Interoperabilità

Cartelle cliniche elettroniche regionali: perché Sì, perché No

Quanto ha senso avere la stessa cartella clinica elettronica in tutta una Regione? Tra gli addetti ai lavori, si è acceso un dibattito sulla effettiva utilità e appropriatezza di questo tipo di soluzione. Ecco le ragioni e i pareri di chi è favorevole e chi è contrario alla cartella unica regionale

Pubblicato il 10 Mag 2023

Paolo Colli Franzone

Presidente IMIS, Istituto per il Management dell’Innovazione in Sanità

I fondi PNRR destinati al refresh tecnologico degli ospedali sedi di DEA (Dipartimento di Emergenza Urgenza e Accettazione) hanno prodotto un primo risultato: aprire un dibattito sulla validità del modello di regionalizzazione, ossia l’adozione di un unico sistema informativo ospedaliero (o, quantomeno, di un unico software di cartella ospedaliera) a livello regionale.

Cartelle cliniche elettroniche regionali: come si muovono le Regioni

La Lombardia e il Friuli-Venezia Giulia sono le due prime Regioni ad aver aggiudicato (utilizzando lo strumento dell’Accordo Quadro “Sanità Digitale 1” di Consip) la fornitura di un sistema unico di cartella.
L’Abruzzo ha bandito l’appalto specifico, e va quindi a completare il terzetto delle Regioni “pioniere”.

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La Regione Lazio, dopo aver indetto il rilancio competitivo, ha sospeso l’iniziativa e, a questo punto, non è dato sapere se sarà uno stop definitivo o un semplice rinvio “tecnico”.

E ancora, altre Regioni seguiranno a ruota.

Prima del PNRR, in tempi “non sospetti”, era già partito il Veneto, aprendo la strada a questo trend innovativo rispetto a una storia fatta di “cento cartelle differenti”.

E poi ci sono le Regioni che, per loro dimensione e/o organizzazione di “Azienda Unica”, da sempre hanno sistemi informativi ospedalieri unificati.

Cartelle cliniche elettroniche regionali: SÌ o NO?

Subito dopo l’aggiudicazione della “cartella unica” della Lombardia si è acceso, tra gli addetti ai lavori, un dibattito sulla effettiva utilità e appropriatezza di questo tipo di soluzione: è difficile (oltre che inutile) fare il conto dei favorevoli e dei contrari, ma è invece molto utile capire le posizioni degli uni e degli altri, in modo da avere un quadro preciso e obiettivo.

PERCHÉ SÌ

Le ragioni del Sì sono ovvie: si enfatizza il vantaggio di avere una piattaforma applicativa unica sia sotto il profilo della disponibilità immediata del dato (nessuno deve più fare le tantissime “estrazioni” da inviare in Regione o al Ministero) che sotto quello che potremmo definire della “circolarità delle competenze”: un medico o un infermiere che si sposta dall’Ospedale X all’Ospedale Y non deve ricominciare da zero il suo percorso di addestramento all’utilizzo di un nuovo sistema.

Aggiungiamo anche l’aspetto economico: una gara per una cartella unica regionale è capace di portarsi a casa uno sconto considerevole rispetto a quella che sarebbe la spesa se ogni ospedale dovesse comprarsi il suo nuovo sistema informativo ospedaliero.

Perché, e questo è importante ricordarlo, gli attuali sistemi informativi ospedalieri (con un’età media del parco installato misurabile in lustri) sono in ogni caso da cambiare.
E, quindi, dicono “quelli del Sì”, tanto vale adottarne uno unico per tutta la Regione.

♦ PERCHÉ NO

Le ragioni del No, perlomeno quelle esternalizzate in articoli o interviste, sono altrettanto chiare: il SSN è costruito in modo che ciascuna Azienda Sanitaria od Ospedaliera sia autonoma sia dal punto di vista del budget che delle scelte che compie quotidianamente per soddisfare i suoi fabbisogni.

In aggiunta, si deve prendere atto dell’esistenza di esigenze particolari in ogni singolo ospedale: ciascuno vuole le sue personalizzazioni, ciascuno chiede qualcosa di diverso dagli altri, e allora a che serve avere un unico software che unico non è?

Personalizzazioni e problemi di standardizzazione dei software

Quella dell’esasperata ricerca delle personalizzazioni e della proliferazione di versioni differenti di un applicativo anche quando riconducibili ad un unico fornitore è in effetti una realtà, ma non è detto che sia positiva. Tutt’altro.

La mancata standardizzazione dei vari software applicativi utilizzati in Sanità (e non solo in Ospedale!) è una vera croce che ci trasciniamo da quando esiste l’Informatica.
Non se ne capisce il vero motivo, ma ormai nessuno sembra più neppure chiederselo.

Persino nel campo amministrativo-contabile, non si sa perché, ma l’Azienda X e l’Azienda Y riescono ad avere versioni personalizzate di un software che gestisce il carico e lo scarico di magazzino.

Quello delle personalizzazioni è un mercato vitale per i fornitori, che tipicamente sono costretti a svendere le loro licenze d’uso per aggiudicarsi la gara e poi devono far quadrare i conti. Obiettivo che può essere ottenuto proprio (ed anche) attraverso le numerose personalizzazioni.

Salvo poi che, quando la Regione chiede alle Aziende un dato banale come quello relativo agli indici di rotazione degli stock per ciascuna tipologia di prodotto, ci si deve affidare alla buona volontà e alla disponibilità di tempo di chi deve fare l’estrazione e l’inoltro del semplice numeretto richiesto.

Perché il tema “vero”, al di là del “software unico uguale per tutta la Regione”, è quello relativo all’accesso ai dati.

I sistemi di cartella unica regionale devono essere ospitati in un data center comune, accessibile anche all’Amministrazione Regionale. Altrimenti, che gusto c’è?

Ci si lamenta della difficoltà e della lentezza degli assessorati nel governare il sistema sanitario regionale, salvo sottovalutare il fatto che molte di quelle difficoltà nascono dal dover ogni giorno “lottare” con le decine (centinaia, persino) di software diversi nelle singole Aziende Sanitarie e Ospedaliere.

Cartelle cliniche elettroniche regionali SÌ o NO: le altre ragioni

In realtà (e questo lo dice bene, ad esempio, Salvatore Scaramuzzino dell’Azienda Zero Piemonte), il problema della circolarità del dato non si risolve esclusivamente con la cartella unica: è sufficiente imporre alle aziende sanitarie e ospedaliere l’utilizzo di piattaforme di interoperabilità capaci di risolvere il problema, sviluppando tutti quegli automatismi capaci di soddisfare le varie richieste di dati da parte degli enti sovraordinati.

E questo è indubbiamente vero.

Rimangono in piedi, però, le altre ragioni del Sì. Con particolare riferimento all’aspetto economico (una cartella regionale costa almeno la metà della somma delle varie cartelle aziendali) e alla semplificazione complessiva dell’architettura informatica e informativa.

Il trade-off tra software “dispositivo medico” e software “personalizzato”

Oltre a quelli appena analizzati, c’è un altro aspetto, attualmente ignorato o ampiamente sottovalutato, col quale dovremo sempre di più fare i conti: i software ospedalieri, e in particolare la cartella di ricovero, diventeranno obbligatoriamente dispositivi medici entro il 2028.

E chiunque sa di cosa si sta parlando si rende conto di quanto sia materialmente (e giuridicamente) impossibile tenere insieme i termini “dispositivo medico certificato” e “personalizzazione del software”.

Quindi, viene da chiedersi, se andranno a morire le mille personalizzazioni, non diventerà più semplice adottare un sistema unico per tutta la Regione?

SÌ o NO? Ci sono ragioni da entrambe le parti

Qui – sia ben chiaro – nessuno vuole dire l’ultima parola rispetto al tema e al “referendum Sì/No”.

Come sempre accade, ciascuna delle facce della medaglia ha la sua parte di ragione.

Nei fatti, il PNRR sta contribuendo a semplificare il quadro dei sistemi informativi utilizzati nelle aziende sanitarie e ospedaliere, e questa cosa non può essere che benedetta e benvenuta.

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