Vision

Il Manager Ribelle della sanità digitale

11 Ott 2021

Massimo Mattone

Direttore Responsabile HEALTHTECH360.it

Mentre leggevo il Libro Bianco a cura di Gregorio Cosentino (Presidente ASSD – Associazione Scientifica per la Sanità Digitale) “Fragilità e tecnologie dell’informazione e della comunicazione ICT. Il paziente, la fragilità e la tecnologia. Come riabilitare il sistema salute” – testo davvero molto interessante che potete scaricare gratuitamente qui – mi è venuta in mente una chiacchierata estiva con l’amico Massimo Mangia, una di quelle persone con cui è piacevole scambiare quattro chiacchiere anche al sole cocente sul balcone in pieno agosto. Mi sono accorto soltanto dopo aver chiuso il telefono di essermi rosolato senza motivo.

In realtà, il motivo c’era. Massimo – che di startup e salute digitale ne sa più di qualcosa – vivendoci immerso da una vita – mi stava raccontando quanto sia difficile oggi far comunicare tra loro Medicina e Tecnologia, proprio i due mondi di cui ci occupiamo noi qui su HealthTech360 e per i quali abbiamo l’ambizione di poter far gioco alla causa, di poter dare anche noi una piccola mano nel favorire – con il nostro progetto di comunicazione della cultura della salute digitale – quel cortocircuito essenziale tra chi sa e chi fa, tra chi è alla base della conoscenza teorica e chi si sporca le mani sul campo per trasformarla in prodotti e servizi per la nostra salute: medici e tecnici, ricerca accademica e startup, istituzioni e imprese. Mondi che, troppo spesso, operano in maniera sconnessa, non integrata, a compartimenti stagni. E che – inevitabilmente – hanno ancora grandissime difficoltà ad incontrasi.

Le startup e aziende ICT della sanità – tipicamente composte da bravissimi informatici, ingegneri, fisici e specialisti in materie scientifiche – conoscono a fondo le tecnologie ma sviluppano i loro progetti, dispositivi e servizi per la salute senza conoscere la pratica clinica. I medici la conoscono bene ma – a loro volta – non conoscono appieno le potenzialità delle tecnologie digitali e informatiche che potrebbero rivoluzionare il loro modo di operare e curare i pazienti.  Cosa che accade anche nella ricerca universitaria, dove troppo spesso i Dipartimenti non sono solo strutture fisiche ma “sovrastrutture mentali” che finiscono per ostacolare quel processo di contaminazione vitale per la condivisione della conoscenza.

Ciò che serve oggi più che mai –  commentavamo con Massimo all’unisono – è un grande abbraccio tra questi mondi lontani. Un “centro di gravità permanente” capace di attrarre attorno a sé tutti gli attori e i portatori d’interesse e di valori del sistema salute digitale. Che, appunto, è ancora soltanto un sistema, non un ecosistema. Gap tutt’altro che semplice da colmare se non attraverso una visione olistica della salute ispirata innanzitutto alla condivisione della conoscenza. Alla contaminazione tra competenze diverse.

Eh già… contaminazione tra mondi e conoscenze diverse.

Proprio quella di cui parla (anche) Guido Fabbri nel Libro Bianco pubblicato da ASSD.
Contaminazione necessaria – secondo l’autore del contributo (“Dall’innovazione alle startup, la figura del “Manager Ribelle” per la sanità digitale e i pazienti fragili”) – anche nel management sanitario. Dove egli – ispirandosi al “Talento ribelle” di Francesca Gino – docente italiana alla Business School dell’Università di Harvard – spiega come occorra creare una nuova figura del manager sanitario che – in maniera tanto illuminante quanto efficace – chiama “Manager Ribelle”. Un professionista del mondo sanitario che sappia sposare le sue importanti esperienze e competenze professionali con modi e tempi che storicamente non gli appartengono, ossia quelli smart tipici delle imprese che fanno innovazione e che vogliono portarla sul mercato in tempi brevi per ottenerne un vantaggio competitivo. Un manager fuori dai soliti schemi che –abbandonando la logica dei compartimenti stagni – sappia lasciarsi contaminare, aprendosi a nuove conoscenze che non gli appartengono ma che possano fare sistema con le sue.
Per far ciò – è necessario un Manager Ribelle “che  ragioni secondo approcci e tempi di risposta tipici di una startup – velocità, intuito, creatività, approccio disruptive –  ma organizzati secondo schemi razionali derivati da un’ importante esperienza e livello culturale e professionale”. Manager – spiega Fabbri – le cui caratteristiche saranno “la capacità di una vision e prospettiva minimo a 10 anni, curiosità, autenticità, capacità all’azione e capacità di avere un pensiero laterale”.

Un sistema sanitario – dunque – che sappia uscire dalla propria “zona di comfort” – abbracciando con decisione il paradigma dell’Open Innovation e aprendosi all’innovazione che proviene dal mondo delle startup, vere e proprie content factory e driver d’eccellenza della trasformazione digitale della sanità.

Startup della salute digitale (e non solo)  che – proprio in questo nuovo paradigma di “ribellione” allo status quo sanitario – troverebbero al tempo stesso una linfa vitale per nascere e il miglior alleato per l’affermarsi del proprio business.

Non la sola. Ma – di certo – un’altra delle tante buone ragioni per cui dovremmo “ribellarci” un po’ tutti, scovando in ognuno di noi quel talento ribelle capace di guidare la sanità digitale verso un futuro migliore e più sostenibile.

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