Health Data Privacy

Matteo Messina Denaro: i dati sanitari alla base della sua cattura

Le Forze dell’Ordine si sono avvalse di indagini mirate sui database sanitari per giungere all’arresto del boss. Applausi a scena aperta. Ma c’è anche chi si chiede se fosse davvero necessario sbandierare ai quattro venti tutti i dettagli della Cartella Clinica dell’ultimo dei Corleonesi. Il Garante della privacy richiama l’attenzione al rispetto rigoroso del principio di essenzialità

Pubblicato il 20 Gen 2023

I dati salvano vite: ne parliamo spesso, qui, su HealthTech360.
Ma il modo in cui lo fa Donato Scolozzi – partner Healthcare e LifeScience KPMG – è quantomeno atipico.

“Era il 2008 – scrive Scolozzi in un post Linkedin – ero a Lecce per un intervento al cuore di mia madre. Mi chiamò un vecchio amico e maestro (il caro Simone Cuccia) per parlarmi di sanità e Sicilia. Poche settimane dopo atterrai a Palermo, era la mia prima volta, passare da quel cavalcavia maledetto è stata una grande emozione. L’obiettivo: dare una mano. Perché la Sanità, stampella del nostro stato sociale, rappresentava (con l’Istruzione) la prima arma contro le mafie. E i dati erano essenziali per governarla e tutelarla.

La stessa emozione la provo oggi sapendo che, anche in modo indiretto, il lavoro svolto nella Sanità pubblica ha portato a questa cattura.

È stato catturato, dopo 30 anni di latitanza, il boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro, e questo è ormai noto a tutti.

Ciò che non è noto a tutti, però, è come le forze dell’ordine siano riuscite ad individuarlo.

La cattura del boss è avvenuta grazie alla raccolta di dati sanitari: i dati non mentono, e neanche un personaggio di questo tipo, scampato alla giustizia per tutti questi anni, può sottrarsi alla malattia.

Il nostro Paese ha fatto, tempo fa, un investimento sui flussi informativi in Sanità. Conoscere era l’arma più importante contro l’impossibilità di garantire a tutti gli stessi livelli di assistenza. Quei dati, quella conoscenza, hanno consentito oggi la cattura di un boss mafioso.

Oggi parliamo di un evento epocale, ma ogni contributo, anche minimo, al miglioramento della Sanità porta reali benefici alla vita di qualcuno.
Quindi chiediamocelo un po’ più spesso: “Cosa possiamo fare per il nostro Paese?” e non solo cosa il nostro Paese può fare per noi”.

Indagini: il ruolo chiave dei dati sanitari

Che alla base delle indagini che hanno portato alla cattura di Matteo Messina Denaro vi sia proprio la raccolta dei dati sanitari è stato confermato direttamente dal Generale dei Carabinieri Pasquale Angelosanto, il comandante dei Ros che lo ha arrestato: “Grazie a indagini e intercettazioni – ha detto Angelosanto al Corriere della Sera – sapevamo di quali patologie soffriva Messina Denaro e abbiamo fatto partire le verifiche. Ci eravamo insospettiti perché in determinati momenti i suoi familiari avevano comportamenti anomali. All’improvviso annullavano impegni già presi, spegnevano i telefoni, diventavano irrintracciabili. Dunque abbiamo pensato che questo potesse accadere in occasione di interventi chirurgici. O comunque di cure mediche particolari. A quel punto ci siamo concentrati sui database sanitari e siamo andati su obiettivi mirati. Abbiamo incrociato i dati e ottenuto una lista di 150 codici. Soltanto quando la cerchia si è molto ristretta abbiamo avviato verifiche personali. E agli inizi di dicembre siamo arrivati a Bonafede (la falsa identità del boss, ndr.)”.

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Ma era davvero necessario pubblicare la Cartella Clinica?

Se è vero che l’arresto di Matteo Messina Denaro sia stato accolto con (comprensibile) euforia un po’ da tutti sulla stampa e sul web, è importante sottolineare anche come sia stato sollevato da più parti che, probabilmente, si sarebbe potuto e dovuto evitare di pubblicare interamente – come ha fatto gran parte della Stampa – la Cartella Clinica di Messina Denaro con tanto di foto e dettagli della diagnosi: presenti tutti i ricoveri, visite ed esami medici effettuati presso la clinica palermitana in cui si curava, ivi compreso gli interventi ai quali si era sottoposto negli anni precedenti.

Tutto ciò era essenziale alla comprensione dei fatti?

La divulgazione dei dati sanitari di Messina Denaro è un illecito – aveva twittato tempestivamente, al proposito, la giurista Vitaalba Azzolini. La legge tutela i dati pure di un efferato mafioso”, aprendo il dibattito tra quanti sostengono che, in casi eclatanti come questo, debba prevalere il diritto di cronaca e quanti, invocando, interpretando e incrociando GDPR, Codice in materia di protezione dei dati personali e Codice deontologico dei giornalisti, sostengono – invece – che debba comunque prevalere la tutela dei dati sanitari, soprattutto per la parte di essi che non riguarda l’essenzialità della notizia.

Tra i sostenitori di quest’ultima tesi il Garante della privacy, che esorta i media ad attenersi rigorosamente al principio di essenzialità:

“Anche in casi di vicende di assoluto interesse pubblico, riguardanti persone che si sono macchiate di crimini orribili, la pubblicazione integrale di referti, o la diffusione di dettagli particolareggiati presenti nelle cartelle cliniche relativi a patologie, non appare giustificataribadisce il Garante che – riguardo al caso di Matteo Messina Denaro – richiama l’attenzione di media, siti web e social media al rigoroso rispetto del principio di essenzialità fissato dalle Regole deontologiche per l’attività giornalistica”, informando di aver già avviato in tal senso iniziative di sua competenza.

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