Il punto di vista

L’insostenibile leggerezza del CIO

Da diversi anni, la figura dell’IT manager, soprattutto nella Pubblica Amministrazione, è stata svuotata di importanza e strategicità rispetto ai “ruggenti” anni ‘70. L’analisi delle principali motivazioni che ne hanno causato il downgrade

Pubblicato il 26 Feb 2024

Paolo Campigli

CIO Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi (Firenze)

Ebbene sì, gli IT manager, o CIO (Chief Information Officer), o Responsabili dei sistemi informativi, sono un po’ piagnoni.
Soprattutto quando operano nella Pubblica Amministrazione.

Sempre a lamentarsi: delle scarse risorse a disposizione, dei fornitori inadeguati, degli utenti-utonti, dei bei tempi quando si poteva fare… qualcosa (decidete voi cosa).
Chi scrive non fa eccezione, la critica verso la realtà attuale ed il pianto dirotto sono il mio pane quotidiano.

Ma ciò dipende solo da una normale predisposizione degli informatici alla lagna, è un complesso di superiorità mai sopito dai tempi della laurea, oppure una voluptas dolendi di petrarchesca memoria?

CIO ridotto a tecnico del computer?

Fa riflettere sulla questione l’approfondimento di Claudio Carlo Franzoni – pubblicato qui, su HealthTech360, secondo il quale il ruolo del CIO si è ormai ridotto a quello di “tecnico dei computer” o poco più, e che la Direzione Sistemi Informativi (o come la si vuol chiamare) sia situata sempre su posizioni di secondo piano rispetto alle Direzioni top level.

Nel constatare che quanto affermato da Franzoni è sicuramente vero, non posso però fare a meno di ripensare agli ultimi quarant’anni di ICT in Italia, in particolare nella Pubblica Amministrazione, per provare a trarre qualche conclusione.

La prima è che, purtroppo, ho una certa età. E fin qui, niente di strano. Ma negli anni ho potuto assistere ad un progressivo degradarsi della figura del “Capo CED” fino ad arrivare al “tecnico dei computer” di cui sopra.

Per i più giovani: CED sta per Centro Elaborazione Dati, ed è un concetto legato ad una visione centralistica dell’IT, in cui i mainframe la facevano da padroni e l’idea di “installare un software” o “scaricare un video” era del tutto di là da venire.

Proprio in queste realtà, il “Capo Centro” ricopriva un ruolo quasi mistico: era colui che amministrava i flussi dati dell’Ente, il dominus che decideva chi poteva svolgere un determinato ruolo e come, che discuteva ai piani più alti le strategie di sviluppo informatico ed informativo dell’Azienda.

Il CIO è il Direttore dell’Informazione

Informativo/informatico: una lettera fa una grande differenza.
Come fa notare Franzoni nel suddetto approfondimento, il CIO (Chief Information Officer) è, alla lettera, il “Direttore dell’Informazione” e non semplicemente il “Direttore dei computer”.

E così era: i progetti di innovazione dell’area documentale, dell’area tecnica, del commerciale, tanto per dirne alcuni, non potevano prescindere da un nulla osta del CIO, quando non da un coinvolgimento diretto della sua struttura.
L’aspetto hardware era solo un accessorio, a ben vedere.

L’evoluzione dei sistemi informativi

Credo che ci siano due punti cruciali nell’evoluzione dei sistemi informativi che hanno contribuito al ridimensionamento della figura del Capo Centro al livello sostanzialmente subalterno di adesso: la diffusione della cosiddetta informatica distribuita e, naturalmente, Internet.

Fino alla fine degli anni ’80, l’uso del terminale e tastiera era riservato alle applicazioni aziendali definite ed amministrate dal CIO. Spesso, i software erano dei piccoli capolavori di ingegneria informatica, realizzati come un vestito su misura per le esigenze aziendali ed ottimizzati nei dettagli.

In un Comune dove ho lavorato, il mio predecessore aveva addirittura studiato e minimizzato il numero di clic (pardon: di tasti, il mouse non era in uso) per arrivare a completare ogni procedura. Il sistema era studiato tenendo conto dei suggerimenti degli utenti finali ed era costantemente monitorato e fatto evolvere.
Stiamo parlando di una realizzazione di un ingegnere, dipendente comunale. Lo sottolineo perché questo aspetto di internalizzazione è molto importante.

In questo contesto, è ovvio che il CIO fosse un funzionario assai potente ed ascoltato ai piani alti, avendo in mano le chiavi dell’amministrazione. Il suo stipendio, viceversa, non era quasi mai all’altezza del ruolo, ma questo è un altro discorso (vedete? Sto iniziando il pianto, ma smetto subito).

PC, Windows e Web impattano sul ruolo degli IT manager

Con la diffusione dei personal computer e delle reti locali, gli utenti si sono accorti che potevano fare a meno del potente funzionario: con Windows e Office potevano realizzare molte delle funzioni prima affidate al CED, e i più vispi si accorsero che nelle edicole si potevano acquistare riviste con un CD e molti giochi, che puntualmente venivano installati sui PC aziendali. E già qui l’onnipotenza del CIO subì un duro colpo.

Windows è un altro complice nella riduzione di ruolo degli IT manager. Ha, infatti, la grande colpa di aver reso tutto troppo facile, troppo colorato, troppo “cliccabile”, mascherando il grande lavoro di chi gestisce tutto quello che sta dietro lo schermo. L’idea di considerare i PC ed i server alla stregua di lavatrici che si accendono e funzionano, è nata proprio negli anni ‘90.

E poi, a fine anni ‘90, ecco il Web. E qui il CIO deve inventarsi anche esperto di cybersecurity, imponendo regole e limitazioni di vario tipo (“Perché non posso installare Word craccato?”, “Non posso andare sul sito di scommesse on line?”) che fanno diminuire drasticamente la sua popolarità.
Da un lato, il magico mondo della Rete, dall’altro un cerbero che non fa fare niente e non compra il computer con l’ultimo processore disponibile. E, naturalmente, i bug dei software, i crash hardware, i down della ADSL, sono tutti imputabili al Capo Centro.

Ingegneri ed informatici: la scarsa considerazione dai “piani alti” 

Ammettiamolo, un po’ dobbiamo fare autocritica: gli informatici non sono bravi venditori – soprattutto di sé stessi – e non sono bravi comunicatori.
“Ho parlato con il tuo collega, mi ha detto tante cose ma non ho capito niente”.
Oppure: “Voi informatici parlate strano”.
In più, essi soffrono in maniera patologica la scarsa considerazione che dai piani alti si riserva alla loro attività.

Questo ha portato molti top manager a pensare che, forse, piano piano, poco a poco… sarebbe bene toglierseli di torno, questi ingegneri noiosi. E da qui le diffuse esternalizzazioni o ridimensionamenti della funzione IT dal 2000 in poi, con risultati, a mio modo di vedere, sconfortanti.

Con il PNRR, i CIO diventano impiegati amministrativi

Ciliegina sulla torta: in questo panorama di esternalizzazione, spesso scriteriata, delle responsabilità e di svilimento della figura del CIO, si è abbattuto il PNRR.
I progetti PNRR, nella loro declinazione sul territorio, sono stati completamente svuotati di ogni valenza tecnica per trasformarsi in complicatissimi adempimenti burocratici.

E i nostri CIO, una volta di più, hanno dovuto adeguarsi a svolgere il compito di impiegati amministrativi.

– Paolo, vorrei parlarti di un progetto interessante
– Va bene, Marco, dimmi
– Ho bisogno di un portatile per il nuovo assunto
– Ah.

– Urgente! C’è bisogno di acquistare entro fine mese dieci Mac e queste licenze software per un progetto universitario importantissimo!
– Vediamo se è possibile, ma quando è partito questo progetto?
– Nel 2019
– Ah.

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