Riuso dei dati sanitari

I grandi vantaggi degli Health Big Data

Da una medicina sempre più personalizzata a scelte diagnostiche e terapeutiche migliori, dalla riduzione della spesa sanitaria fino alla predizione e alla prevenzione delle pandemie: sono enormi i benefici ottenibili dal riuso di grandi quantità di dati sanitari. Condividerli e donarli inizia ad essere percepita come una giusta direzione per il futuro della nostra salute

30 Dic 2021

Fidelia Cascini

Ricercatrice e Docente di Igiene e Sanità Pubblica, Univ. Cattolica S. Cuore - Digital Health expert, DGSISS Ministero della Salute - Membro Gruppo PNRR Telemedicina, Agenas - Referente italiano Global Digital Health Partnership

I dati clinici, cioè quelli che costituiscono le storie cliniche dei pazienti, possono essere usati per garantire un’assistenza sanitaria più sicura e meno costosa.
Importanti studi scientifici testimoniano, ad esempio, che il loro uso secondario – rispetto alla diretta finalità di cura del singolo paziente – permette di individuare, con valore predittivo superiore al 90%, gli errori alla base di eventi avversi evitabili (come quelli da farmaci) e di risparmiare anche i costi di questi errori.

Health Big Data: i principali vantaggi

Il riuso di grandi quantità di dati sanitari, cioè dei cosiddetti Health Big Data, che comprendono informazioni cliniche, epidemiologiche, genomiche, molecolari disponibili nei database delle organizzazioni sanitarie, comporta grandi vantaggi. Tra questi, ne possiamo contare almeno sei, dicono l’Institute of Medicine americano e l’Istituto Superiore di Sanità italiano:

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  1. Controllare rapidamente e concretamente l’erogazione dei servizi sanitari;
  2. Adattare i percorsi di cura alle esigenze dei singoli pazienti, anche nell’ottica di una medicina sempre più personalizzata;
  3. Supportare il processo decisionale clinico condiviso, orientando le scelte diagnostiche e terapeutiche in base alle evidenze scientifiche;
  4. Ideare e realizzare nuovi modi di utilizzare i dati esistenti ed estrarre i dati futuri avvalendosi di algoritmi e infrastrutture informatiche innovative;
  5. Ridurre la spesa associata all’assistenza sanitaria;
  6. Predire e prevenire futuri episodi di interesse sanitario come, ad esempio, le pandemie.

Health Big Data e Learning Healthcare System

Ogni sistema sanitario è, dunque, in grado di apprendere e migliorare il proprio funzionamento quando le informazioni raccolte siano complete, precise e qualitativamente affidabili, oltre che rese disponibili. Utilizzare gli Health Big Data, mettendo un sistema sanitario in condizioni di apprendere dal proprio bagaglio informativo, è l’approccio del Learning Healthcare System (LHS). Esso serve ad aumentare qualità e sicurezza delle cure, ridurre i costi del sistema sanitario e soddisfare anche le esigenze individuali del paziente.
Degna di nota, in tal senso, è l’esperienza statunitense del Kaiser Permanente Washington (KPWA). Applicando l’approccio del Learning Healthcare System, questo Centro di Ricerca è riuscito a correggere l’uso inappropriato di servizi ad alto costo con beneficio del servizio erogato e dell’economia del sistema.

Riuso dei dati sanitari: le difficoltà in Italia 

A dispetto dei vantaggi descritti, l’uso secondario dei dati sanitari incontra in Italia difficoltà di implementazione.
Tra queste, alcune sono dovute a complessità o incertezze regolatorie, altre a immaturità infrastrutturali addebitabili a contesti territoriali poco inclini all’innovazione.
Il rispetto della privacy fa scaturire, ad esempio, la necessità di trovare un equilibrio tra la condivisione dei dati e la loro sicurezza. Da un lato, infatti, bisogna tenere conto che la scienza aperta e la condivisione dei dati sono fondamentali per l’affermarsi di nuove metodologie al servizio della salute; dall’altro, occorre agire nel pieno rispetto dei ‘dati relativi alla salute’ come previsto dal Regolamento sulla protezione dei dati.
Vi sono anche incertezze riguardanti la classificazione dei dispositivi digitali utilizzati per la salute, i quali possono funzionare sia come sorgenti di dati sensibili che come strumenti di analisi degli stessi. Strumenti che, di fatto, sono dispositivi ad uso terapeutico. App per la salute, sensori intelligenti, sistemi di machine-learning e d’intelligenza artificiale sono, cioè, dispositivi medici ancora orfani di un sistema di validazione istituzionalizzato, cosa che frena le ambizioni di molti produttori di nuove tecnologie digitali nel continuare ad investire nel settore sanitario.

Cartelle cliniche elettroniche e problemi di interoperabilità 

Per quanto riguarda, poi, le immaturità infrastrutturali tecnologiche sul territorio nazionale, è emblematico l’esempio della cartella clinica elettronica, i cui contenuti sono ancora oggi, in Italia, per gran parte non strutturati né standardizzati, creando conseguentemente problemi di interoperabilità.
Anche durante la pandemia, non è stato infatti possibile confrontare i dati clinici dei pazienti, poiché ogni sistema regionale ha un proprio livello organizzativo diverso dagli altri. A questo si aggiunga, come aggravante, anche il basso tasso di adozione delle cartelle cliniche elettroniche a livello regionale: solo in 8 regioni su 21 supera l’80% da parte dei medici (dati OCSE -Osservatorio Europeo Delle Politiche e Dei Sistemi Sanitari (2019), Italia: Profilo della sanità 2019, Lo Stato della Salute nell’UE, OECD Publishing, Parigi – Osservatorio Europeo Delle Politiche e Dei Sistemi Sanitari, Bruxelles).

Uno spazio per la raccolta dei dati sanitari

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Cosa possiamo fare, allora, per assicurarci i vantaggi del riuso dei dati sanitari?
Come punto di partenza, si potrebbe cominciare con la creazione di uno specifico spazio per la raccolta dei dati sanitari e con l’elaborazione di un Piano di governance nazionale dedicati all’uso secondario, definendo ruoli e responsabilità di figure e istituzioni coinvolte nell’accesso e custodia di questo spazio e tracciando il perimetro della qualità del dato stesso.
Ciò sarebbe, peraltro, in linea con quanto già in corso – a livello europeo –  nell’ambito delle azioni congiunte tra Paesi Membri che stanno convergendo nella creazione dello Spazio Europeo dei Dati Sanitari (si veda, al proposito, questo approfondimento sullo European Health Data Space).
I benefici di una tale operazione riguarderebbero la comunità scientifica nei diversi ambiti sanitario e tecnologico, i rappresentanti del mondo dell’impresa sanitaria (industria farmaceutica, di dispositivi medici e altre industrie legate alla salute) e l’impresa delle tecnologie (che realizza, ad esempio, sistemi di intelligenza artificiale), le istituzioni (Ministero della Salute e autorità responsabili per la salute, la ricerca, l’innovazione e la protezione dei dati), le associazioni di pazienti e di professionisti della salute e gli altri attori impegnati nello sviluppo dell’ecosistema sanitario (ONG senza scopo di lucro).

Il miglioramento delle infrastrutture 

Come secondo punto, si potrebbe pensare al miglioramento delle infrastrutture. L’impegno preso con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) favorirà, ad esempio, la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico e dell’innovazione infrastrutturale per la digitalizzazione della sanità, vincendo la disomogeneità regionale attualmente esistente. Ciò faciliterebbe anche il riuso dei dati sanitari digitali nell’interesse dei pazienti, dei servizi sanitari e della società intera, producendo evidenza scientifica utile anche alla campagna informativa sulla salute rivolta alla comunità. Infatti, i dati raccolti durante l’assistenza sanitaria di routine, accumulati nei sistemi sanitari, standardizzati e analizzati su larga scala, permetterebbero di realizzare miglioramenti nell’erogazione dei servizi sanitari e una ottimizzazione delle risorse, a vantaggio di tutti.

Risolvere il dualismo tra privacy e analisi degli Health Big Data 

Come terzo punto, ci si dovrebbe adoprare attivamente per sciogliere i possibili conflitti tra il diritto di preservare la privacy dei singoli individui e l’opportunità di una sanità basata su nuove evidenze scientifiche scaturenti proprio dall’analisi degli Health Big Data. Ciò mediante riforme tempestive che regolino e governino – al contempo permettendo – l’uso secondario dei dati sanitari.
Dovrebbe essere garantita la sicurezza dei dati e consentita l’integrazione con altri tipi di dati di diversa provenienza. Si pensi, ad esempio, ai dati sulle valutazioni ambientali e alle correlazioni riguardanti gli effetti dell’ambiente sulla salute. Un’adeguata informazione e formulazione del consenso informato darebbe al cittadino l’opportunità di prendere parte al processo mantenendo il controllo di dati che lo riguardano.

L’importanza di condividere e donare i dati sanitari 

Come quarto e ultimo punto, non certo per importanza, bisognerebbe stabilire un appropriato dialogo con il pubblico sui rischi e benefici legati alla condivisione dei dati e offrire la trasparenza sul processo di utilizzo e amministrazione del dato sanitario con garanzia dei diritti degli individui quali elementi alla base della fiducia e dell’appoggio favorevole ad una evoluzione della sanità basata sugli health big data.
Ciò dovrebbe passare anche attraverso la comunicazione di storie di successo e di sviluppo alla base del progresso scientifico.
Sappiamo, infatti, che oggi sono già attivi movimenti quali il crowdsourcing e la sorveglianza partecipativa.
L’atto di donare dati sanitari – come i parametri fisiologici raccolti tramite dispositivi elettronici – è infatti percepito, in diversi Paesi del mondo, come un impegno individuale importante.
E cogliere le opportunità legate a queste tendenze – per rafforzare il messaggio sull’importanza della condivisione dei dati sanitari per scopi secondari – sarebbe di aiuto in direzione di una maggiore conoscenza delle malattie, dello sviluppo di una sanità di precisione, della scoperta di terapie mediche sempre più personalizzate.


Questo contributo è frutto della collaborazione tra HealthTech360 e “Pillole di Sanità Digitale”,
la rubrica di Fidelia Cascini (www.fideliacascini.com) sui temi della sanità e delle tecnologie.
Qui trovate il video relativo al presente approfondimento.
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