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Nell’Healthcare i talenti non mancano, lo dimostrano le start-up

L’evento InnoStars Grand Final 2023, che si è svolto a Milano, ha visto confrontarsi 40 start-up europee a colpi di progetti innovativi. A decretare i vincitori una giuria formata da alcuni noti venture capital. È stata la dimostrazione che i talenti ci sono, ma bisogna saperli gestire e coltivare

Pubblicato il 29 Nov 2023

Il futuro dell’Healthcare passa sicuramente per le start-up. O, quantomeno, anche per le start-up.

Questo è il chiaro messaggio che si è colto in questi giorni a Milano, dove si è svolto l’InnoStars Grand Final 2023, atto conclusivo del processo di formazione operato da EIT Health Innostars che ha portato 40 tra le più promettenti start-up del settore sanitario provenienti dall’Europa centrale, orientale e meridionale a prepararsi nel corso del 2023 per la sfida finale con l’obiettivo di aggiudicarsi premi in denaro fino a 25.000 euro da impiegare per poter portare sul mercato i propri prodotti.

Una sfida che si è svolta battagliando sul campo della salute e usando come armi progetti innovativi, capaci di fornire un reale contributo al mondo dell’Healthcare.
La sfida si è giocata sul pitch, ovvero sulla presentazione dei progetti a dei rappresentanti di quotati venture capital internazionali del settore: ogni start-up ha avuto tre minuti di tempo per convincerli sia con le capacità di esposizione sia, soprattutto, con la concretezza delle proprie proposte.

I progetti sono stati presentati tutti in lingua inglese (la capacità di padroneggiarla è un aspetto che ha influito direttamente sulla valutazione finale) e hanno spaziato negli ambiti più disparati dell’Healthcare, dalla diagnostica alla cura di malattie.

Tre diversi gradi di maturità

Le start-up sono state suddivise in tre gruppi, in funzione del livello di maturità della società stessa e del progetto presentato: RIS Innovation Call, InnoStars Awards e Attract to Invest.

“Le start-up che partecipano ai nostri programmi provengono quasi sempre da istituti di ricerca o università – ha precisato Chiara Maiorino, EIT Health Ecosystem Lead for Italy –. Hanno brevetti che devono monetizzare e il prodotto base per entrare sul mercato. Consideriamo l’Innostars Awards, che è il premio più conosciuto tra quelli promossi da InnoStars, come un supporto alla conoscenza, all’avvicinamento al mondo finance, ed è destinato alle start-up provenienti dai Paesi InnoStar, cioè Portogallo, Italia, Polonia e Ungheria, e da tutti quelli delle aree della Southern Europe (comprese Spagna e Grecia) e dell’Eastern Europe”.

Il premio RIS Innovation Call 2023, invece, ha l’obiettivo di fornire supporto finanziario alle innovazioni proposte dalle start-up che si trovano ancora in fase di proof-of-concept, mentre Attract To Invest è il premio rivolto a quelle start-up che hanno già un prodotto in fase finale o che già sono diventate micro o piccole imprese e la loro attività genera già entrate.

“L’InnoStars Grand Final event è l’atto finale di un programma di training e, soprattutto, di avvicinamento al mondo degli investitori – ha precisato Chiara Maiorino – che permette alle start-up che vi partecipano di essere ascoltate dai venture capital o dalle aziende non solo nella parte conclusiva della competizione, ma anche durante tutto il processo di accompagnamento all’incontro con gli investitori stessi. Apprendono, quindi, anche come preparare un pitch e come gestire un deal”.

I gruppi InnoStars Awards e RIS Innovation Call erano composti da 10 start-up, mentre Attract To Invest da 20. Per la cronaca, il premio InnoStars Awards è stato vinto dalla start-up portoghese GoTech per un sistema di disinfezione dei cateteri, RIS Innovation Call è stato vinto dalla portoghese Orgavalue con un progetto per la bioingegnerizzazione degli organi umani, Attract To Invest è stato vinto dalla ceca Mebster con il progetto di un esoscheletro di ausilio per la camminata.

Gestire e coltivare le idee

In un periodo in cui la mancanza di talenti è un argomento che tiene banco nel mondo dell’Healthcare, una manifestazione come InnoStars Grand Final 2023 ha dimostrato che i giovani, le competenze e le idee, in realtà, non mancano. Bisogna saperle gestire e coltivare. Questo è il compito che svolge EIT Health, attraverso i suoi partner, che sono centri di ricerca, università e anche aziende del settore.

Nella sua globalità, il partenariato oggi consta di circa 29 partner distribuiti in Portogallo, Italia, Polonia e Ungheria. In Italia, i partner sono l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, l’Università degli studi di Torino, Synlab Italia, Synlab SDN, ART-ER, e la Fondazione Bruno Kessler. Sono inoltre network partners anche Bio Industry Park Fumero, Value Services, Life Science District e Advice Pharma.

“Siamo parte del terzo pillar dell’Horizon Europe dedicato all’innovazione – ha sostenuto Chiara Maiorino – quindi valorizziamo budget della Commissione per permettere a entità localizzate negli Stati membri di promuovere e supportare i loro piani di innovazione attraverso programmi formativi, supporto alla creazione e sviluppo di impresa o erogazione di grant per progetti di innovazione, validazione tecnologia e servizi”.

Promuovere l’innovazione

“Come EIT Health vogliamo promuovere l’innovazione in ambito Healthcare – ha aggiunto Chiara Maiorino –. E lo facciamo prima di tutto attraverso lo strumento educativo e formativo. Quindi creiamo programmi a supporto degli imprenditori o dei professionisti per permettere all’innovazione di essere organizzata e di rispondere alle sfide del mercato. Raccogliamo gli innovation gaps dei nostri partner industriali o delle università: per esempio, di quale tecnologia necessitano se vogliono fare innovazione o se hanno bisogno di studenti formati in una certa maniera. Insieme a loro cerchiamo di costruire quei programmi che possono favorire la creazione di tali soluzioni o una determinata formazione degli studenti”.

Molte università collaborano con EIT Health perché, più che un innovation gap, hanno un innovation need: riuscire a vendere i brevetti di cui sono proprietarie sotto forma di licenze o sotto forma di creazione di una start-up, che poi può essere acquisita da una grande azienda.

Il lungo percorso dei venture capital

Lungo questo percorso, però, la start-up deve essere seguita e aiutata finanziariamente. Di questo si possono occupare i venture capital, come ci ha confermato Carlo Sanfilippo, Senior Investor Manager di Indaco Venture Capital, che era tra i giudici di InnoStars Grand Final 2023. “L’ecosistema che presenta un evento come questo è molto interessante e clusterizza la parte finale di un processo di selezione di start-up, per cui presenta il meglio delle società che nel corso dell’anno sono state viste. Di progetti interessanti ne ho visti diversi”. Il giudizio di un esperto che arriva a conferma di quanto si diceva sulla preparazione e competenza dei giovani che operano in ambito Healthcare.

Sorge, però, un problema: gli investimenti fatti nelle start-up della sanità sono quelli a più alto rischio perché prevedono tempi molto lunghi per un ritorno dell’investimento.
“Tipicamente, chi punta su una start-up deve preventivare un percorso che dura una decina di anni”, ha evidenziato Sanfilippo. L’ambito medicale, infatti, è molto normato e lo sviluppo di un prodotto richiede numerose prove precliniche, su animali o in vitro, prima di giungere a dei test sulle persone, verso le quali è comunque necessario garantire la sicurezza e l’efficacia. “In questo periodo di tempo – ha aggiunto Sanfilippo – la statistica dice che, se un venture capital investe su 10 start-up, solo due saranno riuscite ad avere successo, due saranno fallite e le altre riusciranno a sopravvivere”.

Tempi troppo lunghi che implicano un destino incerto. Quindi, diverse start-up preferiscono abbandonare un Paese come l’Italia per dirigersi in nazioni, come gli Stati Uniti, dove c’è un mercato maggiore e dove testare un prodotto può essere meno articolato.

Giovani progettisti

Tuttavia, l’entusiasmo tra i giovani che hanno intenzione di cimentarsi in progetti innovativi che legano l’Healthcare al digitale non manca.
In contemporanea all’InnoStarsGrand Final 2023, SynLab Italia, che ha appunto ospitato tutto il cluster InnoStars per questo evento, ha promosso gli EIT Health iDays, un hackathon destinato agli studenti universitari di tutte le facoltà.
“L’anno scorso il tema erano i big data, quest’anno sono le smart city – ha affermato Maurizio Ferrari, Chief Medical Officer di SynLab e membro della giuria degli award di InnoStar –. Abbiamo una settantina di ragazzi e ragazze divisi in otto gruppi che hanno lavorato tutto il giorno, ma credo anche la notte, per 48ore, con grande entusiasmo. Alla fine, ci sarà un pitch che decreterà un gruppo vincitore. Questo andrà a esporre il suo progetto alla finale europea prevista a Barcellona il 30.11 e il 01.12”.

L’anno scorso, il gruppo italiano si è classificato al quarto posto nella finale di Vienna. “Ma quello che più importa è che tutti hanno detto di aver vissuto un’esperienza da cui hanno appreso molto, anche perché si sono trovati a competere in ambito internazionale”, ha precisato Maurizio Ferrari.

L’hackathon iDays, che sarà promosso anche per i prossimi due anni, alla fine, porta a trovare la soluzione a un problema all’interno di un gruppo (seguiti da un mentor) che potrebbe essere uno spin-off universitario. E spesso sono soluzioni davvero brillanti. Al punto che Ferrari non ha timore di affermare che “con la carenza di talenti che osserviamo, chissà che tra questi ragazzi non ce ne sia qualcuno che potremo assumere in futuro”.

Contributo editoriale sviluppato in collaborazione con EIT Health Innostars

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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