Data driven health

Così le tecnologie digitali possono far risparmiare risorse al sistema sanitario

Dall’inappropriatezza dei ricoveri derivano alti costi per la nostra sanità. Eppure, la tecnologia – con un approccio data driven – potrebbe essere utilmente impiegata per controllare le ospedalizzazioni evitabili, preservando risorse da investire in innovazione e sviluppo

28 Feb 2022

Fidelia Cascini

Ricercatrice e Docente di Igiene e Sanità Pubblica, Univ. Cattolica S. Cuore - Digital Health expert, DGSISS Ministero della Salute - Membro Gruppo PNRR Telemedicina, Agenas - Referente italiano Global Digital Health Partnership

Da studi di Epidemiologia e Ricerca Applicata (ERA – Atlante 2009 – Ospedalizzazione evitabile), sappiano che, in Italia, l’ospedalizzazione evitabile è rimarchevole e che l’incidenza dei ricoveri potenzialmente inappropriati si presenta con intensità differente per diversi gruppi di patologie.
Le malattie dell’apparato respiratorio, ad esempio, sono risultate causa di ricoveri inappropriati: fino al 50% dei casi per quelli ordinari e fino al 30% per quelli in day-hospital.
Dall’inappropriatezza dei ricoveri derivano alti costi per il sistema sanitario. Risorse che potrebbero, invece, essere risparmiate e investite meglio (pensiamo, ad esempio, che il costo di una degenza ospedaliera superiore a 1 giorno per DRG di infiammazione o infezione respiratoria senza complicanze è tabellato con un valore di circa 4500 euro).

La tecnologia potrebbe essere utilmente impiegata per controllare le ospedalizzazioni evitabili e risparmiare le risorse del nostro sistema sanitario.

Il problema delle ospedalizzazioni evitabili 

Il tema generale è quello di eliminare, in tutte le regioni italiane, le ospedalizzazioni evitabili. Ciò per risparmiare i costi del sistema sanitario dovuti a cure non appropriate, cioè non necessarie.
Così, nel 2011, il Ministero della Salute ha elaborato il Programma Operativo Appropriatezza.
Tale programma è stato basato su 19 indicatori per misurare, principalmente, i seguenti 4 fattori:

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  1. le quote di inefficienza tecnico-organizzativa delle strutture sanitarie, anche in relazione all’offerta territoriale, per percorsi diagnostico-terapeutici;
  2. l’ospedalizzazione di patologie prevenibili con interventi di prevenzione primaria come la vaccinazione e l’educazione a stili di vita sani (si pensi, ad esempio, alle ospedalizzazioni di patologie correlate al consumo di alcool o sostanze stupefacenti);
  3. l’ospedalizzazione di patologie croniche, evitabile mediante presa in carico del paziente a livello di assistenza territoriale;
  4. il ricorso a procedure interventiste che presentino elevata variabilità territoriale senza essere giustificate da reali differenze nel bisogno di salute espresso da un certo territorio.

Un approccio tecnologico data driven

Come si può rispondere, allora, alla mancata appropriatezza mediante la tecnologia?
Si potrebbero ottenere risultati sorprendenti affrontando il problema con un approccio tecnologico data driven, ossia, guidato dai dati e basato su sistemi di apprendimento automatico che raccolgano ed elaborino informazioni strutturate lungo tutto il percorso diagnostico-terapeutico del paziente.
Questo approccio consentirebbe, infatti, di comparare agevolmente tutti i possibili percorsi di cura esistenti in una data struttura – o in un territorio o in una regione – per individuare quelli più appropriati per specifici sottogruppi di popolazione.
Sarebbe inoltre possibile, assumendo una modalità di raccolta dati standardizzata per ciascun percorso di cura reale, sviluppare modelli ingegnerizzati per l’analisi della rischiosità specifica di percorso e di struttura di cura (Cap. 5 – Rischio Sanitario – Disegno di un modello organizzativo).

A causa dell’enorme quantità di combinazioni da elaborare per ottenere informazioni utili a prendere decisioni concrete, tali tipi di indagini non sarebbero possibili, per contro, se si adottasse un metodo manuale.

Tecnologie e appropriatezza delle cure: i passi fondamentali 

Per ridurre l’ospedalizzazione evitabile e aumentare l’appropriatezza delle cure con le tecnologie, i passi fondamentali sono almeno i seguenti 5:

  1. lavorare sui dati clinici destrutturati rendendoli FAIR, ossia Findable, Accessible, Interoperable, Reusable già all’origine, per permettere materialmente l’applicazione delle tecnologie ai dati del percorso;
  2. ripensare e riprogettare velocemente la sanità in ottica di percorsi di cura integrati e, quindi, in linea con quanto previsto nella Missione 6 Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (il PNRR fa esplicito riferimento, infatti, ad “un percorso integrato che parte dalla casa come primo luogo di cura per arrivare alle Case della Comunità e agli Ospedali di Comunità superando la carenza di coordinamento negli interventi sanitari, sociosanitari e socioassistenziali”);
  3. coinvolgere nel progetto istituzionale di ripensamento dei percorsi di cura integrati tutti gli interlocutori del mondo sanitario spaziando dalle Aziende Ospedaliere all’Industria Farmaceutica, dalla Medicina Generale alle Associazioni della sanità privata, dalle Facoltà di Medicina alle Società Scientifiche;
  4. formare il personale sanitario sull’approccio data driven e sulle sue potenzialità e criticità, potenziando quindi la digital health literacy e l’addestramento all’uso delle tecnologie digitali;
  5. stimolare partecipazione e responsabilizzazione dei cittadini nel processo di valorizzazione del percorso di cura integrato mediante una maggiore condivisione e una migliore comunicazione di nuove strategie, strumenti, metodi e risultati.

Tecnologie digitali e approccio data driven: i vantaggi

I vantaggi attesi sarebbero di molti. O meglio, di tutti. In particolare:

  • del paziente, che non solo beneficerebbe di una migliore organizzazione dell’assistenza sanitaria (che diverrebbe quindi più snella, accessibile e senza ritardi), ma sarebbe anche protetto da rischi derivanti da prestazioni non necessarie poiché non appropriate. Sappiamo, infatti, che esami diagnostici e trattamenti inappropriati non solo sono uno spreco di risorse economiche e un’ingiusta sottrazione di prestazioni a chi ne abbia davvero bisogno, ma comportano anche rischi di danno per la salute come, ad esempio, nel caso delle radiazioni nella diagnostica per immagini e dei rischi infettivi legati all’ambiente ospedaliero;
  • dei medici, che da una migliore organizzazione del lavoro, volto a garantire una continuità di cura con il supporto di sistemi tecnologici data driven, trarrebbero i benefici di un ottimale coordinamento tra diverse professionalità, con snellimento del carico di lavoro. Ciò, peraltro, con prevedibili vantaggi anche in termini di contenziosi medico-legali derivanti da disfunzioni del sistema in cui l’operatore resti, suo malgrado, coinvolto.
  • delle organizzazioni sanitarie, che potrebbero offrire cure di qualità superiore e più sicure in un ambiente più efficiente, evitando sprechi di risorse da poter investire in innovazione e sviluppo. Le tecnologie data driven rivolte ai percorsi permetterebbero, inoltre, di potenziare analisi del tipo costo-utilità degli interventi clinico-assistenziali, differenziandoli per ambienti di cura.
  • del Sistema Sanitario Nazionale, che da una maggiore appropriatezza delle prestazioni ospedaliere e da un corretto funzionamento dei percorsi integrati ricaverebbe non solo risorse utili a futuri investimenti in ricerca e sviluppo, ma si avvicinerebbe sempre di più agli ideali per i quali è stato concepito. Essi sono:

l’universalità, ossia la copertura sanitaria a tutta la popolazione;
la globalità, ossia tutti i servizi e le prestazioni necessarie a tutti;
la gratuità, ossia prestazioni senza costi diretti per i cittadini.


Questo contributo è frutto della collaborazione tra HealthTech360 e “Pillole di Sanità Digitale”,
la rubrica di Fidelia Cascini (www.fideliacascini.com) sui temi della sanità e delle tecnologie.
Qui trovate il video relativo al presente approfondimento.
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