La sanità italiana sta attraversando un momento di trasformazione senza precedenti, spinta dagli investimenti del PNRR e dal raggiungimento di nuovi standard di maturità tecnologica.
Tuttavia, disporre di dati digitalizzati non coincide necessariamente con una maggiore efficienza operativa.
Nel corso dell’evento – organizzato da Digital360 GOV, con la partecipazione di DNV Imatis – “La misura del valore della Sanità Digitale: orchestrare dati, processi e risorse”, Claudio Franzoni, Partner di Digital360 Healthcare, ha evidenziato come la vera sfida attuale risieda nella capacità di dare un senso compiuto a questa mole di informazioni, passando dalla semplice archiviazione alla gestione dinamica dei percorsi di cura.
Il fulcro di questo cambiamento è l’orchestrazione dei processi sanitari, un approccio che mira a superare la frammentazione dei sistemi informativi per creare un ecosistema integrato e scalabile.
Indice degli argomenti
La differenza tra interoperabilità e orchestrazione dei processi sanitari
Spesso si tende a confondere l’interoperabilità con l’orchestrazione, ma si tratta di concetti profondamente diversi, seppur complementari.
Come sottolineato da Franzoni, l’interoperabilità rappresenta un requisito indispensabile ma non sufficiente, poiché si limita a permettere lo scambio tecnico di dati tra sistemi diversi. L’orchestrazione dei processi sanitari compie un passo ulteriore: si occupa della gestione e del coordinamento di processi complessi, assicurando la fluidità dell’informazione che si muove attraverso il percorso clinico e di cura del paziente, consentendo lo scambio tra tutti i sistemi e tra tutti gli operatori coinvolti.
Questa visione permette di superare il limite dei “dati che restano confinati all’interno dei singoli sistemi”, facendoli confluire verso un livello superiore di integrazione che facilita il governo delle risorse e l’analisi in tempo reale dello stato di salute dei pazienti.
Franzoni chiarisce che l’obiettivo primario è introdurre una visione di servizio che possa essere orchestrata sia per i processi clinici che per quelli sanitari e operativi. In termini pratici, questo significa trasformare la tecnologia in una mappa di workflow che guida l’operatività quotidiana senza appesantire il lavoro dei professionisti.
Il DM77 come caso di studio per l’integrazione ospedale-territorio
Il decreto DM77 rappresenta oggi il terreno di prova ideale per l’applicazione di queste logiche. La riforma del territorio richiede, infatti, una connessione costante tra diverse organizzazioni, professionisti e pazienti, in un contesto dove attualmente i sistemi risultano spesso disconnessi tra loro.
Secondo Franzoni, «il DM77 è un caso di studio perfetto per l’orchestrazione dei processi: scambio di informazioni fra diversi sistemi, operatori, organizzazioni e anche pazienti».
Senza un sistema di orchestrazione, la collaborazione tra ospedale e territorio rischia di rimanere un’aspirazione teorica. L’implementazione di questi strumenti consente invece di garantire la continuità delle cure e la condivisione delle informazioni essenziali, rendendo possibile una collaborazione effettiva tra i sanitari indipendentemente dalla loro collocazione fisica.
Semplicità d’uso e personalizzazione delle interfacce
Uno degli ostacoli principali all’adozione di nuove tecnologie in ambito clinico è la complessità delle interfacce. Attualmente, gli operatori sanitari sono costretti a confrontarsi con software diversi a seconda dell’ambiente in cui si muovono. L’orchestrazione dei processi sanitari punta a risolvere questo problema fornendo un’interfaccia unica, contestualizzata in base al ruolo e all’ambiente di lavoro dell’utente.
Franzoni spiega che un sistema efficace deve essere “facile da usare, contestualizzato e intuitivo”, garantendo che un operatore con un determinato ruolo veda solo le informazioni necessarie per la sua specifica attività. Questo approccio migliora l’efficienza e riduce significativamente l’impegno richiesto per la formazione, favorendo l’adozione spontanea dello strumento da parte del personale. Inoltre, permette di avere una visione in tempo reale dell’intero processo, evitando di dover analizzare eventuali problemi a distanza di molto tempo dalla loro insorgenza.
La standardizzazione dei processi clinici e operativi
Un punto importante, tra i tanti sollevati da Franzoni, riguarda il confronto con altri settori industriali.
Le industrie ad altissima affidabilità hanno già adottato da tempo l’orchestrazione per allineare i processi di responsabilità e la visione real-time. “Questo approccio le altre industrie lo hanno adottato tutte, manca però la Sanità», osserva Franzoni, sottolineando che per colmare questo divario non basta la tecnologia. Prima di implementare nuovi strumenti, è necessario avere le idee chiare sulla standardizzazione dei processi clinici e operativi. Ciò richiede un lavoro preliminare di revisione dei processi e delle responsabilità, affinché lo strumento diventi un supporto all’operatività quotidiana e non un mero adempimento burocratico.
L’esperienza internazionale: il modello norvegese
Per comprendere le potenzialità dell’orchestrazione dei processi sanitari, Franzoni guarda all’esperienza della Norvegia, dove sistemi simili sono in uso da quasi vent’anni. In quel contesto, l’orchestrazione viene applicata a livelli diversi dell’organizzazione, dai singoli ospedali alle intere regioni.
A livello ospedaliero, l’approccio basato sui task permette di governare in modo fluido attività operative come il trasporto dei pazienti, la logistica dei materiali, le pulizie e il bed management.
In Norvegia, la visione della disponibilità dei posti letto è estesa a livello regionale (su popolazioni di circa un milione di abitanti); questo permette ai servizi di emergenza, come ambulanze o elicotteri, di dirigere il paziente verso l’ospedale che dispone non solo del letto, ma di tutte le risorse specifiche necessarie per quel caso clinico in quel preciso momento.
Architettura tecnica e integrazione IoT
Dal punto di vista tecnologico, l’orchestratore non sostituisce i sistemi esistenti, ma si posiziona “in mezzo o sopra”, prelevando informazioni e permettendone lo scambio. La sua funzione principale è di lettura, sebbene possa fornire feedback applicativi scrivendo dati quando necessario. Grazie all’interfaccia standard HL7, l’orchestratore è in grado di dialogare con qualunque sistema informativo ospedaliero già presente.
Un elemento di innovazione ulteriore è rappresentato dal motore di interfacciamento per l’IoT, che consente di monitorare i sensori in modo coordinato. Questa capacità di aggregazione permette di generare dashboard personalizzate per la governance della struttura: ad esempio, il Direttore Generale può monitorare 10 parametri macroscopici, mentre un Direttore di Reparto può averne 30 di dettaglio per tenere sotto controllo ogni indicatore del proprio dipartimento.
Verso la Value-Based Healthcare: misurare gli outcome
L’adozione dell’orchestrazione dei processi sanitari è considerata il punto di partenza fondamentale per le organizzazioni che intendono applicare il paradigma della Value Based Healthcare.
Raccogliendo dati accurati sui processi, le strutture sono in grado di valutare gli outcome clinici in relazione alle risorse impiegate, determinando quanto costi realmente un processo clinico e dove sia possibile intervenire per migliorarlo.
L’investimento in un orchestratore non deve quindi essere visto come fine a se stesso, ma come uno strumento strategico per generare valore qualitativo e quantitativo. Attraverso l’analisi dei dati raccolti, anche basandosi su esperienze consolidate come la suddetta norvegese, è possibile mappare il ritorno sull’investimento (ROI) e comprendere come il lavoro per processi possa migliorare la qualità complessiva dell’assistenza.






