Referti sanitari

Fascicolo Sanitario Elettronico: le soluzioni innovative per la gestione documentale e la firma digitale

Come condividere le informazioni per migliorare i servizi ospedalieri e creare documenti a norma con le specifiche previste per i fascicoli sanitari regionali e nazionali

11 Gen 2022

Patrizia Godi

Lo scorso giugno, quando ha annunciato l’avvio di “un ambizioso lavoro prodromico alla costruzione di un futuro modello predittivo del fabbisogno di salute della popolazione italiana”, il Ministero della Salute ha affermato che si sarebbe trattato di un deciso cambio di rotta. Questo perché il nuovo progetto intende andare oltre la “tradizionale lettura verticale per silos di spesa sanitaria, basata sul monitoraggio dei fattori produttivi per aree di assistenza”. Il progetto, infatti, prevede di affiancare una nuova logica orizzontale che consentirà una “visione complessiva del costo delle malattie e permetterà di svolgere una programmazione più efficiente e una valutazione predittiva di cambiamenti e innovazioni tecnologiche introdotte nel sistema”.

Al di là del progetto in sé, si tratta di una chiara ammissione di come il Sistema Sanitario Nazionale, ancora oggi, sia organizzato per compartimenti stagni che fanno fatica a dialogare tra loro. A tutto svantaggio dei servizi forniti alla popolazione.

Tutta la storia clinica in un FSE

Eppure, già da qualche tempo esiste uno strumento il cui obiettivo è consentire ai differenti organismi che fanno capo al SSN di condividere i dati sanitari di ogni paziente per renderli disponibili a chiunque abbia la necessità di consultarli. Si tratta del Fasciolo Sanitario Elettronico (FSE), nato proprio con l’obiettivo di raccogliere al suo interno tutta la storia clinica di un paziente con i dati e documenti generati dalle diverse strutture sanitarie italiane con cui tale paziente è venuto per qualche motivo a contatto. Il FSE dovrebbe quindi rappresentare un repository che ingloba tutte le informazioni cliniche inerenti a un paziente per poter prendere le decisioni migliori relativamente alla sua salute. In pratica, è uno strumento in grado di trasformare il Sistema Sanitario Nazionale in una sorta di struttura data driven in cui le scelte non sono più fatte solo secondo intuizioni o deduzioni, seppure suffragate dall’esperienza di quotati professionisti, ma con l’ausilio di chiare indicazioni fornite dagli analytics ottenibili dalle elaborazioni dei dati a disposizione. E tutto ciò, oltre a rappresentare un grande beneficio per il singolo paziente, potrebbe avere anche un risvolto di più ampia portata a livello di ricerca scientifica, potendo analizzare tramite intelligenza artificiale e machine learning un ampio set di dati (ovviamente, sempre agendo in conformità a quanto disposto dalle normative sulla privacy).

Gli ostacoli all’interoperabilità

Qualche ostacolo impedisce, però, di sfruttare al meglio le potenzialità del FSE. Quest’ultimo, infatti, è uno strumento gestito a livello regionale e molte Regioni impiegano protocolli standard per inserire i dati, mentre altre usano protocolli proprietari. A ciò si aggiunge il fatto che non sempre i dati sono trasferiti integralmente sul FSE: in alcune situazioni, essi vengono solo referenziati nel FSE, ma sono mantenuti presso le strutture che li hanno prodotti.

Infine, esistono differenze nel formato dei file archiviati nel FSE: determinate Regioni impiegano formati strutturati, altre solo PDF e altre formati ancora differenti. E un discorso analogo vale per le firme digitali sui documenti.

Tutto ciò nonostante sia stata creata l’Infrastruttura Nazionale per l’Interoperabilità (INI), volta proprio a fornire precise indicazioni per favorire l’interoperabilità tra i FSE regionali e avere omogeneità fra i dati e, quindi, il massimo livello di integrazione tra le fonti.
Ciò purtroppo non accade e, spesso, le strutture sanitarie regionali si trovano a dover gestire protocolli di integrazione differenti, il che comporta notevoli perdite di tempo e di efficienza.

E si traduce in un significativo rallentamento in un momento in cui la Sanità è sempre più orientata verso connected care e one health, paradigma – quest’ultimo – in cui un approccio globale collega strettamente la salute umana con quella animale e dell’ambiente e dove l’integrazione è il punto focale.

Superare il modello della struttura a silos

Oggi, più che mai, le aziende ospedaliere – pubbliche e private – hanno la necessità di superare le barriere imposte dalla tradizionale “struttura a silos” per condividere le informazioni mediche tra le diverse unità operative, nonché quella – altrettanto impellente – di gestire l’invio dei referti a livello regionale e nazionale, nel rispetto dei protocolli.
La riprova si è avuta lo scorso anno, quando le aziende sanitarie che hanno potuto accedere al Fascicolo Sanitario Elettronico dei pazienti sono state più reattive nel fornire i propri percorsi di cura. Non solo. Sono anche riuscite a condividere facilmente i propri dati con il Ministero della Salute in modo da favorire la definizione delle percentuali di contagio sull’intero territorio.

Ormai, da un decennio, la sfida di tutte le aziende sanitarie è condividere e rendere fruibili informazioni provenienti da svariati sistemi informativi molto diversificati, facendoli dialogare tra loro.

Condivisione e interoperabilità: i casi di successo

In realtà, c’è anche chi è già riuscito a raggiungere tale obiettivo. Un esempio arriva dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, che è costituita da due stabilimenti ospedalieri (il Policlinico di Modena e l’Ospedale Civile di Baggiovara) e dall’Ausl di Reggio Emilia. Queste strutture, grazie all’impiego della piattaforma di integrazione H-Connect sviluppata da 4wardPRO, sono riuscite a collegare tra loro tutti i sistemi informativi dipartimentali presenti presso le diverse unità operative, abilitando una condivisione sicura delle informazioni mediche.
Ciò ha permesso di razionalizzare e ottimizzare la gestione di tutte le integrazioni tra i diversi applicativi sanitari e di armonizzare e normalizzare i dati all’interno di un unico repository, rendendoli disponibili per tutti gli operatori e per altri sistemi in ottica di interoperabilità.
È stato così possibile organizzare l’invio dei referti, a livello regionale e nazionale, nel rispetto dei protocolli.
Attraverso H Connect è stato poi reso disponibile un database clinico (il dossier sanitario dei pazienti) – cui possono accedere sia gli operatori sanitari sia i sistemi informativi deputati – che consente un monitoraggio più semplice e focalizzato del flusso delle informazioni e migliora la velocità di consultazione.

Non tutte le Regioni, al momento, vantano i medesimi risultati raggiunti dall’Emilia-Romagna. Tuttavia, è auspicabile che, grazie ai 15,63 miliardi di euro previsti dalla Missione 6 Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si riesca a uniformare la situazione, colmando i gap che ancora dividono le varie Regioni per rendere i FSE davvero interoperabili.

La firma digitale per tutti i documenti clinici

Creati i documenti clinici, solitamente nasce l’esigenza di firmarli prima di condividerli o spedirli. 4wardPRO offre una soluzione mirata per questa esigenza: H-Sign. Essa permette di apporre la firma digitale a tutti i documenti elettronici generati.

“Il FSE nazionale – afferma Massimiliano Tacconi, Healthcare Director di 4wardPRO – nasce con lo scopo di rendere disponibili ai pazienti – e a tutti i professionisti incaricati della cura – una visione paziente-centrica di tutti gli episodi di cura, comprese le prescrizioni farmacologiche. L’evoluzione del FSE è avvenuta nella prima fase a livello regionale per sincronizzare metodologie, strumenti e protocolli. Le Regioni hanno però velocità e modalità di adozione diverse. Per esempio, la Regione Emilia-Romagna ha un FSE già corposo, mentre altre Regioni stanno partendo ora. Attualmente, si sta cercando di federare queste isole regionali affinché sia possibile avere una visione centrale del FSE del paziente”.

Sono molte le Regioni che si stanno attivando per rendere disponibile e condivisibile ogni referto, compresi quelli radiologici. Tuttavia, ci sono ancora degli ostacoli da affrontare. Ostacoli che – più che all’aspetto tecnologico – sono legati a quello regolatorio e alla privacy. Il FSE, infatti, deve rappresentare una grande opportunità ma non deve pregiudicare i diritti del paziente.
Spesso, uno di tali ostacoli è rappresentato dalla firma digitale.

Un supporto per condividere i referti

“Il valore del Fascicolo Sanitario Elettronico è direttamente proporzionale alla quantità di informazioni che vi sono caricate – sottolinea Massimiliano Tacconi –. Con la soluzione H-Connect, abbiamo cercato di fornire un supporto alle aziende sanitarie che hanno investito in asset per la loro attività clinica interna. Oggi viene chiesto che un referto sia trasferito con tutti i metadati verso un sistema centralizzato e che dia anche garanzia legale a chi lo legge. Quindi, trasferiamo il dato come lo può leggere un medico in PDF secondo le nuove normative regionali e nazionali e inseriamo anche i metadati strutturati affinché, tra qualche anno, sia possibile, per esempio, fare anche indagini epidemiologiche. Noi esponiamo un servizio in cui viene inserito il documento così come lo vede il paziente: vengono aggiunti i metadati e viene generato un PDF – in formato A3 – che consente di integrare anche informazioni nascoste leggibili dalle applicazioni. Infine, viene firmato digitalmente. Con la soluzione H-Sign garantiamo tempistiche in linea con il flusso digitale del documento”.

Nella scelta dell’integrazione del sistema di firma, 4wardPRO ha preferito non adottare un sistema che potesse essere valido per tutti, ma di appoggiarsi, invece, a quello già in uso presso le organizzazioni sanitarie e che i medici sanno quindi già usare, come per esempio le soluzioni fornite da Aruba o Infocert.
Tutto ciò velocizza e semplifica la messa in produzione del sistema presso le strutture sanitarie e consente di creare documenti a norma con le specifiche previste per i fascicoli sanitari regionali e nazionali.

Risparmiare tempo per la salute del paziente

“La soluzione H-Sign è disponibile in cloud e on premise – precisa Massimiliano Tacconi –. Tramite un “cruscotto”, permette di inviare una mail al medico per segnalare la presenza di documenti da firmare. È possibile anche firmare sessioni di lavoro a fine giornata o ricorrenti, sollevando così il medico dalla routine burocratica per consentirgli di dedicarsi maggiormente alla salute del paziente. Noi produciamo e mettiamo in commercio sistemi con la certificazione di dispositivi medici, ma il piano evolutivo del nostro software avviene in collaborazione con i nostri clienti che l’hanno adottato. Abbiamo anche una virtual community sui nostri software e, spesso, è proprio chi lavora in clinica che indirizza l’evoluzione applicativa delle nostre soluzioni”.

Contributo editoriale sviluppato in collaborazione con 4wardPRO

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