Il sistema sanitario italiano si trova di fronte a un tornante strutturale decisivo. Con la scadenza della fase operativa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), fissata per dicembre 2026, l’intera architettura assistenziale del Paese si prepara a ridefinire le proprie priorità strategiche.
Questa transizione imminente genera un’ansia comprensibile tra gli operatori del settore, preoccupati per la futura sostenibilità economica e per la governance degli investimenti.
Uno spaccato profondo sulle direttrici di questa trasformazione, in cui la telemedicina non rappresenta un semplice strumento tecnologico di corredo, ma il perno attorno cui riorganizzare la medicina territoriale, è offerto dai dati e dalle riflessioni emerse nel corso del convegno “Consolidare il futuro: la Sanità Digitale tra investimenti da valorizzare e nuove sfide dell’AI” promosso dall’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano.
Indice degli argomenti
Il PNRR sta per finire. Ma poi? Dal 2027, il problema per le strutture sanitarie sarà la necessità di autosostenersi
Il percorso avviato nell’immediato post-pandemia ha immesso nel sistema sanitario una quantità di risorse finanziarie senza precedenti.
Secondo quanto illustrato da Achille Iachino, Direttore Generale dell’Unità di Missione per l’attuazione degli interventi del PNRR presso il Ministero della Salute, il PNRR rappresenta l’iniezione di fondi più sostanziosa e strategica dai tempi dell’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale con la legge 833 del 1978. Tuttavia, il completamento della fase operativa a dicembre 2026 aprirà una fase diversa, caratterizzata da una lunga coda rendicontativa e dalla necessità di autosostenersi.
PNRR: attenzione alla metodologia. Il rischio è avere vecchi processi più costosi di quelli di prima
Il rischio principale, in questa fase di passaggio, è la mancata modernizzazione delle procedure interne alle strutture sanitarie. L’introduzione di strumenti avanzati su modelli obsoleti, infatti, rischia di compromettere l’efficienza complessiva: “se utilizziamo tecnologie nuove, strumenti nuovi, dati di qualità nuovi per processi vecchi, avremo il risultato di avere vecchi processi più costosi di quelli di prima”, chiarisce Iachino. Questo fenomeno viene definito dal Direttore come un “lusso al contrario”, un errore economico e gestionale che il Paese non può permettersi.
L’eredità più importante del PNRR deve quindi essere metodologica. Il sistema deve capitalizzare un approccio basato su obiettivi chiari e ambiziosi, supportato da una forte regia centrale e da un meccanismo di responsabilizzazione dei territori orientato esclusivamente ai risultati clinici e assistenziali.
Il ruolo di AGENAS e la standardizzazione nazionale
In questo scenario di consolidamento strutturale, l’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (AGENAS) gioca una partita istituzionale complessa.
Dal 2022, infatti, l’ente ha assunto formalmente il ruolo di Agenzia per la Sanità Digitale, ampliando le proprie competenze alla definizione degli standard di interoperabilità, al monitoraggio delle prestazioni e alla gestione operativa della Piattaforma Nazionale di Telemedicina e di quella dedicata all’Intelligenza Artificiale.
Gli strumenti tecnici per l’implementazione sul territorio
Come chiarito da Alice Borghini, Direttore UOSD Sanità Digitale e Telemedicina AGENAS, la prima fase dei progetti ha riguardato principalmente il rinnovamento delle infrastrutture digitali a livello nazionale, regionale e locale. Questa base tecnologica era la condizione necessaria per poter generare informazioni cliniche dotate di valore effettivo: “se non abbiamo infrastrutture interoperabili che si scambiano dati, ovviamente sarà molto difficile avere dei dati di qualità”, spiega il Direttore.
Attraverso la Piattaforma Nazionale di Telemedicina, lo sforzo istituzionale si sta spostando verso il supporto diretto alle Regioni nella gestione quotidiana delle attività assistenziali. La piattaforma non si limita a raccogliere dati e misurare le prestazioni erogate, ma fornisce strumenti operativi specifici. Tra questi, il business glossary e il motore di workflow agiscono come facilitatori per uniformare i processi applicativi della telemedicina nella pratica clinica comune, estendendone l’uso anche a funzioni avanzate come il rinnovo dei piani terapeutici o a contesti assistenziali complessi, inclusi gli istituti carcerari.
Telemedicina nel post-PNRR: occorre superare il modello di pagamento prestazionale
Una delle sfide più rilevanti del dopo PNRR per la sostenibilità della telemedicina nel medio e lungo periodo riguarda i modelli di remunerazione economica delle prestazioni digitali. Il vecchio sistema tariffario basato sul concetto puramente prestazionale si sta rivelando inadeguato a coprire la complessità della presa in carico continuativa del paziente sul territorio.
AGENAS sta collaborando attivamente con le istituzioni centrali e regionali per sviluppare schemi di pagamento innovativi. L’obiettivo, spiega Borghini, è “sviluppare modelli di pagamento e rimborso delle prestazioni che siano sempre più coerenti con questo modello di presa in carico che sta cambiando, che non è un modello prestazionale, ma un modello di pacchetto di prestazioni e di percorso di cura”.
La trasformazione digitale diventa così un mezzo per raggiungere l’obiettivo primario del sistema, ovvero l’erogazione di salute e il miglioramento del percorso assistenziale complessivo.
L’esperienza della Lombardia
Sul fronte della tariffazione, la Regione Lombardia ha cercato di anticipare i tempi a livello nazionale. Mario Melazzini, Direttore Generale Welfare della Regione, ricorda che la Lombardia è stata la prima amministrazione regionale in Italia a regolamentare e tariffare la televisita nell’agosto 2023.
Attualmente, gli uffici regionali sono impegnati nell’estensione di questo modello tariffario ad altre prestazioni digitali chiave, quali il teleconsulto, la teleassistenza e la teleriabilitazione, cercando al contempo di rimuovere le barriere amministrative e culturali che frenano l’adozione di questi strumenti da parte degli operatori sanitari.
Attuazione del PNRR: le risposte regionali
L’attuazione pratica delle indicazioni del PNRR e del Decreto Ministeriale 77 sulla riforma della medicina territoriale mostra andamenti e sfide specifiche a seconda dei contesti geografici, evidenziando lo sforzo organizzativo compiuto dalle grandi regioni italiane.
I numeri della Lombardia
La strategia lombarda si concentra sul rendere operativi e autosufficienti i nuovi presidi territoriali previsti dalla riforma sanitaria. La sfida non è solo completare i “contenitori” sotto il profilo strutturale ed edilizio, ma riorganizzare integralmente i servizi al loro interno.
In termini numerici, la programmazione della Regione Lombardia prevede l’attivazione e il funzionamento a pieno regime di:
- 187 Case di Comunità;
- 60 Ospedali di Comunità;
- 101 Centrali Operative Territoriali (COT).
Il nodo centrale è rappresentato dallo “staffing”, ovvero dal reclutamento e dalla contrattualizzazione del personale necessario a soddisfare i requisiti di accreditamento previsti per i servizi territoriali. A questo si aggiungono le pesanti complessità burocratiche legate alla rendicontazione finanziaria tramite le piattaforme ministeriali dedicate.
Melazzini evidenzia come l’utilizzo del sistema centrale ReGiS risulti estremamente complesso: capita frequentemente che un progetto completato all’80% sotto il profilo dei lavori venga registrato dalle piattaforme ministeriali con avanzamenti temporali o amministrativi fermi al 15-20%, creando un disallineamento percettivo tra lo stato reale delle opere e la lettura centrale del Ministero.
Il rilancio digitale della Campania e l’ecosistema Sinfonia
La Regione Campania sta vivendo una fase di rilancio sul piano delle infrastrutture tecnologiche, accelerata dalle scadenze imminenti del piano nazionale.
Roberta Santaniello, Dirigente Settore Regione Campania Opere pubbliche, Interventi Strategici, Pnrr, fa notare che l’amministrazione lavora da 4 anni in modo coeso con gli Uffici per la Transizione Digitale proprio sui progetti legati alla telemedicina.
Il pilastro tecnologico della sanità campana è rappresentato da Sinfonia, un ecosistema informatico integrato progettato per centralizzare i dati sanitari e facilitare l’accesso ai servizi da parte della cittadinanza. All’interno di Sinfonia si stanno convogliando anche tutti i dati tecnici e amministrativi derivanti dai progetti del PNRR.
Secondo Santaniello, affinché la medicina territoriale funzioni davvero, la telemedicina – declinata in servizi concreti come la televisita o la prenotazione rapida delle prestazioni tramite il Centro Unico di Prenotazione (CUP) – deve entrare nelle Case e negli Ospedali di Comunità come protagonista organizzativa e non come un semplice elemento di corredo tecnologico.
Dopo PNRR e sanità digitale: nodi da risolvere e sfide da vincere
Nonostante gli avanzamenti tecnologici e l’apertura dei cantieri, il pieno successo della trasformazione digitale della sanità deve fare i conti con alcune barriere di natura culturale e gestionale, diffuse sia tra i professionisti sia all’interno dei modelli di cooperazione tra i diversi attori del sistema.
La distanza dei medici di medicina generale
Un elemento di criticità comune a diverse realtà regionali è lo scetticismo o la difficoltà di coinvolgimento dei Medici di Medicina Generale (MMG), figure centrali per governare la domanda di salute sul territorio. Santaniello ha rilevato come sul tema del Fascicolo Sanitario Elettronico si percepisca ancora una netta distanza da parte dei medici di base, indicando un problema profondo nella cultura di chi realizza e veicola i sistemi digitali rispetto a chi deve utilizzarli quotidianamente.
Allo stesso modo, Melazzini ha confermato la presenza di resistenze e ostruzionismi da parte della medicina primaria rispetto alle riforme della medicina territoriale, ribadendo l’assoluta necessità che questi professionisti contribuiscano attivamente al cambiamento guidato dai sistemi informatici e dall’Intelligenza Artificiale, specialmente per quanto riguarda l‘appropriatezza prescrittiva, l’uso dei sistemi di supporto alle decisioni cliniche (CDSS) e la gestione del triage nei Pronto Soccorso.
Data governance in sanità e PNRR: la cooperazione tra strutture pubbliche e privato accreditato
Un tema cruciale per la data governance in sanità dopo il PNRR è la cooperazione tra le strutture pubbliche e il comparto del privato accreditato, una sinergia indispensabile per l’alimentazione degli algoritmi di Intelligenza Artificiale e per il controllo delle liste d’attesa.
Su questo aspetto, il Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale, Mariano Corso, ha auspicato soluzioni pratiche per evitare che il sistema torni a lavorare a compartimenti stagni.
In tale ambito, la Regione Lombardia “risponde” all’auspicio con una disposizione netta: l’integrazione obbligatoria dei dati attraverso il Centro Unico di Prenotazione (CUP), che consentirà una visibilità unificata delle agende sia per le strutture pubbliche sia per quelle private, sia in regime di Servizio Sanitario Nazionale sia in solvenza. Melazzini chiarisce la posizione istituzionale specificando che i privati accreditati sono obbligati a mettere a disposizione l’intero patrimonio informativo interno, poiché “se fai parte di un sistema devi essere uno dei nodi della rete”.
Sicurezza, fiducia e sovranità del dato clinico per una transizione post-PNRR verso la sanità del futuro
L’evoluzione della telemedicina e della sanità in rete non può prescindere da una riflessione rigorosa sulla sicurezza informatica e sulla protezione dei dati sensibili. Potenziare la dorsale digitale del Paese è l’unico modo per garantire che tutte le strutture parlino la stessa lingua e che le informazioni viaggino in ambienti protetti.
La sintesi strategica, affidata ad Achille Iachino, individua quattro pilastri fondamentali per l’azione ministeriale immediata:
- la qualità dei servizi;
- l’interoperabilità delle piattaforme;
- l’accessibilità da parte dei cittadini;
- la sicurezza assoluta del dato sanitario.
Il successo di questa transizione si gioca sulla capacità delle istituzioni di generare fiducia nella popolazione sulla sanità.
Il presupposto etico e operativo chiarito dal Ministero della Salute ridefinisce il rapporto tra cittadino e istituzione: “Il dato non è del sistema sanitario, ma del cittadino che lo conferisce”. Solo dimostrando che l’informazione clinica è protetta da abusi e che il suo utilizzo produce un beneficio diretto sulla cura e sulla ricerca scientifica, infatti, sarà possibile completare la transizione post-PNRR verso la sanità del futuro.



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