C’è una consapevolezza che, sempre più chiaramente, sta emergendo nei congressi, nei confronti scientifici e nella pratica quotidiana. E il convegno svoltosi a L’Aquila, UFA DAY 2026, con la responsabilità scientifica della Dott.ssa Liberatore Esther (Direttore UOC Servizio Aziendale del Farmaco, ASL1 L’Aquila), della Dott.ssa Santilli Michela (Dirigente Farmacista, Laboratorio UFA Servizio Aziendale del Farmaco, ASL1 L’Aquila) e del Dr. Cioffi Pasquale (Dirigente Farmacista , Laboratorio UFA Servizio Aziendale del Farmaco, ASL1 L’Aquila), rappresenta in tal senso un esempio concreto della profonda transizione in atto nella Sanità, in cui temi apparentemente distinti – innovazione oncologica, radiofarmacia, intelligenza artificiale, appropriatezza prescrittiva e sostenibilità – s’intrecciano in un’unica traiettoria evolutiva.
Una traiettoria che porta verso una sanità sempre più digitale, integrata e data-driven, ma che richiede, al tempo stesso, una crescente capacità di interpretazione e governo del cambiamento.
Indice degli argomenti
Il ruolo di AI e robotica nella farmacia ospedaliera oncologica
In questo contesto, come membro dell’area Digital Health nazionale della SIFO, presieduta dal Prof. Claudio Pisanelli, chi scrive ha avuto l’opportunità di approfondire il ruolo dell’intelligenza artificiale e della robotica nella farmacia ospedaliera oncologica, nell’ambito della sessione moderata da Mattia Capulli, Miriam Carmen Di Staso e Michela Santilli.
Un ambito in forte evoluzione, in cui tecnologia e competenze professionali devono necessariamente integrarsi per garantire sicurezza, appropriatezza e qualità delle cure.
È proprio in questo equilibrio tra innovazione tecnologica e responsabilità clinica che si gioca la sfida dei prossimi anni: una sfida che non può essere affrontata in modo isolato, ma richiede visione sistemica, collaborazione multidisciplinare e un continuo investimento nella formazione.
Innovazione oncologica: complessità crescente e bisogno di strumenti evoluti
Le sessioni dedicate alle terapie oncologiche hanno evidenziato con chiarezza come l’Oncologia sia oggi uno degli ambiti più dinamici della Medicina. I focus su carcinoma uroteliale, tumore della prostata metastatico e neoplasie ginecologiche hanno mostrato come le opzioni terapeutiche si stiano moltiplicando, diventando sempre più mirate e personalizzate.
A questa evoluzione si affianca lo sviluppo della Radiofarmacia, che introduce approcci innovativi capaci di integrare diagnosi e terapia, aprendo la strada a modelli sempre più orientati alla medicina di precisione.
Tuttavia, questa ricchezza di opportunità porta con sé una crescente complessità: più opzioni terapeutiche significano più variabili da considerare, più dati da interpretare, più decisioni da prendere in tempi spesso rapidi.
Ed è proprio in questo contesto che emerge la necessità di strumenti in grado di supportare il processo decisionale.
Intelligenza Artificiale in Oncologia: da promessa tecnologica a snodo critico
L’Intelligenza Artificiale è oggi uno dei principali punti di snodo di questa trasformazione, non solo per le sue potenzialità, ma per le implicazioni che porta con sé.
Durante il congresso, le sessioni dedicate all’AI hanno messo in evidenza come questa tecnologia stia progressivamente entrando nei percorsi di cura oncologici, in particolare attraverso la diagnostica predittiva, l’analisi dei big data e il supporto alle decisioni cliniche.
La possibilità di elaborare enormi quantità di dati – clinici, radiologici, genomici – consente di individuare correlazioni che sfuggono all’analisi tradizionale, migliorando la capacità di stratificare i pazienti e di selezionare le terapie più appropriate.
Ma è proprio questa potenza che impone una riflessione più profonda.
L’intelligenza artificiale non è semplicemente uno strumento in più: è un elemento che modifica il modo stesso in cui si costruisce la decisione clinica. Introduce una nuova dimensione, quella algoritmica, che si affianca – ma non sostituisce – il ragionamento umano.
Come evidenziato anche nel contributo della SIFO, il valore dell’AI non risiede nella capacità di generare output, ma nella capacità dei professionisti di interpretarli.
Il rischio più grande, infatti, non è quello di non utilizzare l’intelligenza artificiale, ma di utilizzarla in modo acritico, affidandosi a risultati senza comprenderne la genesi, i limiti e il contesto applicativo.
Si parla sempre più spesso di “allucinazioni” dell’AI, ovvero di risposte plausibili ma non corrette, che possono indurre in errore se non adeguatamente validate. Questo aspetto, in ambito clinico, assume una rilevanza cruciale, perché ogni decisione ha un impatto diretto sulla salute del paziente.
L’AI, quindi, non può essere considerata un sostituto del professionista, ma deve essere vista come uno strumento da governare, da interrogare, da integrare in un processo decisionale più ampio.
Il dato come materia prima: dalla quantità alla qualità
L’AI, per funzionare, ha bisogno di dati. E la Sanità, oggi, ne produce in quantità enorme.
Tuttavia, il punto critico non è la quantità, ma la qualità e l’interpretazione.
I dati devono essere accurati, interoperabili, contestualizzati. Devono essere letti alla luce del quadro clinico, delle caratteristiche del paziente, delle specificità organizzative. Senza questo passaggio, il rischio è costruire modelli sofisticati su basi fragili.
Il dato, quindi, non è solo una risorsa tecnica, ma una materia prima che richiede competenza per essere trasformata in valore.
Farmacia clinica e sostenibilità: l’AI come alleato
In ambito di appropriatezza prescrittiva e sostenibilità, l’Intelligenza Artificiale può rappresentare un alleato importante.
La possibilità di analizzare pattern prescrittivi, monitorare l’utilizzo dei farmaci, valutare esiti e costi, consente di supportare decisioni più informate e di migliorare la gestione delle risorse.
In oncologia, dove i costi delle terapie sono elevati e in continua crescita, questo aspetto diventa particolarmente rilevante. Tuttavia, anche in questo caso, il valore dell’AI dipende dalla capacità di integrarla nei processi e di interpretarne i risultati in modo critico.
Un esempio concreto di integrazione tra sanità digitale e innovazione è rappresentato dai laboratori di manipolazione degli antiblastici. L’introduzione di modelli data-driven, sistemi di tracciabilità e tecnologie a circuito chiuso consente di migliorare sicurezza, efficienza e sostenibilità. Ma, anche in questo contesto, la tecnologia richiede competenze: la capacità di leggere i dati, di monitorare i processi, di intervenire in modo tempestivo.
In questo scenario, il farmacista ospedaliero assume un ruolo sempre più complesso e strategico.
Non è più solo il gestore del farmaco, ma diventa un interprete del dato, un facilitatore dei processi, un professionista in grado di dialogare con clinici, manager e tecnologi.
L’AI non riduce il suo ruolo, ma lo amplifica, richiedendo competenze nuove e una maggiore responsabilità nella valutazione delle decisioni.
Formazione: il vero punto di equilibrio tra tecnologia e competenza
Ed è proprio qui che emerge il nodo centrale: la formazione. Perché, se l’AI rappresenta uno strumento potente, il suo valore dipende interamente dalla capacità di chi la utilizza.
La formazione deve quindi evolvere, diventando interdisciplinare, continua e orientata alla pratica. Deve includere competenze digitali, ma anche capacità critica, perché utilizzare l’AI non significa solo saperla attivare, ma saperla interrogare.
È necessario formare professionisti in grado di comprendere il funzionamento degli algoritmi, di valutarne l’affidabilità, di integrarne i risultati nel contesto clinico.
L’Intelligenza Artificiale come sfida culturale
Ciò che emerge con chiarezza è che l’AI non rappresenta solo un’innovazione tecnologica, ma una sfida culturale. Una sfida che riguarda il modo in cui si costruisce la conoscenza, si prendono decisioni e si gestisce la complessità.
Il cambiamento è già in atto, e sta emergendo con forza anche in molti altri congressi e contesti scientifici. Ma la direzione, da sola, non basta. Serve la capacità di percorrerla con consapevolezza, competenza e senso critico. Perché l’AI può supportare, accelerare, suggerire. Ma sarà sempre il professionista a dover decidere. E per decidere, oggi più che mai, serve essere formati.






