Digital health transformation

Innovazione medtech e healthcare ecosystem: quale futuro per la nostra salute?

La salute è un bene comune in grado di influenzare l’economia e lo sviluppo. Per la sua trasformazione digitale, però, servono investimenti. E un nuovo approccio che sia capace di coinvolgere tutti gli attori del settore sanitario

Pubblicato il 03 Ott 2021

Roberta Gilardi

CEO di G-Gravity

La Salute è indubbiamente un “bene primario” per il singolo e per la collettività. Un’affermazione che si rafforza alla luce del lungo – e non ancora terminato – periodo di pandemia da Covid-19.
La crisi sanitaria ha effettivamente evidenziato quanto sia importante salvaguardare la salute dei cittadini, investire in ricerca, creare condizioni eque di accesso alla cura, accelerare i processi che migliorano i servizi sanitari anche e proprio nella correlazione, oramai evidente, tra salute ed economia. Ciò sia in termini di opportunità, ovvero di sviluppo economico connesso all’industria della salute, sia di fattore di crescita e benessere complessivi per un Paese.

Una visione sistemica dell’ healthcare

Inoltre, emerge maggiormente la necessità di rendere più efficace ed efficiente il sistema sanitario attraverso la creazione ed implementazione di un’esperienza complessiva fluida focalizzata sul valore reale trasferito ai pazienti. Questi ultimi devono necessariamente essere posti al centro di un processo integrato in grado di gestire non solo le problematiche di acuzie ma anche di monitorare le persone affinché non si ammalino, favorendo – al contempo – stili di vita migliori e accesso a prevenzione e cure precoci.

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Sanità

Questi elementi sono sempre più in linea con una visione sistemica dell’ healthcare e di sviluppo di “ecosistemi di cura”, in cui, ad esempio, le tecnologie diventano essenziali per consentire alle persone di gestire attivamente la loro salute.  La cosiddetta People Driven Healthcare (PHD) vede fondamentale un ruolo attivo delle persone nel percorso di cura.

Mai come ora è chiaro che serve creare un contesto generale per favorire ancora di più ricerca e innovazione, sia in termini di impatti sulle “persone” sia sul costo della salute pubblica: se il Sistema Sanitario Nazionale non sarà in grado di innovare e riformarsi, riscontrerà difficoltà nel medio lungo termine nel sostenere i costi generati, ad esempio, dalla gestione delle malattie croniche, specie nella terza e quarta età.

Digital health: le tecnologie che fanno gola agli investitori 

La ricerca e le startup corrono, ma sono in grado di farlo solo se sostenute da investimenti.

Siamo di fronte a nuovi orizzonti che si aprono grazie all’applicazione di tecnologie come l’intelligenza artificiale al drug discovery, all’universo delineato da CRISPR (editing del genoma) e dalle tecnologie RNA, alle applicazioni trasversali che connettono settori apparentemente distanti (come, ad esempio, la fisica nucleare applicata all’oncologia nelle terapie a radioligandi di ultima generazione, in cui le particelle radioattive svolgono attività terapeutica miratissima abbinate a “ligandi”, ovvero molecole in grado di riconoscere e legarsi a cellule tumorali), alla genomica, alla potenziale integrazione tra elementi biologici e sintetici, all’evoluzione dei dispositivi medici, alle nuove frontiere della protesica e a molto altro ancora.

Nel corso del 2020 e nei primi due trimestri 2021, l’emergenza Covid-19 e, quindi, la grande attenzione alla salute, hanno stimolato in modo significativo gli investimenti in capitale di rischio.

A confermarlo anche i numeri forniti dai report “State of HealthCare” redatti da CB Insights. Nel solo secondo trimestre del 2021 sono stati investiti quasi 35 miliardi di dollari in Equity (nel Q1 2021 erano stati investiti 32 miliardi di dollari).
Di questi 35 miliardi, sempre nel Q2 2021, 8,2 miliardi di dollari sono stati investiti in aziende del Medical Device (settore nel quale – nel Q1 2021- erano stati investiti 4,8 miliardi di dollari).

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Mercato globale healthcare nel settore dei dispositivi medici – Finanziamenti in Equity Q2 2021 (fonte: CB Insights)

Si consideri che – solamente in Europa – gli investimenti sono effettivamente raddoppiati trimestre su trimestre, raggiungendo un totale di 6.9 miliardi di dollari (rispetto ai 20.1 miliardi di dollari in Nord America). Da notare è, inoltre, il costante incremento degli investimenti in “early stage” – ovvero le fasi iniziali, spesso trascurate, dell’innovazione – che rappresentano il 54% degli investimenti effettuati nel Q2 del 2021.

Interessante osservare anche le tendenze del settore oggetto di significativi investimenti. Tra queste, sono annoverati: intelligenza artificiale, telemedicina, medical device, tecnologie applicate alla gestione della salute mentale e digital therapeutics. Una disciplina, quest’ultima, in cui le tecnologie si integrano al processo di prevenzione, gestione e trattamento di patologie. Sono inoltre citate la genomica (OMICS) e le applicazioni software evolute a supporto delle organizzazioni che erogano i servizi sanitari.

La salute è sempre più (anche) un buon affare 

Tutti quindi alla ricerca del nuovo “unicorno” su cui puntare? E a proposito di unicorni, i top 5 – sempre secondo il report di CB Insights – hanno raggiunto una valutazione che si attesta tra i 2 e gli 8 miliardi di dollari – investimenti che si discostano sensibilmente dal nostro Sistema Paese, che ancora non ha consolidato il proprio ecosistema di innovazione e di investimento.

Il totale degli unicorni nell’healthcare – allo stato attuale – è di 78 società con un valore aggregato pari a 214 miliardi di dollari. In questo scenario, sono ben 11 le startup del settore che hanno raggiunto il “Club degli Unicorni” nel Q2 del 2021. Evidentemente, la salute è anche un buon affare.

Non è solo il settore privato, però, a trainare gli investimenti: gli interventi previsti in era Covid-19 – grazie al piano PNRR Missione 6 nel settore pubblico – diverranno sicuramente un fattore di sviluppo e forniranno un’ulteriore spinta al mercato.

L’auspicio è che la spesa pubblica in Italia – i circa 21 miliardi previsti dal PNRR distinti tra assistenza di prossimità e telemedicina e potenziamento di innovazione, ricerca e trasferimento tecnologico – sia ben indirizzata per innovare e rinnovare processi e approcci e possa  permettere anche l’integrazione tra i 20 sistemi sanitari regionali non ancora interoperabili tra loro.

Il tema, tuttavia, non riguarda solo le tecnologie, quanto gli approcci complessivi, la visione che si cela dietro a scelte e indirizzi, approcci “One Health” da rendere concreti progettando in modo integrato programmi, politiche e interventi legislativi tra i vari settori coinvolti per raggiungere migliori risultati in ambito salute.

Bisogna, dunque, porre al centro le “persone”, i loro stili di vita, l’ambiente, l’equità sociale e garantire a tutti l’accesso alle cure.

I principali driver di mercato

Il digitale è sicuramente considerato un driver fondamentale del mercato, unitamente alla necessità di creare un’esperienza per i pazienti senza soluzione di continuità, integrata e migliore. Proprio per raggiungere tale scopo, sempre più organizzazioni sanitarie stanno investendo in telemedicina, interoperabilità e condivisione delle informazioni (EHR – Electronic Health Records). Vi è, però, la necessità di ideare un modello in cui la tecnologia non sia il punto focale ma venga piuttosto considerata come un fattore in grado di guidare l’esperienza del paziente.
La patient experience è, infatti, una delle priorità per i professionisti del settore insieme all’interoperabilità dei fascicoli sanitari.

A questo, si aggiungono le riforme e i nuovi approcci su cui lavorare anche in termini normativi e il grande tema – messo in luce dalla pandemia – di rendere equo l’accesso alla salute.
A causa del Covid-19, infatti, sono emerse varie criticità, tra le quali le disuguaglianze nell’accesso alle cure, le disparità tra strutture e la mancanza di integrazione tra dati (elemento fondamentale in epidemiologia per tracciamento sul territorio, monitoraggio e intervento) e strati tecnologici a supporto.

Oltre ai driver di mercato appena citati, l’innovazione in campo medico si concentra su macro-trend ormai delineati come l’invecchiamento della popolazione, l’impatto delle cronicità (stimato  circa al 20% dei costi complessivi della sanità per il 2030) e l’accelerazione possibile – in ambito ricerca – per i farmaci e i device che – nel 2021 – hanno registrato un’ulteriore e significativa crescita dei trials clinici.

Driver tecnologici e Big Tech

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È indubbio che i giganti del Tech stiano assumendo un ruolo sempre più significativo nel settore: ne sono un esempio gli investimenti di Google Ventures in varie startup (Kindbody, Pill Club, Dyno Therapeutics e Adagio Therapeutics), gli accordi che Amazon ha già siglato con varie imprese per lanciare i suoi servizi di “on-demand”, ovvero Health di Amazon Care e, inoltre, Microsoft che ha siglato una collaborazione con CMR Surgical – startup di chirurgia robotica che vuole trasformare l’approccio della chirurgia e che ha raccolto di recente altri 600 milioni di dollari (serie D). Alla lista non potevano certamente mancare Apple e Facebook: la prima ha stretto una partnership con Cerner, Allscripts e AthenaHealth mentre la seconda, grazie a vari attori del settore, intende comprendere come i social media e la scienza comportamentale possano essere utilizzati per il benessere delle persone.

In merito all’applicazione della tecnologia, invece, grande interesse è sicuramente rivolto all’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito salute, non solo nel Drug Discovery, ma anche – ad esempio – nelle soluzioni di riabilitazione da remoto. Vi è inoltre la telemedicina, da non considerarsi solo una “connessione virtuale” tra medico e paziente, ma anche come “teleterapia”, virtual coach su salute e gestione del percorso di cura.

Nei Medical Device, oltre la sopracitata CMR Surgical, altre aziende hanno raccolto con successo investimenti per sviluppare device sempre più portabili e compatti per terapie domiciliari, patch e dispositivi in ambito diabete di tipo 2. In quest’ultimo caso, da segnalare Fractyl Health e il suo progetto REVITA® DMR che si occupa del trattamento del malfunzionamento del duodeno, a cui viene imputato, secondo recenti ricerche, un ruolo importante nella insulino-resistenza e nelle malattie metaboliche.

Crescono, inoltre, le applicazioni di diagnostica e lo sviluppo di algoritmi di riconoscimento immagini per lo screening e la diagnosi di patologie tumorali, come ad esempio Cell Vision di WondFo, leader cinese nelle soluzioni POCT (Point of Care Test), Aiforia, una soluzione AI cloud-based per l’analisi di immagini da diagnostica o PathAI, piattaforma di machine learning a supporto dei patologi in grado altresì di identificare pazienti che possono beneficiare di terapie innovative.

Lo scenario in Italia e il futuro della digital health 

Lo scenario fin qui analizzato è quello internazionale.

E in Italia?

Forse serve, innanzitutto, ridefinire l’approccio e rafforzare l’integrazione tra le differenti realtà esistenti e i vari player del settore salute per creare un vero ecosistema che possa accelerare lo sviluppo e la collaborazione.

Favorire, dunque, un impegno corale che coinvolga tutti gli attori del settore: ricerca, startup, acceleratori e hub, aziende (che in genere sono di media dimensione), le Corporate presenti in Italia, distretti, università e soprattutto finanza. Ad esempio, va citata HackForMed,  l’iniziativa di Medtronic in Italia volta a supportare i distretti esistenti specializzati nel medtech e le imprese e a incoraggiare una maggiore integrazione con le università.

Altro punto centrale da affrontare sono gli ostacoli che molte startup italiane incontrano nel reperire le risorse adeguate allo sviluppo di idee e progetti. Il mondo dell’innovazione è ancora in attesa di avere, ad esempio, maggiore chiarezza sul ruolo della Fondazione Enea Tech Biomedical come motore di attivazione di investimenti specifici.

Oltre alle dinamiche economiche, sicuramente serve una visione europea e una maggiore collaborazione tra le imprese esistenti per poter competere a livello globale.
Se si considera il cambiamento che riguarderà il rapporto delle persone con la gestione della salute, l’orizzonte è ampio e davvero in accelerazione. I sistemi sanitari devono necessariamente evolvere in termini di proposizione di valore e anche nell’approccio di acquisto di prestazioni, prodotti e servizi (Value Based, in cui si valuti il valore del risultato per il paziente in relazione al costo).

Vi deve essere un passaggio da una e-health focalizzata sull’IT ad una digital health costruita intorno al paziente e che faciliti la gestione dei processi per il caregiver e le infrastrutture sanitarie, valutando KPI di innovazione che siano anche di trasformazione e cambiamento culturale, creando nuovi set di valori per i lavoratori del settore salute, i pazienti e i cittadini e integrando la salute come concetto in un più ampio ambito di progettazione di servizi, non solo sanitari.

E senza dimenticare mai, anzi anteponendo, equità sociale, qualità della cura e lo sviluppo di ecosistemi di cura, non focalizzandosi soltanto sui processi.

La salute è un bene comune in grado di influenzare l’economia e lo sviluppo. La pandemia Covid-19 ha reso molto evidente il legame tra la struttura economica del Paese e la salute dei cittadini. Una popolazione sana, che presenta dunque meno cronicità e poco affetta da patologie, se longeva in salute consente di liberare notevoli risorse economiche da destinare sempre più a prevenzione, ricerca, sviluppo.


Il tema della “One Health, digital” – in cui è fondamentale un nuovo approccio che sia capace di coinvolgere tutti gli attori del settore sanitario  – sarà al centro di FORUM PA Sanità 2021, evento digitale organizzato da FPA e P4I-Partners4Innovation, società del Gruppo DIGITAL360, in programma il 27 e il 28 ottobre. L’evento si aprirà con l’incontro One Health, digital: da una logica “egocentrica” a quella “ecocentrica” sfruttando la leva dell’innovazione digitale nel corso del quale verranno analizzate le priorità e le possibili azioni per una salute globale e digitale. Gli appuntamenti di FORUM PA Sanità, tutti gratuiti, saranno trasmessi in streaming sulla piattaforma di diretta di FPA, per seguirli è necessario accreditarsi dal sito dell’evento.


INFOGRAFICA
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