L’Europa continua a correre verso uno degli obiettivi più ambiziosi della Digital Decade: garantire entro il 2030 a tutti i cittadini europei l’accesso completo al proprio Fascicolo Sanitario Elettronico. La direzione è quella giusta, ma il percorso è ancora tutt’altro che concluso.
È quanto emerge dal 2026 Digital Decade eHealth Indicator Study, il rapporto della Commissione Europea sulla sanità digitale in Europa che misura il livello di maturità digitale dei sistemi sanitari dei 27 Stati membri, oltre a Islanda e Norvegia.
Il quadro complessivo, tutto sommato, è incoraggiante: il punteggio medio europeo raggiunge l’87%, quattro punti in più rispetto al 2024 e ben quindici in più rispetto al 2022. Tuttavia, dietro questo progresso medio, si nascondono ancora profonde differenze tra Paesi e soprattutto importanti lacune tecnologiche e organizzative.
Indice degli argomenti
L’accesso ai dati sanitari diventa realtà
Il primo risultato che emerge dallo studio è che oggi tutti gli Stati membri dispongono di un sistema, nazionale o regionale, che permette ai cittadini di consultare online almeno una parte della propria documentazione sanitaria. Si tratta di un obiettivo ormai consolidato dal 2023 e rappresenta la base sulla quale costruire la prossima evoluzione della sanità digitale europea.
23 Paesi hanno scelto un modello centralizzato, mentre Italia, Spagna, Svezia e Irlanda continuano a utilizzare architetture regionali.
Proprio l’Italia viene indicata come uno degli esempi di sistemi federati che stanno evolvendo verso una maggiore integrazione grazie allo sviluppo dell’Ecosistema dei dati sanitari (EDS), destinato ad arricchire e armonizzare i dati presenti nei Fascicoli Sanitari Elettronici regionali.
Non basta avere il Fascicolo Sanitario Elettronico: conta cosa contiene
Se la disponibilità del Fascicolo Sanitario Elettronico rappresenta ormai uno standard europeo, molto meno uniforme è il contenuto delle informazioni realmente accessibili ai cittadini.
Le informazioni anagrafiche, i dati identificativi, le prescrizioni elettroniche, le dispensazioni dei farmaci e la storia farmacologica risultano ormai largamente disponibili nella quasi totalità dei Paesi europei.
Molto diversa, invece, la situazione per altre categorie di dati clinici.
Le immagini diagnostiche rappresentano ancora il principale punto debole dell’ecosistema europeo: soltanto dodici Stati membri rendono effettivamente disponibili ai cittadini le immagini radiologiche, mentre le informazioni relative a dispositivi medici e impianti risultano accessibili in appena diciotto Paesi. Anche allergie, problemi clinici attivi e informazioni sugli interventi chirurgici soffrono ancora ritardi nella pubblicazione e nella tempestività di aggiornamento.
Il risultato è che il Fascicolo Sanitario Elettronico esiste, ma spesso non contiene ancora quella completezza informativa necessaria per diventare uno strumento realmente utile nella continuità delle cure.
Il vero problema del Fascicolo Sanitario Elettronico resta l’interoperabilità
Lo studio conferma un tema che da anni accompagna la trasformazione digitale della sanità europea: la disponibilità dei dati dipende ancora troppo dalla capacità dei diversi attori del sistema sanitario di alimentare correttamente il Fascicolo Sanitario Elettronico.
In media, l’85% delle strutture pubbliche è ormai collegato ai sistemi nazionali di accesso ai dati sanitari, mentre tra gli operatori privati la percentuale scende al 66%.
Le criticità sono particolarmente evidenti nelle strutture di riabilitazione, nelle RSA, nelle strutture dedicate alla salute mentale e in numerose strutture sanitarie territoriali, che continuano a presentare livelli di connessione significativamente inferiori rispetto agli ospedali tradizionali.
È un limite che non riguarda soltanto l’infrastruttura tecnologica ma l’intera organizzazione dei flussi informativi e l’interoperabilità dei dati: senza un’alimentazione completa e strutturata dei dati clinici, infatti, anche il Fascicolo Sanitario Elettronico più evoluto perde gran parte del proprio valore.
Cresce la sicurezza digitale
Un elemento positivo riguarda le modalità di autenticazione.
22 Stati membri utilizzano oggi sistemi di identificazione elettronica conformi al nuovo regolamento europeo European Digital Identity (EUDI), mentre quasi tutti offrono un portale web dedicato e tre quarti mettono a disposizione anche un’applicazione mobile.
L’evoluzione delle identità digitali rappresenta uno degli elementi destinati ad avere grande impatto nei prossimi anni, soprattutto in vista dell’integrazione con il portafoglio europeo dell’identità digitale (European Digital Identity Wallet), che consentirà un accesso uniforme ai servizi sanitari digitali in tutta l’Unione.
Accessibilità e inclusione diventano indicatori strategici
Lo studio introduce anche una prospettiva meno tecnologica, ma altrettanto importante: quella dell’inclusione.
L’81% degli Stati membri dispone ormai di strumenti che consentono ai tutori legali di accedere ai dati sanitari dei minori o delle persone rappresentate, mentre cresce il numero di Paesi che mette a disposizione servizi di assistenza dedicati agli utenti con minori competenze digitali.
Resta invece ancora limitata la possibilità di delegare formalmente un’altra persona – ad esempio un caregiver o un familiare – alla gestione del proprio Fascicolo Sanitario Elettronico: questa funzionalità è disponibile soltanto in due terzi degli Stati membri.
Anche sotto il profilo dell’accessibilità dei servizi digitali persistono margini di miglioramento, sebbene il rispetto delle linee guida europee WCAG sia ormai raggiunto dall’81% dei Paesi analizzati.
L’European Health Data Space cambia le regole del gioco
La vera svolta, tuttavia, arriverà con l’entrata in vigore progressiva dell’European Health Data Space (EHDS).
Il regolamento europeo, destinato a entrare gradualmente in applicazione a partire dal marzo 2027, introduce per la prima volta obblighi vincolanti per tutti gli Stati membri in materia di accesso ai dati sanitari elettronici.
L’EHDS stabilisce, infatti, che ogni cittadino europeo dovrà poter consultare gratuitamente e immediatamente i propri dati clinici, indipendentemente dal luogo in cui sono stati prodotti, favorendo così la continuità assistenziale anche oltre i confini nazionali.
Il regolamento definisce inoltre standard comuni di interoperabilità, sicurezza, identificazione digitale e formato dei dati sanitari, creando le condizioni per un vero ecosistema europeo della sanità digitale.
Una base anche per l’intelligenza artificiale
Lo studio evidenzia come questa evoluzione normativa rappresenti anche il presupposto per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale applicata alla sanità.
L’interoperabilità dei Fascicoli Sanitari Elettronici, insieme alla disponibilità di dati strutturati e standardizzati, costituisce infatti una delle condizioni necessarie affinché possano diffondersi sistemi di AI capaci di supportare diagnosi, decisioni cliniche, medicina predittiva e ricerca.
Il report richiama esplicitamente il ruolo dell’AI Act, dell’AI Continent Action Plan e della nuova Apply AI Strategy, sottolineando come l’integrazione tra regolamentazione dei dati sanitari e politiche sull’intelligenza artificiale rappresenti una delle leve strategiche della competitività europea.
La sfida per il Fascicolo Sanitario Elettronico non è più digitalizzare, ma costruire un vero ecosistema
Il messaggio che emerge dal rapporto della Commissione è chiaro: l’Europa ha ormai superato la fase della semplice digitalizzazione documentale.
La vera sfida dei prossimi anni sarà costruire un ecosistema nel quale tutti gli attori – ospedali, medicina territoriale, strutture private, servizi sociosanitari e cittadini – contribuiscano ad alimentare e utilizzare un patrimonio informativo realmente interoperabile.
Solo così il Fascicolo Sanitario Elettronico potrà trasformarsi da archivio digitale a piattaforma abilitante per una nuova sanità basata sui dati, capace di migliorare qualità delle cure, continuità assistenziale, ricerca clinica e sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Il traguardo del 2030 appare oggi più vicino rispetto a pochi anni fa. Ma, come mostra il report europeo, il successo non dipenderà tanto dall’esistenza dei Fascicoli Sanitari Elettronici , quanto dalla loro capacità di contenere dati completi, aggiornati, interoperabili e realmente fruibili da cittadini e professionisti.







Partecipa alla community