Patient Centered Care

Sanità digitale e patient engagement: un connubio spesso dato per scontato

Sono le tecnologie che favoriscono il patient engagement o, al contrario, è il livello di engagement del paziente a predire il potenziale livello di successo di una proposta tecnologica? E come fare per aumentare proponibilità e impatto delle tecnologie digitali in Sanità?

Pubblicato il 04 Lug 2023

Guendalina Graffigna

Direttore EngageMinds HUB, Università Cattolica del Sacro Cuore, Cremona

La Medicina, oggi, si trova ad affrontare la necessità di un radicale cambiamento nelle pratiche di cura e trattamento delle patologie a causa dei mutamenti socio-demografici che vedono un aumento esponenziale della popolazione anziana e della prevalenza ed incidenza delle patologie.  Ciò comporta, inevitabilmente, un cambiamento radicale nella cultura organizzativa e nella concezione della figura del malato.

Per rispondere a tali mutamenti, vi è sempre più consenso internazionale verso l’adozione di approcci di medicina partecipativa finalizzati a promuovere il coinvolgimento attivo del paziente (patient engagement) nel percorso di cura.

Patient engagement: il ruolo delle tecnologie digitali

In questo scenario, le tecnologie digitali possono diventare un alleato fondamentale.
In ambito sanitario, infatti, l’innovazione tecnologica avanza a passi da gigante ed ogni anno il panorama si arricchisce di nuove strumentazioni per il miglioramento dell’assistenza alle persone.
Grazie all‘Intelligenza Artificiale, poi, nell’ultimo periodo si stanno esplorando ed ipotizzando scenari sempre più sfidanti per la Medicina, dalle funzionalità diagnostiche alla presa in carico personalizzata e proattiva, prolungata nel tempo.

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Tecnologie per la salute e patient engagement: gli ostacoli

Tuttavia, parlare di tecnologie per la salute apre ad un mondo variegato di soluzioni, diverse non solo nelle loro componenti tecnico-informatiche, ma anche nelle funzioni che rendono possibile. E nonostante sia ampiamente riconosciuto il valore di adottare le nuove tecnologie nei processi di assistenza e cura, alcuni ostacoli ancora sussistono e ne impediscono l’efficace implementazione.

Tra questi, si osserva una sostanziale assenza di linee guida condivise e di modelli teorici scientificamente validati alla base dello sviluppo e dell’implementazione di tecnologie per il patient engagement, cioè per garantire la partecipazione attiva e consapevole delle persone nei loro percorsi di cura.

Superare la frammentazione

Inoltre, gli interventi ad oggi disponibili agiscono spesso in modo frammentato sui diversi obiettivi di patient engagement (e.g. passare informazioni, motivare al cambiamento comportamentale, facilitare la comunicazione con gli operatori, mettere in connessione con altri pazienti…) e, solo in rari casi, in modo congiunto.

Solo sporadicamente, infatti, la tecnologia è costruita a partire dall’approfondita analisi dei bisogni e delle aspettative degli utenti e questo spesso ne comporta una scarsa efficacia e, soprattutto, una scarsa adesione delle persone alla proposta.
Inoltre, l’utente finale delle tecnologie è generalmente poco coinvolto nella loro progettazione.

Tecnologie per il patient engagement: una sfida dalle grandi potenzialità

In altri termini, nonostante il crescere di esperienze e strumenti digitali disponibili, oggi, parlare di tecnologie per il patient engagement costituisce ancora una sfida, seppur dalle grandi potenzialità.

Dal punto di vista psicologico, infatti, il processo di coinvolgimento del paziente è delicato, non lineare, fortemente influenzato non solo dal decorso clinico della malattia ma, anche, dalle specificità psico-sociali del contesto di vita della persona.

Solo avendo a mente un modello evolutivo del percorso di coinvolgimento delle persone nell’ambito della loro esperienza di assistenza e cura diventa possibile progettare e implementare interventi tecnologici efficaci ed efficienti.

Di contro, promuovere interventi tecnologici che non tengano conto delle aspettative, delle emozioni, delle preoccupazioni e dei bisogni psicosociali delle persone – che sappiamo essere mutevoli nelle diverse fasi del percorso socio-sanitario – può esitare in un fallimento annunciato.

La percezione delle tecnologie digitali nelle diverse fasi del patient journey

Ad esempio, l’impatto psicologico della diagnosi o dell’insorgenza di nuovi sintomi provoca una destabilizzazione emotiva nella persona che riferisce di sentirsi emotivamente bloccato e incapace di prendere qualsiasi decisione. In questa fase del patient journey la tecnologia rischia di essere vissuta come un fardello aggiuntivo a cui fare fronte e, quindi, potrebbe essere rifiutata.

Il contatto fisico con il curante, invece, è auspicato dal paziente, che si sente così più accolto e supportato. Con il maturare di una maggiore consapevolezza di sé e della malattia, al contrario, le tecnologie digitali possono essere percepite diversamente dai pazienti, iniziando ad essere vissute come un valido ausilio per avere accesso a informazioni e a contenuti educativi affidabili, capaci di aumentarne il proprio livello non solo di alfabetizzazione sulla malattia ma, anche, di senso del controllo e di autoefficacia.

Sono le tecnologie a favorire il patient engagement o viceversa?

Viene dunque da chiedersi se nasce prima l’uovo o la gallina, cioè:

sono le tecnologie che favoriscono il patient engagement o, al contrario, è il livello di engagement del paziente a predire il potenziale livello di successo di una proposta tecnologica?

Paradossalmente, dal punto di vista psicologico, chi scrive propende per la seconda ipotesi.

La visione evolutiva della “psicologia dell’engagement” prima tratteggiata, infatti, suggerisce come il valore della tecnologia digitale a supporto della presa in carico del paziente non sia unicamente funzione del suo portato tecnico-innovativo, bensì dipenda da come evolvono nel tempo le condizioni psico-sociali che permettono al paziente di legittimarsi in un ruolo proattivo.

Un percorso psicologico faticoso determina l’atteggiamento con cui il paziente si pone verso la tecnologia: quest’ultima vissuta come un ulteriore peso a cui far fronte quando il paziente è già troppo schiacciato dalla malattia e dal suo vissuto; tecnologia che diventa uno strumento abilitante e di crescita quando psicologicamente il paziente ha maturato una maggiore motivazione e senso di autoefficacia.

Aumentare il patient engagement? Non c’è una pillola magica

Come fare, dunque, per aumentare la proponibilità e l’impatto delle tecnologie digitali in Sanità?

Mettendo a tema, sin dalle fasi di progettazione, la mutevolezza della psicologia del patient engagement  e prevedendone il costante monitoraggio, valutando e misurando nel tempo le traiettorie psicologiche di engagement della persona, cioè dei suoi bisogni e delle sue aspettative.

Per diventare davvero protagoniste nel percorso sanitario, le tecnologie digitali possono essere personalizzate nelle loro caratteristiche e nelle funzionalità dedicate al paziente.

Perché l’engagement non è “tutto o nulla”, bensì – al contrario – esso muta.
E non troveremo mai (per fortuna!) la “pillola magica” per aumentare il patient engagement e, tantomeno, troveremo la tecnologia unica e risolutiva per raggiungere questo obiettivo.

La chiave, dunque, è porre la tecnologia nelle condizioni di farsi guidare evolutivamente dal journey di engagement psicologico del paziente, di ascoltare il paziente e di trasformarsi – come lui psicologicamente si trasforma – nel suo percorso di coinvolgimento sanitario.

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