Intelligenza Artificiale

AI agents in Sanità: cosa sono, esempi d’uso, vantaggi, sfide e prospettive



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In che modo gli agenti AI possono rispondere alle attuali sfide della Sanità, come operano negli ospedali e nei Pronto Soccorso, come evitarne i rischi e come far sì che la loro rivoluzione possa trasformarsi da promessa a realtà

Pubblicato il 19 gen 2026

Domenico Marino

Professore associato Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria



ai agents in sanità

Gli AI agents (agenti di intelligenza artificiale) sono “l’ultima moda” del lessico dell’intelligenza artificiale, ma dietro l’etichetta si nasconde un cambiamento molto profondo che potrebbe incidere in modo concreto sulla Sanità prima ancora che in altri settori.

AI agents in Sanità: cosa sono gli agenti di intelligenza artificiale

Quando parliamo di AI agents in Sanità non ci riferiamo più soltanto ad algoritmi che “consigliano” un referto, suggeriscono una terapia o traducono un linguaggio tecnico in parole comprensibili. Parliamo, invece di sistemi capaci di percepire il contesto, prendere decisioni operative passo dopo passo, interagire con altri software e perfino con le persone, eseguendo compiti complessi in relativa autonomia, pur restando sotto la supervisione umana.

Se la prima ondata di intelligenza artificiale in medicina è stata quella dei modelli di riconoscimento di pattern – per la Radiologia, la diagnostica per immagini, l’analisi di grandi database clinici – la seconda riguarda proprio gli AI agents, una sorta di “collaboratori digitali” che vivono dentro l’infrastruttura sanitaria.

In che modo gli agenti AI possono cambiare la Sanità

Per capire perché gli agenti di intelligenza artificiale possono cambiare la Sanità, bisogna prima chiarire cosa distingue gli AI agents in Sanità dalle applicazioni di AI tradizionali in questo settore.

Un modello di classificazione di immagini, ad esempio, riceve semplicemente una radiografia e restituisce una probabilità che sia presente una certa patologia. Un AI agent pensato per la Sanità, invece, può ricevere la radiografia, recuperare automaticamente la storia clinica del paziente dai sistemi informativi ospedalieri, verificare l’appropriatezza dell’esame rispetto alle linee guida, proporre un referto preliminare, inviare un messaggio al radiologo per segnalare i casi urgenti, aggiornare la cartella elettronica e programmare un esame di follow-up, il tutto attraverso una sequenza di azioni che si adattano alla situazione.

Non è solo “intelligenza” nel senso statistico, è capacità di orchestrare processi.

Come operano gli AI agents negli ospedali

In un ospedale moderno, gran parte del lavoro non è clinico in senso stretto, ma organizzativo. Appuntamenti, liste d’attesa, sincronizzazione tra reparti, gestione di esami e referti, coding per la fatturazione, comunicazione con i pazienti. È qui che gli AI agents possono operare quasi silenziosamente, ma con effetti enormi.

Immaginiamo un agente incaricato di gestire il percorso di un paziente cronico, ad esempio con diabete o scompenso cardiaco. Ogni volta che arriva un nuovo dato – un valore glicemico da un sensore indossabile, una misurazione di pressione, un accesso in pronto soccorso – l’agente lo confronta con le soglie personalizzate per quel paziente, tiene conto delle terapie in corso, valuta l’aderenza alle prescrizioni, controlla se ci sono stati cambi di peso repentini, incrocia questi elementi con le raccomandazioni cliniche e decide cosa fare.
A volte non farà nulla, perché tutto rientra nella normalità. Altre volte invierà un alert al medico di riferimento, proporrà al paziente di anticipare una visita, lo guiderà in un’autovalutazione strutturata tramite chatbot o videochiamata, oppure lo indirizzerà verso il pronto soccorso se compaiono segnali di allarme.

Agenti AI: una possibile risposta alle sfide della Sanità

Nel contesto appena analizzato, l’agente di intelligenza artificiale in Sanità non sostituisce nessuno, ma svolge il ruolo di “centrale operativa” che avrebbe bisogno di un’équipe di persone altrimenti impossibile da mettere in campo 24 ore su 24.

La Sanità, infatti, soffre da anni di una tensione crescente per la presenza di pazienti sempre più complessi, cronicità in aumento, aspettative elevate, ma con risorse umane limitate e, in alcuni contesti, in calo. Gli AI agents offrono una risposta strutturale a questa asimmetria. Possono, infatti, monitorare costantemente dati che nessun medico avrebbe il tempo di guardare, filtrare il rumore di fondo e far emergere solo ciò che merita attenzione.

Se la medicina di massa del Novecento si fondava su protocolli uguali per tutti, la medicina supportata dagli agenti di intelligenza artificiale punta a percorsi più personalizzati, senza chiedere ai professionisti di moltiplicare la propria presenza.

Esempi d’uso degli AI Agents in Sanità: il Pronto Soccorso

Un altro ambito in cui gli AI agents promettono di incidere è il Pronto Soccorso, la zona più critica e spesso più caotica dell’ospedale.

Oggi il triage è affidato al personale infermieristico, che in pochi minuti deve valutare le condizioni del paziente, classificare la gravità, raccogliere informazioni, incrociare sintomi, storia clinica e parametri vitali.

Un agente AI, collegato ai sistemi di prenotazione, al database dei pazienti, alle linee guida di triage e ai flussi di reparto, potrebbe trasformare questo primo contatto.

Nel momento in cui un paziente si registra, l’agente recupera automaticamente dati pregressi, farmaci assunti, eventuali allergie, ultime dimissioni. Se il paziente ha installato un’app sanitaria collegata, l’agente può fargli alcune domande preliminari, misurare temperatura o saturazione con dispositivi personali, produrre un quadro iniziale della situazione. Quando l’infermiere entra in gioco, ha già davanti una sintesi strutturata e può concentrarsi sull’esame clinico e sulla relazione umana.

Nel frattempo, l’agente continua a monitorare i pazienti in sala d’attesa tramite gli aggiornamenti dei parametri vitali, pronto a riallocare le priorità in base a eventuali peggioramenti.

Organizzazione e qualità: con gli agenti AI si possono evitare errori e accrescere la sicurezza dei pazienti

L’impatto potenziale non è solo organizzativo, ma anche qualitativo. Gli errori in Medicina spesso non dipendono dalla competenza tecnica, ma da fattori sistemici come informazioni mancanti, comunicazioni interrotte, passaggi di consegne confusi, fatica, sovraccarico.

Un agente AI che “ascolta” tutti i canali digitali – cartelle cliniche, sistemi di laboratorio, prescrizioni, note di reparto, persino i messaggi tra professionisti – può individuare incoerenze e lacune prima che diventino problemi:

  • Se il medico prescrive un farmaco incompatibile con una terapia già in corso, gli AI agents possono bloccare l’ordine e chiedere conferma, spiegando il motivo;
  • Se un esame fondamentale per una decisione chirurgica non è ancora stato eseguito, un agente di intelligenza artificiale può segnalarlo al reparto;
  • Se un paziente deve essere dimesso, ma non sono state organizzate le visite di controllo, l’agente AI può suggerire al team di completare il piano di follow-up.

In altre parole, gli AI agents possono diventare sentinelle digitali della sicurezza.

Liberare tempo ai medici per umanizzare la cura

Quanto appena analizzato non significa che la Sanità diventerà automatizzata e disumanizzata. Al contrario, se usati bene, gli AI agents possono liberare tempo per la parte più umana della cura.

Una gran parte della giornata di un medico o di un infermiere, infatti, è assorbita da attività ripetitive, burocratiche o tecniche che potrebbero essere almeno in parte delegate. La compilazione di documenti, la ricerca di informazioni in cartelle chilometriche, la trascrizione di dati tra un sistema e l’altro, la pianificazione degli orari: tutte funzioni che un agente è in grado di gestire in background, chiedendo conferma solo quando serve un giudizio clinico o una decisione etica.

Il medico può così dedicare più tempo al colloquio, all’ascolto, alla spiegazione di diagnosi e terapie, che restano insostituibilmente umane.

Le domande da farsi per evitare rischi nell’uso degli AI agents in Sanità

Naturalmente, il quadro non è sempre idilliaco. Delegare funzioni operative a sistemi autonomi – quali gli AI agents in Sanità – apre questioni delicate di responsabilità, trasparenza, privacy, equità.

Sono domande aperte su cui regolatori, istituzioni sanitarie, aziende tecnologiche e comunità scientifica dovranno confrontarsi.

Una sfida che è anche culturale

Molti operatori vivono l’intelligenza artificiale con un misto di curiosità e timore: da un lato, la promessa di strumenti più intelligenti, dall’altro la paura di perdere autonomia, di essere sorvegliati dagli algoritmi, di vedere la propria professionalità ridotta a semplice esecutore di decisioni prese da macchine.

La figura dell’AI agent rende questo timore più concreto, perché non si limita a “consigliare”, ma agisce.

Per evitare una reazione di rigetto, sarà fondamentale coinvolgere i professionisti fin dalle prime fasi di progettazione: spiegare cosa fa un agente di intelligenza artificiale in Sanità, con quali limiti, dove si ferma l’autonomia della macchina e dove comincia quella umana.

In un certo senso, si tratta di imparare a lavorare in team con un collega nuovo, che non dorme mai, ha una memoria perfetta, ma non ha coscienza né responsabilità morale.

Cittadini e pazienti si fideranno degli AI agents?

C’è anche una questione di fiducia dei cittadini. L’idea che “una macchina” prenda decisioni che riguardano la Salute suscita comprensibili resistenze.

Spetterà alle istituzioni spiegare che cosa sono questi agenti di intelligenza artificiale pensati per la Sanità, qual è il loro ruolo, perché vengono introdotti, quali tutele sono previste.

Ma toccherà anche ai professionisti sanitari trovare il modo di integrare gli AI agents nella relazione con il paziente, senza scaricare sulla tecnologia la responsabilità della scelta. Forse, tra qualche anno, sarà normale che un medico dica: “Ho chiesto al sistema (agente AI) di monitorare la sua situazione e, se qualcosa non va, le invierà un messaggio subito, ma se ha dubbi può chiamarmi in qualunque momento”. In quella frase c’è l’alleanza possibile tra umano e non umano: la macchina come alleato, non come sostituto.

Futuro e prospettive degli AI agents in Sanità

Se guardiamo più avanti, all’orizzonte dei prossimi anni, possiamo immaginare ecosistemi sanitari popolati da molti agenti diversi, specializzati e cooperanti. Un agente di triage che lavora in pronto soccorso dialoga con un agente di gestione posti letto, che a sua volta parla con un agente di chirurgia programmata, mentre un agente di farmacia ospedaliera tiene sotto controllo le scorte e l’appropriatezza prescrittiva.

A casa del paziente, un agente personale integrato nello smartphone e nei dispositivi indossabili segue la quotidianità della malattia cronica, sincronizzandosi con i sistemi dell’ospedale e con il medico di famiglia.

Tutti questi agenti AI condividono informazioni in modo controllato, ridefiniscono i percorsi in tempo reale, apprendono dagli esiti, si adattano a nuove linee guida.
Il sistema sanitario, oggi frammentato, potrebbe diventare più simile a una rete che si auto-organizza.

Per arrivarci, però, non basta più comprare solo software. Servono infrastrutture digitali solide, standard di interoperabilità realmente adottati, cartelle cliniche elettroniche utilizzabili e non solo formali, governance dei dati chiara.
Un AI agent in Sanità, infatti, è tanto più efficace quanto più può accedere facilmente a informazioni coerenti e strutturate. In assenza di questo tessuto di base, rischia di trasformarsi in un ulteriore strato di complessità, o di funzionare solo in piccole isole sperimentali.

Così la rivoluzione degli agenti AI può trasformarsi da promessa a realtà

La rivoluzione promessa dagli AI agents non è solo tecnologica, ma organizzativa, poiché costringe le strutture sanitarie a ripensare i propri flussi, a definire chi fa che cosa, a chiarire dove l’automazione è accettabile e dove è inopportuna.

Gli agenti di intelligenza artificiale non sono una panacea, né la soluzione a tutti i problemi della Sanità. Possono però incidere proprio dove il sistema oggi è più fragile e, cioè, nel passaggio dall’evento acuto alla gestione cronica, nella continuità delle cure, nel coordinamento tra attori diversi, nella prevenzione degli errori organizzativi.

Gli AI agents in Sanità sono strumenti che spostano l’intelligenza artificiale dal singolo atto tecnico al livello del percorso di cura, dal referto al “viaggio” del paziente dentro e fuori l’ospedale.

Se sapremo governare questa trasformazione, gli AI agents potrebbero rendere la Sanità non solo più efficiente, ma anche più umana, perché meno schiacciata su burocrazia e routine e più concentrata su ciò che nessun algoritmo può fare: prendersi cura di una persona nella sua interezza.

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