Il punto di vista

2026: Odissea nell’ospizio



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A maggior ragione nel caso degli anziani, le tecnologie e l’AI vanno usate solo per tutto ciò che possiamo loro delegare senza intaccare la continuità e, soprattutto, la profondità della relazione tra l’anziano e chi lo segue e lo cura

Pubblicato il 14 mag 2026

Paolo Colli Franzone

Presidente IMIS, Istituto per il Management dell’Innovazione in Sanità



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Alzi una mano chi non ha avuto modo di leggere, negli ultimi 2-3 mesi, uno o più articoli dedicati al ruolo centrale dell’Intelligenza Artificiale nell’assistenza agli anziani.

Perlopiù, si tratta di articoli clamorosamente pubbli-redazionali, scritti sotto dettatura da chi – poco importa se in buona o cattiva fede – ritiene di aver realizzato la Madre di Tutte le Applicazioni, quella che nessuna residenza per anziani può fare a meno di avere se vuole controllare i suoi ospiti a colpi di telemedicina più o meno “aumentata” grazie all’AI.

Quasi sempre si tratta di applicazioni di telemonitoraggio, dove l’AI ha il solo compito di “fare scena” e giustificare un costo decisamente alto. Ma “è il PNRR, bellezza, e l’importante è fatturare”.

AI e Telemedicina per la terza età

Da quando abbiamo capito di essere una delle Nazioni più vecchie del pianeta, intorno alla terza età si è sviluppato un business colossale che non poteva non includere anche l’Information Technology.

Sia chiaro: la Telemedicina è fondamentale nell’assistenza agli anziani. E ben venga anche qualche mirabilia di Intelligenza Artificiale capace di supportare davvero il lavoro di chi, quegli anziani, li deve assistere e curare.

Quello che non convince, è l’entusiasmo eccessivo che si manifesta leggendo articoli che ci vogliono far credere che possiamo immaginare simpatici vecchietti ultraottantenni intenti a dialogare col fratello scemo di HAL 9000 parlando di picchi di colesterolo e di dolori intercostali.

Siamo sicuri che sia davvero così?

L’Odissea nell’ospizio

Volendo venire a capo dell’enigma, ho pensato di farmi aiutare da Omero: supponendo che il viaggio sia una metafora della vita e che Itaca sia il topos della risoluzione, ho chiesto all’aedo cosa ne pensasse. Ecco qui una sintesi del suo pensiero:

“No, guarda, non ti confondere: qui, se proprio vogliamo parlare di viaggi e tribolazioni, dobbiamo pensare a chi cerca un posto per sistemare il nonno in una RSA senza dover pagare una fortuna. L’odissea nell’ospizio, ecco cosa.”

In effetti, come dargli torto?

Prima di parlare di come rendere “intelligenti” le RSA, dovremmo occuparci di aprirne di più e di renderle economicamente abbordabili.

Se fossimo in un Paese meno assuefatto alle logiche dei silos, ci potremmo rendere conto che investire in RSA è un affare soprattutto perché produce effetti davvero miracolosi sugli ospedali, svuotandoli da tutti i finti acuti indebitamente parcheggiati.

Poi, ma solo poi, possiamo sbizzarrirci a riempire queste RSA di tecnologie.

Il valore della Telemedicina e delle tecnologie per l’anziano

Non mancano di sicuro le evidenze rispetto all’efficacia e appropriatezza di decine di applicazioni specifiche per la gestione remota di pazienti ospiti di RSA, anche nei casi di particolare complessità. E anche al di fuori delle mura delle residenze per anziani, con particolare riferimento ai vari setting di assistenza domiciliare, le tecnologie digitali possono risultare utilissime nella gestione di soggetti anziani.

Nella survey effettuata dalla SIGOT (Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio) nel 2021, ben 4 geriatri su 5 riconoscono un elevato valore potenziale per le prestazioni di telemedicina, soprattutto nell’ottica della gestione delle patologie croniche e nella prevenzione delle ospedalizzazioni legate alla loro riacutizzazione.

Il ruolo insostituibile della relazione tra l’anziano e chi lo cura

Così come qualunque bravo navigatore, a partire da Ulisse, ha perfettamente chiaro in mente, l’equilibrio è fondamentale almeno tanto quanto lo è l’aver ben chiara in mente la rotta e la destinazione: “equilibrio” qui significa non dimenticare mai il ruolo insostituibile degli operatori sanitari nella gestione di soggetti particolarmente complessi come gli anziani polimorbidi e politrattati.

Il trucco è semplice: usiamo le tecnologie per tutto ciò che possiamo loro delegare senza intaccare la continuità e la profondità (sottolineo “profondità”) della relazione tra l’anziano e chi lo segue e lo cura.

In termini più immediati, l’utilizzo delle tecnologie e dell’Intelligenza Artificiale non può diventare una sorta di gioco a somma zero, dove si erogano prestazioni un tantino impersonali con il solo obiettivo di risparmiare tempo e denaro.

Il tempo “risparmiato” grazie alle tecnologie va interamente reinvestito in prestazioni frontali: maggiore assistenza, maggiore relazione umana. Fosse anche raccontare una barzelletta, informarsi sul cosa e quanto il nostro anziano ha mangiato ieri, tranquillizzarlo rispetto a qualche più o meno fastidioso effetto collaterale di uno dei tanti farmaci assunti.

I geriatri lo sanno benissimo: gestire un anziano significa essere bravi medici ma – al tempo stesso – bravi ascoltatori e buoni conversatori.

Il supercomputer stile HAL 9000 non può sostituire né un geriatra né un infermiere, se non per qualche piccola porzione delle loro attività. Può, per contro, potenziare il suo lavoro contribuendo a migliorare intensità e appropriatezza delle prestazioni.

Tecnologie sì, ma cum grano salis

È quindi fondamentale ridisegnare gli obiettivi sia per quanto riguarda le strutture residenziali che per l’assistenza domiciliare, superando l’errore (purtroppo commesso) di privilegiare la quantità (“tot” nuovi ospiti in RSA, “tot” nuovi arruolati in assistenza domiciliare) a discapito della qualità delle prestazioni erogate.

Nessun delirio ipertecnologico, nessuno spazio per chi vede nelle tecnologie l’occasione per fare fatturato a discapito dell’appropriatezza.

Tecnologie cum magno grano salis, e molta formazione per gli operatori che a vario titolo interagiscono con gli anziani. Solamente così possiamo davvero pensare di riuscire a creare qualcosa di veramente nuovo

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