Intelligenza Artificiale

ChatGPT in Medicina: un aiuto o un pericolo?

Il futuro della Medicina sarà supportato o minacciato dall’Intelligenza Artificiale? Come cambierà il ruolo del Medico e del professionista sanitario con l’avvento dei sistemi di AI conversazionale? Quali i limiti e le insidie e quali, invece, i potenziali vantaggi?

Pubblicato il 08 Mar 2023

Marcello Ottaviani

Presidente SaluberMD

Se si prova a chiedere a ChatGPT quanto, se e come si ritenga in grado di aiutare i medici, la sua risposta è in qualche modo “disarmante”:
Sì, come assistente virtuale, posso essere d’aiuto ai medici in diversi modi”, dice il chatbot.

Esempi d’uso di ChatGPT in Medicina

Ma in che modo il chatbot pensa di poter essere d’aiuto al Medico?

“Ad esempio – scrive ChatGPT –  posso fornire informazioni generali:

  • sui sintomi
  • sulle condizioni mediche
  • sulle opzioni di trattamento per aiutare i medici a prendere decisioni informate.

Inoltre, posso aiutare a raccogliere e analizzare dati, come i risultati dei test, per aiutare i medici a monitorare lo stato di salute dei loro pazienti“.

Limiti e insidie nell’uso di ChatGPT

È lo stesso sistema di AI conversazionale a segnalare cosa NON può fare ChatGPT in Medicina e quali siano i pericoli e le minacce di un suo utilizzo poco consapevole:

“Tuttavia – scrive ChatGPT –  è importante ricordare che:

  • non posso sostituire il giudizio clinico di un medico professionista
  • ogni decisione medica deve essere presa dal medico sulla base di una valutazione completa della situazione clinica del paziente”.

ChatGPT in Medicina (e non solo): il dibattito è in corso

La risposta di ChatGPT si inserisce perfettamente nel dibattito in corso in queste settimane sul ruolo sempre più predominante di chatbot di intelligenza artificiale nella vita di tutti i giorni – ivi compreso l’uso di tali chatbot in Sanità – e di come questi avranno forti ripercussioni sulle nostre attività lavorative.

Così come tutte le professioni del mondo, dall’Ingegnere al Giornalista, anche il Medico non sarà escluso da questo dibattito e dovrà fare i conti con l’evoluzione naturale della propria professione.

Ma davvero ChatGPT potrà fare il Medico?

Non affronteremo in questa sede il tema etico e morale sulla possibilità dell’AI di diagnosticare malattie e redigere ricette per i pazienti, fermo restante un dato oggettivo: ChatGPT ha “superato l’esame di Medicina”, quindi – dal punto di vista delle semplici nozioni mediche (e non certo della professione di Medico, che è cosa ben diversa!) – non avrebbe molto da invidiare ad uno studente in Medicina che si appresta a sostenere l’esame di abilitazione professionale.

ChatGPT: un cambio di prospettiva per il Medico

Per quanto, quindi, possa sembrare curioso e a tratti “inquietante” che un’AI sia in grado di rispondere a domande e diagnosi mediche, dobbiamo comunque tenere conto che la Medicina si evolve attraverso le novità, facendo sue le scoperte e le invenzioni che caratterizzano ogni secolo.

Gli stessi medici sono passati – nel corso dei secoli – dall’essere in qualche modo stregoni e sciamanni, sino a guaritori, a seconda di come cambiava il contesto intorno a loro, dai progressi scientifici a quelli culturali.

È quindi corretto valutare l’avvento di questi software come un cambio di prospettiva in cui un nuovo strumento si aggiunge nel bagaglio professionale del Medico.

ChatGPT in Medicina: i potenziali vantaggi

La tecnologia chatbot può essere utilizzata in diversi ambiti medicali, per esempio nella ricerca di informazioni per le diagnosi, poiché fornisce ai medici un database sconfinato dal quale attingere, portando così potenzialmente a formulare prognosi più precise.

Inoltre, questi software analizzano una grande quantità di dati, aiutando così ad individuare tendenze e anomalie che possono consentire ai medici di prendere decisioni informate e di modulare la strategia di trattamento, non da ultimo, riducendo di parecchio il tempo per apprendere tali informazioni e permettendo loro di giungere in modo più informato e rapido al proprio giudizio.

Trattandosi, poi, di Intelligenza Artificiale, i chatbot non hanno barriere linguistiche e sono così utilizzabili da chiunque, in ogni parte del mondo.

ChatGPT non può fare il Medico, ma può essergli d’aiuto

I chatbot non devono essere concepiti come dei “sostituti” del giudizio clinico del Medico, ma nulla vieta che questi possano diventare “un’estensione” di questi ultimi.

Anche SaluberMD – di cui chi scrive è Presidente – si sta ponendo la sfida di come poter sfruttare queste potenzialità.

Quando la tecnologia diventa così pervasiva non bisogna rigettarla, ma capire come soggiogarla alle nostre necessità.

In un Paese in cui il sistema sanitario è sotto stress e le attese per una visita specialistica sono spesso lunghe, questi chatbot potrebbero potenzialmente rappresentare un alleato importante per raccogliere i sintomi dei pazienti, dare un primo (e solo ipotetico) giudizio clinico e sottoporlo al Medico, che in questa maniera avrebbe soltanto da “ripercorrere” i dati condivisi prima di giungere ad una sua conclusione e ottimizzare così il proprio tempo, assegnando le giuste priorità e stabilendo l’urgenza d’intervento.

ChatGPT in Medicina: serve un approccio costruttivo

Si badi bene: stiamo comunque facendo una generalizzazione.
Infatti, ogni caso clinico deve essere valutato singolarmente, ma è importante che l’approccio utilizzato dai medici sia costruttivo e non diffidente nei confronti di questa evoluzione.

La stessa diffidenza che oggi si ha nell’utilizzo di questi chatbot e – in particolare – di ChatGPT in Medicina – una decina di anni fa la trovavamo, per esempio, nella Telemedicina, vista come uno strumento che avrebbe potuto minare l’autorità del Medico e sminuire il suo rapporto con il paziente.
Una tendenza che, invece, non stiamo riscontrando, e anzi la possibilità di visite ibride che sfruttino televisite e visite in presenza si rivela una formula sempre più utilizzata, anche perché nel 92% dei casi delle visite da remoto – non vi è necessità di follow up in presenza.

Un freno all’ipocondria da Dottor Google

Aiutare le persone nella formazione e nel corretto utilizzo di queste nuove tecnologie e sistemi di intelligenza artificiale può limitare l‘utilizzo pericoloso che spesso esse compiono sui motori di ricerca (il fenomeno del “Dottor Google”), rischiando – in una sorta di “effetto ipocondria” – di autodiagnosticarsi malattie rarissime, solitamente non vere, o di sottostimare sintomi di malattie latenti o insorgenti.

È proprio in quest’ottica che i chatbot possono invece essere preziosi alleati, favorendo un flusso di lavoro più celere per i medici che, di conseguenza, porterebbe ad un miglioramento generale del proprio operato, con la non banale conseguenza di limitare l’errore umano da una parte e di aumentare la capacità di gestire un maggior numero di pazienti dall’altra, cosa molto gradita soprattutto in un momento in cui i medici sono una risorsa molto scarsa.

ChatGPT: un futuro migliore per la nostra salute?

I chatbot di oggi utilizzano un sistema di comunicazione che la gente è in grado di comprendere, perché adeguano il linguaggio utilizzando la medesima modalità adottata dall’utente.
Ad esempio, sono in grado di intendere parole gergali o improprie, ma chiare da un punto di vista logico, e rispondere al paziente riutilizzandole, facilitando così la sua comprensione.
Ciò potrebbe potenzialmente aiutare il paziente ad individuare tempestivamente l’insorgere di malattie e, magari, anche indurlo a confrontarsi subito con un Medico, approccio che – in sinergia con i tanti potenziali vantaggi fin qui analizzati – potrebbe regalargli una vita più sana e un futuro migliore per la propria salute.

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