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Sanità digitale: le sfide da vincere per garantirne una reale accessibilità



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Per un sistema sanitario realmente accessibile, occorre investire in tecnologie in grado di raggiungere anche i territori più isolati e garantire una formazione continua al personale coinvolto nello sviluppo di soluzioni digitali per la Sanità

Pubblicato il 15 apr 2026

Jacopo Deyla

Chief Accessibility Officer – Accessiway



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In un Paese in cui il numero dei decessi supera di gran lunga quello delle nascite, con un divario di oltre 280mila unità, e circa un quarto della popolazione ha almeno 65 anni (4 milioni di italiani ne hanno oltre 80), la necessità di avere un sistema sanitario efficiente, sia offline che online, diventa sempre più impellente.

La situazione, fotografata dal più recente report Istat, non lascia scampo alle evidenti urgenze in capo a chi si occupa di sanità digitale, un settore non esente da profonde lacune in termini di accessibilità e barriere di accesso.

Tra i nodi principali vi sono quelli relativi al Fascicolo Sanitario Elettronico, che sin dalle primissime fasi di interazione mostra difficoltà di accesso al portale con SPID e CIE, interfacce complesse, un linguaggio burocratico poco comprensibile e un’esperienza utente generalmente poco navigabile da persone con mobilità e funzioni cognitive ridotte.

Barriere digitali, frammentazione regionale e accessibilità

Le principali criticità che caratterizzano il sistema sanitario italiano sono: le barriere digitali già citate, una profonda frammentazione regionale, con soluzioni disomogenee e scarsa condivisione delle migliori pratiche, e il fatto che l’accessibilità non venga considerata un prerequisito vincolante nei processi di sviluppo di un software.

Le piattaforme, infatti, vengono spesso sviluppate e rilasciate anche con gravi errori intrinseci, proprio perché il tema dell’accessibilità non rientra nella “definition of done”, ma resta semplicemente un nice-to-have. Questo significa che prodotti, applicazioni e aggiornamenti vengono messi online correggendo gli errori a posteriori anziché prevenendo, poiché le società di sviluppo devono essere remunerate e la pubblicazione del sito diventa la prova formale del raggiungimento del risultato. Eppure, già dal 2004, esiste una normativa che impone standard tecnici obbligatori per l’accessibilità nella Pubblica Amministrazione, la Legge 4/2004.

L’origine del problema va ricercata nel processo e nella responsabilità del committente, quindi nella frammentazione delle modalità di lavoro, che solo raramente includono le persone direttamente interessate nella fase di progettazione e ancora meno in quella di test finale. Non si tratta soltanto di persone con disabilità certificate, ma anche di anziani e di utenti non nativi digitali, che necessitano di un supporto costante in ogni step del loro percorso online. Anziché condividere e contribuire, come fronte unito, alla creazione di un sistema sanitario digitale sempre più inclusivo, le Regioni operano spesso secondo logiche autonome, dando vita a un modello a due velocità, in cui la qualità dell’esperienza dipende dal territorio di appartenenza.

Questa situazione, oltre a rappresentare un ostacolo concreto per i cittadini, solleva anche un importante tema di costi, in mancanza di un sistema distribuito e coordinato nella standardizzazione dei processi.

Telemedicina e app sanitarie tra accessibilità e digital divide

In un sistema digitale che non tiene conto dell’accessibilità, ogni operazione può trasformarsi in un impedimento: prenotare una visita, consultare un referto, ottenere informazioni o svolgere semplici attività come scaricare un documento. Il risultato è che una parte significativa della popolazione resta esclusa, in un ecosistema ancora segnato da forti disomogeneità e non pienamente capace di valorizzare e diffondere le soluzioni più virtuose.

L’avvento della telemedicina e delle applicazioni sanitarie ha senza dubbio segnato un punto di svolta nell’accessibilità ai servizi, permettendo non solo a persone con disabilità, ma anche a chi vive in aree remote o con mobilità ridotta, di accedere a cure e consulti medici senza la necessità di spostamenti fisici. Un passo in avanti verso una sanità più equa e inclusiva, in cui la digitalizzazione promette anche maggiore efficienza e rapidità nella gestione degli aspetti più burocratici, come la prenotazione di una visita o la consultazione degli esami.

Nonostante il progresso, però, il digital divide rimane significativo, facendo sì che le persone avvezze all’utilizzo del web siano avvantaggiate rispetto a chi ha minore dimestichezza con le tecnologie, in particolare anziani, persone in condizioni di fragilità economica o residenti in aree rurali.

Le leve per una sanità digitale accessibile e sicura

Investire in tecnologie in grado di raggiungere anche i territori più isolati e garantire una formazione continua al personale coinvolto nello sviluppo di soluzioni digitali per la sanità rappresentano due leve fondamentali per impostare e nutrire un sistema sanitario realmente accessibile.

Si aggiunge a questo il tema della privacy: fornire soluzioni più accessibili aiuta anche a tutelare la sicurezza delle persone, rendendole totalmente autonome nella gestione della propria situazione sanitaria. La totale autonomia non è solo essenziale in sé, ma contribuisce anche a rafforzare la fiducia dei cittadini nel sistema.

La digitalizzazione del rapporto tra cittadino e Sanità rappresenta, dunque, una grande opportunità per tutti – aziende, Pubblica Amministrazione e operatori del settore – di superare le barriere del mondo fisico e contribuire a rendere la Salute sempre più un bene comune, un diritto reale e una possibilità concreta per tutti.

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