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Competenze digitali: ora o mai più

L’Italia è in forte ritardo, rispetto agli altri Paesi europei, nella digitalizzazione dell’economia e della società. È sul capitale umano che segna il passo ancor di più. Ma senza adeguate competenze digitali non c’è innovazione. La sanità non fa eccezione. Occorre cambiare rotta. E con urgenza

26 Apr 2022

Massimo Mattone

Direttore Responsabile HEALTHTECH360.it

“Ora che – con il PNRR – i soldi sono arrivati, il problema sembra essere diventato come spenderli. Urge mettere le persone e le competenze al centro del processo di innovazione tecnologica”.

Ci eravamo lasciati, qualche settimana fa, con questa considerazione. Che – per la Sanità Digitale – si fa sempre più attuale e urgente.
Da allora, ne abbiamo continuato a discutere su Healthtech360, ci siamo confrontati sui social. E sono nati, di recente, interessanti progetti e tavoli di lavoro che hanno messo al centro la questione.

Superare la frammentazione e generare comunità. Sono questi i due principi su cui fondare il nostro essere in salute nel XXI secolo – si legge, a proposito delle competenze digitali – nel progetto SaluteDomani -. Immersi in una cultura di specializzazione e separazione dei saperi, dei territori, degli individui, abbiamo perso di vista l’unità e la complessità dell’essere in relazione. E allora il pubblico contrapposto al privato, l’ospedale al territorio, lo Stato alle Regioni, il medico di base agli specialisti, le scienze esatte agli studi umanistici, il corpo alla mente, il cittadino al paziente. Appartenenze sempre più rigide e difensive, individui sempre più parcellizzati. Ma l’avvio del nuovo secolo ci segnala che così non funziona. Le sfide sono globali, il destino è comuneAbbiamo bisogno di ripensare valori culturali e infrastrutture su cui basare le nostre società e la nostra salute”.

Come non essere d’accordo. Se non si abbattono i silos tra i diversi attori dell’innovazione, infatti, il primo dei problemi, quello che blocca sul nascere il processo stesso di innovazione e di trasformazione digitale della sanità, è il non riuscire ad esprimere una domanda qualificata. E per farlo, ci ricorda Massimo Mangia, serve una competenza approfondita del dominio, una chiara visione dei modelli e degli obiettivi che si vogliono raggiungere, la padronanza delle nuove tecnologie digitali e la capacità di pensare come impiegare queste ultime per realizzare una vera trasformazione della sanità.

Sulla stessa lunghezza d’onda Antonio Veraldi – Responsabile area Regioni e Sanità FORUM PA – quando sottolinea che la leva digitale sembra essere lo strumento migliore per cogliere gli obiettivi di salute globale, precisando, però, come essa debba essere accompagnata con le altre leve di ogni innovazione: le persone e le loro competenze.
Una governance condivisa e collaborativa capace di coinvolgere ogni energia vitale.

Ne avevo scritto anche qui: serve condivisione totale. Non solo della conoscenza (scientifica e tecnologica) ma, anche, degli obiettivi (strategici e di governance).

Già, tutti d’accordo, a quanto pare. Ma come farlo concretamente?

Massimo Mangia – lui che pure è, tra le tante altre cose, anche un tecnico – parte dall’osservazione – che è anche una proposta  – che non si possa e non si debba in alcun modo delegare l’evoluzione della Medicina ai soli tecnici. Bisogna consentire ai professionisti della sanità (medici e infermieri, ma anche funzionari e dirigenti) di diventare i protagonisti di una trasformazione digitale rivolta alla creazione di valore.

Insomma, estendere le competenze digitali a tutti gli attori dell’innovazione in sanità.

E la cosa bella è – ne scrivevo qui – che – a volte – nel problema si nasconde anche la soluzione. Che se il problema sono le competenze per spendere bene i fondi del PNRR, negli stessi fondi del PNRR c’è parte della soluzione per spenderli bene.
La Componente 2 della Missione 6 Salute, infatti, prevede specifici investimenti per lo sviluppo delle competenze tecniche, professionali, digitali e manageriali del personale del sistema sanitario con l’obiettivo, tra gli altri, di rafforzare la formazione universitaria in medicina di base e garantire un rafforzamento delle competenze manageriali e digitali del personale sanitario. Sul tavolo – non dimentichiamolo – ci sono ben 737,6 milioni di euro. Finanziamenti che coinvolgeranno, gradualmente, migliaia di persone entro il 2026.

C’è da dire, al proposito, che il Ministero della Salute è al lavoro su questi aspetti.
Proprio in risposta a quanto scrivevo in merito alla necessità di rafforzare le competenze manageriali e digitali in ambito sanitario sfruttando proprio i fondi del PNNR, Fidelia Cascini (Ricercatrice e Docente Università Cattolica Sacro Cuore e Digital Health expert, DGSISS Ministero della Salute), autore di molti contributi scientifici qui su HealthTech360, replicava così: “Giusto Massimo, negli stessi fondi del PNRR c’è parte della soluzione per spenderli bene. Stiamo, infatti, programmando presso la DGPROF del Ministero della Salute il percorso formativo per l’acquisizione di competenze e abilità di management e digitali di 4500 manager del SSN che dovranno gestire nuovi modelli assistenziali. E stiamo anche realizzando, presso la DGSISS del Ministero della Salute, una piattaforma nazionale per la governance e la diffusione di informazione e formazione sulla Telemedicina e le inerenti riforme. E poi anche, presso l’Università Cattolica Facoltà di Medicina, corsi di perfezionamento universitari sulla sanità digitale per professionisti sanitari. Ma questo – ha precisato Cascini – servirà a compensare solo una parte delle nostre storiche carenze italiane di formazione terziaria in materie STEM, che ci rendono davvero ultimi in Europa per competenze digitali avanzate. In ogni caso, meglio tardi che mai, per rimettersi in pista. Ora o mai più!”.

competenze digitali sanità
Indice DESI 2021: l’Italia è al 20esimo posto fra i 27 Stati membri dell’UE. In particolare, è al 25esimo posto come percentuale di persone tra i 16 e i 74 anni con “perlomeno competenze digitali di base” contro un 56% nella UE. Riguardo alle “competenze digitali superiori a quelle di base”, l’Italia è al 22% rispetto al 31% nella UE.

Già, meglio tardi che mai, dice Cascini. E “prima che sia troppo tardi”, replica Angelo Rossi Mori – il quale sottolinea come sia necessario creare i ponti tra i notevoli progressi che si stanno facendo nelle Missioni 1, 5 e 6 del PNRR. Integrare sanità e sociale. Nuovo FSE per fare rete dentro e intorno alla casa di comunità. Telemedicina armonizzata nei progetti di cura insieme alle attività in presenza e all’autocura. Ripensare terminologie e codifiche per usi multipli nei processi di cura e assistenza e nei cruscotti manageriali.

La discussione sulle competenze digitali che avevamo avviato su HealthTech360 è poi proseguita – grazie anche a Marco Carlomagno – in vari punti della conversazione in Rete, per esempio qui, dove Angelo Ivan Rossi ha sottolineato l’importanza di competenze digitali adeguate nei ruoli apicali della sanità: “Per applicare una profonda revisione digitale dei processi – ha osservato Rossi –  fra cui quelli legati al mondo Lifescience ed Healthcare (molto conservativi), servono processi di profondo Change Management, i quali devono partire da competenze adeguate sui ruoli apicali. Fondamentali divengono le capacità di visione Sistemica. Abilitanti le tecnologie (digitali), ma queste prima devono essere instradate dalle tecniche (ISO 56002 Innovation Management, che fornisce strumenti per comprendere modelli di innovazione, mapparli e gestirli in modo più o meno “disruptive”; ISO 31000 Risk Management, a mappare e gestire Rischi/Opportunità dell’innovazione introdotta; ISO 22301 Gestione della Continuità Operativa, per assicurarci che il processo resti ragionevolmente operativo e esistano strategie fail-over). Ma tali tecniche sono adottabili solo se si determina una Vision precisa con obiettivi e beneficiari (troppe volte si rimodellano processi ragionando all’utilitarismo degli esecutori nelle varie fasi, senza alcuna ratio verso i supposti beneficiari finali, ovvero senza applicare tecniche di Value Stream Mapping e Waste Analysis tipiche del Lean Management)”.

L’importanza di punture sulla formazione dei ruoli apicali della sanità, anche a livello regionale, è stata sottolineata anche da Emanuele Lettieri, condirettore scientifico dell’Osservatorio Sanità digitale del Politecnico di Milano, in occasione della presentazione del progetto “Academy in telemedicina”. Secondo il Professore del Politecnico di Milano, occorre essere coscienti del particolare periodo storico che stiamo vivendo e non sprecare la grande opportunità che ci si presenta di fare innovazione in sanità puntando anche (e soprattutto) sulla formazione innovativa e sulle competenze delle figure di vertice sanitarie regionali: “Viviamo un momento storico particolare – ha detto Lettieri –  nel quale la trasformazione digitale del sistema sanitario ha rivelato tutta la sua rilevanza. L’innovazione digitale è al centro del Pnrr“. Cruciale formare la e-leadership – ha evidenziato –  “ossia la capacità di guidare progetti di trasformazione digitale, individuare percorsi multicanale, porre obiettivi e misurare risultati, attraverso una formazione innovativa delle figure apicali sanitarie regionali”.

Una discussione e un confronto interessante che, ne siamo certi, continuerà a lungo. E che – come anticipato – ha trovato terreno fertile in nuovi progetti e tavoli di lavoro – come, ad esempio, SaluteDomani – che hanno messo al centro la domanda delle domande:

Come sviluppare competenze digitali in sanità?”

Una proposta in tal senso è venuta da Felicia Pelagalli – Founder e CEO Culture srl – che ha suggerito di  individuare una figura, all’interno di ogni struttura sanitaria/distretto, che possa farsi promotrice del cambiamento, della cultura digitale e delle competenze tecnologiche. Questi i punti guida della proposta:

  • il contesto, mappare l’articolazione delle strutture sanitarie e il numero delle risorse umane coinvolte;
  • definire il profilo professionale della figura e le sue competenze;
  • la selezione e la modalità di individuazione di tali figure;
  • la loro formazione, con il supporto delle università;
  • il rilascio di certificazioni, con micro-credenziali sul modello europeo;
  • un percorso di carriera riconosciuto;
  • la formazione di una comunità come movimento culturale;
  • la verifica di tutto il processo.

Ma sarà sufficiente una sola persona a tenere le redini dell’intero processo di innovazione all’interno di una struttura sanitaria?
E quali caratteristiche dovrebbe avere una simile figura professionale?

Domanda di non poco conto e questione aperta e dibattuta.
Forse meglio pensare a un team piuttosto che a un singolo soggetto, ha osservato al proposito Sergio Pillon – Coordinatore della Trasformazione Digitale presso Asl Frosinone – ritenendo che, in tal modo, sia possibile tener conto dell’articolazione delle esigenze presenti in ciascun territorio e ricordando come questa figura non debba essere un tuttologo, ma un coordinatore.

Il tutto – come sottolineato da Eugenio Santoro (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri) – autore abituale di approfondimenti scientifici per HealthTech360 – auspicando la definizione di un modello chiaro e scientifico di Sanità Digitale al fine di orientare la formazione e agevolare gli aspetti di ricerca.

Tante voci, dunque, per un dibattito – quello sull’innovazione e le competenze digitali in sanità –  che apre questioni di estrema delicatezza per il futuro della nostra salute.
Ma qui la notizia vera è che sia (finalmente) in corso un dibattito serio. Aperto a tutte le voci e tutte le proposte. Non sappiamo bene a cosa porterà. Ma val la pena tentarci.
Come dice Fidelia Cascini, ora o mai più!

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