi invasivi confermati di listeriosi. I focolai alimentari segnalati sono saliti a 6.558, con un aumento del 14,5% rispetto al 2023.
Sul fronte dell’antibiotico-resistenza, l’Ecdc ha raccolto nel 2025 i dati 2024 di tutti i Paesi Ue/See attraverso la rete Ears-Net.
In Italia, l’Iss segnala dal rapporto OsMed-Aifa “L’uso degli antibiotici in Italia – 2024”, pubblicato nell’aprile 2026, un consumo di antibiotici sistemici pari a 21,6 DDD per 1.000 abitanti die, in calo del 3,3% sul 2023, ma con un rapporto tra molecole ad ampio e ristretto spettro di 12,3 contro una media europea di 4,6.
Anche clima e vettori stanno cambiando il lavoro della prevenzione. La scheda Italia del Lancet Countdown 2025 stima per il 2024 una perdita di 364 milioni di ore potenziali di lavoro dovuta all’esposizione al calore, pari a 15 ore per persona.
La piattaforma Snps-Snpa è il laboratorio nazionale
Un caso direttamente collegato a digitale e One Health in Italia è la piattaforma nazionale Snps-Snpa prevista dal Piano nazionale complementare al Pnrr. Il Ministero della Salute lega l’investimento “Salute, ambiente, biodiversità e clima” all’istituzione del Sistema nazionale prevenzione salute dai rischi ambientali e climatici, in linea con One Health e Planetary Health.
Nel Programma triennale “Salute, ambiente, biodiversità e clima”, adottato nel gennaio 2026, la piattaforma viene descritta come una rete digitale Snps-Snpa con finalità predittive, fondata su dati sanitari individuali e aggregati e determinanti ambientali e climatici. Il documento prevede l’integrazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico, strumenti di analisi, diffusione di dati pubblici e un cronoprogramma che punta ad avere, entro fine 2026, almeno il 50% della rete dati Snps-Snpa attivata su almeno dieci anni retrospettivi.
È qui che la One Health smette di essere soltanto coordinamento istituzionale. La piattaforma serve ad acquisire, elaborare, integrare e interpretare dati di monitoraggio, sorveglianza e modellistica. La difficoltà indicata dallo stesso Programma è tecnica e giuridica: interoperabilità, accessibilità, protezione dei dati personali e sanitari, capacità di collegare banche dati anagrafiche, cliniche e ambientali a fini epidemiologici.
Le esperienze italiane: più reti di ricerca che singoli ospedali
Negli ospedali italiani non emerge ancora una mappa comparabile di programmi One Health digitali end-to-end, dichiarati e misurabili come tali. Le esperienze più solide sono reti di ricerca, sorveglianza e diagnostica che coinvolgono IRCSS, università, strutture pubbliche e soggetti privati.
Tra le principali vi è INF-ACT, partenariato esteso PNRR “One Health Basic and Translational Research Actions Addressing Unmet Needs on Emerging Infectious Diseases”, coordinato dall’Università di Pavia.
Il programma lavora su virus, batteri resistenti agli antibiotici, insetti vettori e serbatoi animali, con attività di sorveglianza, previsione, diagnostica e ricerca terapeutica.
Tra i soggetti collegati risultano realtà riconoscibili della sanità e della ricerca italiana, tra cui Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, Università Vita-Salute San Raffaele, Humanitas University, Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico, Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri IRCCS, IRCCS Sacro Cuore Don Calabria e Ismett.
Nel caso del Campus Bio-Medico, la linea INF-ACT è esplicitamente legata allo sviluppo di metodi per diagnosi rapida e sorveglianza dei microrganismi multiresistenti in esseri umani, animali, agricoltura e ambiente, oltre a tecnologie e piattaforme multigeniche a supporto della diagnostica e dell’antimicrobial stewardship. È una delle esperienze più vicine al punto d’incontro tra ospedale, laboratorio, digitale e One Health.
Il Bambino Gesù compare anche tra i progetti PNRR censiti da OpenPnrr con INF-ACT. Qui l’interesse non è la singola applicazione clinica, ma la partecipazione di un grande ospedale pediatrico IRCCS a una rete nazionale sulle malattie infettive emergenti. È una forma di One Health indiretta, ma rilevante: porta competenze ospedaliere pediatriche dentro un’infrastruttura di sorveglianza e ricerca più ampia.
One Health applicata in Lombardia e Veneto
La Dengue in Lombardia offre un esempio molto concreto di One Health applicata. Lo studio “The 2023 dengue outbreak in Lombardy, Italy: A one-health perspective”, pubblicato nel 2025 su Travel Medicine and Infectious Disease e indicizzato da PubMed, ha ricostruito il focolaio autoctono del 2023 integrando indagine epidemiologica, screening sierologico, diagnosi virologica, sorveglianza entomologica e modellistica. La versione preprint riporta 416 persone coinvolte nello screening, 20 casi identificati, 24 casi sintomatici diagnosticati tramite pronto soccorso locale, un caso intercettato attraverso lo screening delle donazioni di sangue, R0 stimato a 1,31 e il 90% della trasmissione entro 500 metri.
Il West Nile virus mostra un altro fronte. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie ha documentato, nel 2025, uno studio su Veneto 2022-2023 pubblicato su Pathogens, basato su sorveglianza entomologica, veterinaria e umana per West Nile e Usutu virus, in collaborazione con Regione Veneto e Università di Padova. Il valore operativo sta nell’allerta precoce: quando il segnale arriva da zanzare, uccelli, cavalli, laboratori o casi umani, il sistema può attivare misure su sangue, trapianti, disinfestazione, clinica e comunicazione pubblica.
Antibiotico-resistenza: l’approccio One Health per le infezioni ospedaliere
L’antibiotico-resistenza è uno degli ambiti in cui ospedali e One Health si incontrano con maggiore urgenza ed efficacia.
Il progetto EU-JAMRAI 2, avviato nel gennaio 2024 e della durata di quattro anni, ha l’obiettivo di contrastare l’antimicrobico-resistenza e migliorare la prevenzione delle infezioni nei Paesi membri e associati attraverso un approccio One Health. L’Iss lo collega allo sviluppo e all’attuazione dei piani nazionali, al rafforzamento dei sistemi sanitari, alle buone pratiche e alla formazione del personale.
Per ospedali pubblici e privati, la conseguenza è concreta: stewardship antibiotica, infection prevention and control, microbiologia, dati di laboratorio, sorveglianza dei consumi e flussi regionali devono essere letti insieme ai determinanti esterni alla corsia. Altrimenti, il dato ospedaliero fotografa l’ultima tappa del problema, senza intercettarne pressioni e dinamiche a monte.
Cosa manca ancora alla One Health digitale italiana
Il limite principale della One Health nel nostro Paese non è l’assenza di esperienze. È la loro frammentazione. L’Italia, infatti, dispone di reti di eccellenza su ricerca infettivologica, sorveglianza arbovirale, antibiotico-resistenza, salute ambiente-clima, telemedicina e dati sanitari.
Il passaggio successivo richiede metriche comuni, regole di accesso ai dati, governance stabile e capacità di usare modelli predittivi senza perdere tracciabilità, qualità e proporzionalità.
L’Ecdc One Health Framework indica proprio interoperabilità, coordinamento, dati, evidenze e conoscenza come condizioni per rendere operativa la One Health.
In Italia, come visto, questa traiettoria è già in parte visibile: la piattaforma Snps-Snpa, l’Ecosistema dati sanitari, INF-ACT, la sorveglianza integrata West Nile e gli studi su Dengue mostrano che il digitale è già dentro il modello One Health.
La vera sfida sarà portare questo approccio fuori dai progetti, dentro la routine di prevenzione, laboratorio, ospedale e territorio.






