L’AI in Sanità entra nella formazione obbligatoria di medici e professionisti sanitari. Lo schema del recente decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri, collegato alla legge italiana sull’intelligenza artificiale e all’adeguamento nazionale all’AI Act europeo, prevede infatti percorsi dedicati all’interno dell’Educazione Continua in Medicina (ECM), con una quota dell’obbligo formativo individuale triennale da riservare all’alfabetizzazione e all’uso dei sistemi di intelligenza artificiale.
La misura interviene su uno dei punti più delicati della sanità digitale: l’adozione degli algoritmi nei processi clinici, organizzativi e gestionali richiede competenze che non possono essere lasciate alla sola iniziativa dei singoli professionisti o dei fornitori tecnologici.
La norma punta a costruire una base comune su funzionamento, limiti, responsabilità, obblighi informativi e corretta interpretazione degli output prodotti dai sistemi di AI.
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AI in Sanità, cosa cambia per la formazione ECM
Il cuore della novità è nell’articolo 50 dello schema di decreto, dedicato alla formazione in materia di intelligenza artificiale nell’ambito della formazione continua in medicina e della formazione manageriale in sanità. I corsi di formazione continua dei professionisti sanitari dovranno includere percorsi di alfabetizzazione e formazione all’uso dei sistemi di AI.
La Commissione nazionale per la formazione continua, istituita presso Agenas ai sensi del decreto legislativo 502/1992, avrà 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto per definire una specifica percentuale dell’obbligo formativo individuale triennale da destinare a questi percorsi.
Non si tratta, quindi, solo di aggiungere un corso facoltativo al catalogo ECM, ma di riservare una parte dell’aggiornamento professionale a competenze collegate all’AI.
I contenuti minimi indicati dalla bozza coprono 3 aree:
- profili tecnici
- profili giuridici
- profili deontologici.
La formazione dovrà riguardare il funzionamento dei sistemi, incluse le tecniche di interrogazione e istruzione, le potenzialità e i limiti degli strumenti utilizzati nel settore professionale di riferimento. Dovrà inoltre affrontare la disciplina europea e nazionale, con particolare riferimento al regolamento Ue 2024/1689, e le responsabilità del professionista nell’uso dei sistemi di intelligenza artificiale.
Responsabilità clinica e obbligo di comprendere gli output
La scelta di portare l’AI dentro l’ECM va letta insieme alla legge 23 settembre 2025, n. 132, pubblicata in Gazzetta Ufficiale ed entrata in vigore il 10 ottobre 2025. L’articolo 7 della legge stabilisce che l’utilizzo di sistemi di intelligenza artificiale può contribuire al miglioramento del sistema sanitario, alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle malattie, ma nel rispetto dei diritti della persona e della protezione dei dati personali.
La stessa norma fissa 2 limiti operativi rilevanti:
- L’AI non può selezionare o condizionare l’accesso alle prestazioni sanitarie secondo criteri discriminatori;
- L’interessato ha diritto di essere informato sull’impiego di tecnologie di intelligenza artificiale.
Soprattutto, i sistemi usati in ambito sanitario sono qualificati come supporto nei processi di prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica: la decisione resta sempre rimessa agli esercenti la professione medica.
La formazione diventa quindi parte della sicurezza clinica. Un medico o un operatore sanitario chiamato a usare un sistema predittivo, uno strumento di triage, un supporto alla diagnosi o un assistente digitale per la presa in carico, non deve solo conoscere l’interfaccia. Deve saper valutare attendibilità, limiti, possibili errori, contesto d’uso, qualità dei dati e rischio di affidamento eccessivo al risultato algoritmico.
Il ruolo di Agenas nella formazione dei manager sanitari
Lo schema di decreto interviene anche sulla dirigenza sanitaria. Entro 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto, Agenas dovrà individuare programmi formativi specifici sull’alfabetizzazione e sull’utilizzo dei sistemi di AI da inserire nei corsi di formazione manageriale previsti dal decreto legislativo 502/1992.
Il passaggio è rilevante perché l’AI in sanità non riguarda soltanto la pratica clinica individuale. Incide su acquisti, valutazione delle tecnologie, organizzazione dei servizi, gestione dei dati, sicurezza informatica, responsabilità amministrative, rapporti con i fornitori e misurazione degli impatti. La formazione dei manager dovrà quindi sostenere scelte di adozione coerenti con bisogni assistenziali, vincoli regolatori e capacità effettiva delle strutture.
Agenas è già coinvolta nel percorso nazionale della sanità digitale. La legge 132/2025 ha introdotto una piattaforma di intelligenza artificiale a supporto delle finalità di cura, con particolare riferimento all’assistenza territoriale, attribuendone progettazione, realizzazione, messa in servizio e titolarità all’Agenzia in qualità di Agenzia nazionale per la sanità digitale. La piattaforma dovrà offrire suggerimenti non vincolanti ai professionisti sanitari per la presa in carico della popolazione assistita e ai medici nella pratica clinica quotidiana.
La formazione manageriale serve a evitare che queste soluzioni siano trattate come semplici applicativi informatici. L’adozione dell’AI richiede valutazioni su appropriatezza, sicurezza, interoperabilità, governo dei dati, audit degli output, aggiornamento dei modelli e integrazione nei percorsi assistenziali.
La bozza individua una prima mappa di attori e scadenze operative, come mostrato in tabella:
| Ambito | Soggetto competente | Cosa prevede la bozza | Scadenze e modalità |
| Formazione ECM sull’AI | Commissione nazionale per la formazione continua | Definizione di una quota dell’obbligo formativo individuale triennale da destinare ai percorsi sull’AI | 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto |
| Formazione manageriale | Agenas | Programmi formativi su alfabetizzazione e uso dei sistemi di AI nei corsi manageriali in sanità | 6 mesi dall’entrata in vigore del decreto |
| Contenuti minimi | Sistema ECM e soggetti formativi | Profili tecnici, giuridici e deontologici sull’uso dei sistemi di AI | Da integrare nei percorsi formativi |
| Risorse | Amministrazioni interessate | Attuazione con risorse disponibili a legislazione vigente | Nessun nuovo o maggiore onere |
AI Act e alfabetizzazione:perché la Sanità è un settore sensibile
Il decreto si inserisce nel quadro del regolamento Ue 2024/1689, l’AI Act, che introduce un approccio basato sul rischio e prevede obblighi di alfabetizzazione per fornitori e utilizzatori dei sistemi di intelligenza artificiale. In Sanità, questa esigenza assume un rilievo particolare perché gli strumenti possono influenzare decisioni con impatto diretto su Salute, accesso alle cure e sicurezza dei pazienti.
L’alfabetizzazione non coincide con una competenza tecnica da sviluppatore. Per un professionista sanitario significa comprendere quando un output è una raccomandazione, quali dati possono averlo prodotto, quali bias possono condizionarlo, quando serve una verifica ulteriore e come documentare l’uso dello strumento nel processo assistenziale. Per un manager significa saper distinguere tra sperimentazione, acquisto, messa in esercizio e monitoraggio continuo.
La legge 132/2025 richiede, inoltre, che i sistemi di AI utilizzati in ambito sanitario e i relativi dati siano affidabili, periodicamente verificati e aggiornati per minimizzare il rischio di errori e migliorare la sicurezza dei pazienti. La formazione dovrà quindi dialogare con procedure interne di controllo, gestione del rischio clinico, protezione dei dati e valutazione delle tecnologie sanitarie.
Il nodo dell’attuazione: contenuti, qualità e monitoraggio
La norma indica la direzione, ma l’efficacia dipenderà dalla qualità dei programmi. Corsi generici sull’AI, uguali per tutte le professioni e scollegati dai contesti clinici, avrebbero un impatto limitato. La Sanità richiede percorsi differenziati per ruolo, livello di responsabilità e ambiente d’uso: medici di medicina generale, specialisti ospedalieri, infermieri, tecnici sanitari, farmacisti, dirigenti amministrativi e direttori sanitari non hanno lo stesso rapporto operativo con gli strumenti algoritmici.
Un secondo punto riguarda la verifica dell’apprendimento. Se l’AI entra in una quota dell’obbligo formativo ECM, serviranno criteri per valutare non solo la partecipazione ai corsi, ma anche la capacità di riconoscere rischi, limiti e responsabilità. L’obiettivo non è trasformare ogni professionista sanitario in un esperto di machine learning, ma rendere l’uso degli strumenti compatibile con sicurezza, appropriatezza e autonomia decisionale.
C’è poi il tema delle risorse. Lo schema prevede che le attività siano realizzate nei limiti delle risorse disponibili e senza nuovi o ulteriori oneri per la finanza pubblica. Questa clausola può favorire un avvio rapido, ma rende più importante il coordinamento tra Commissione ECM, Agenas, ordini professionali, Regioni, provider formativi e strutture sanitarie.
Usare l’AI in Sanità senza delegare la cura: il ruolo cruciale della formazione
L’Italia sta costruendo un percorso in cui l’AI in Sanità viene ammessa come tecnologia di supporto, ma vincolata a responsabilità professionale, informazione del paziente, non discriminazione, qualità dei dati e controllo umano.
La formazione è il punto di collegamento tra questi principi e la pratica quotidiana.
La quota ECM dedicata all’AI e i programmi per i manager sanitari possono diventare uno strumento concreto di governo dell’innovazione se saranno progettati su casi d’uso reali, responsabilità chiare e competenze verificabili. La trasformazione digitale AI-driven del Servizio Sanitario Nazionale passerà anche dalla capacità dei professionisti di usare gli algoritmi senza confonderli con una decisione clinica.



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