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Tecnologia e Salute: siamo pronti per i Digital Humans?

Abbiamo 10 anni per elaborare una definizione di umanità e di etica che ci permetta di confrontarci con queste versioni digitali degli uomini e trovare regole condivise che possano garantire la riconoscibilità degli esseri umani da queste creature digitali

Pubblicato il 17 Mar 2023

Corrado Tomassini

Vice Presidente Havas PR & MD Red Havas Health

La comunicazione umana, in tutte le sue forme evolutive, è sempre stata basata su tecnologie che si sono evolute nel tempo. Con un’unica eccezione – e non da poco –  il linguaggio umano che – se vogliamo – nasce già ‘embedded’ nell’homo sapiens.

Evoluzione tecnologica e comunicazione

Queste tecnologie hanno richiesto competenze, formazione, strumenti, tecniche e organizzazioni a supporto. Dalla scrittura, alla stampa, alla fotografia, al cinema, alla radio, al telefono, alla televisione, ad internet fino ai social media, l’evoluzione tecnologica ha cambiato in maniera significativa la comunicazione e le relazioni fra gli uomini.

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Ad ogni passo abbiamo acquistato nuovi ‘super poteri’ ma abbiamo anche perso ‘vecchi poteri’ e abilità affidando a queste nuove tecnologie e ad organizzazioni esterne controllo, contenuti e poteri prima in mano nostra.

Quello che non è mai mutato nei millenni è il fatto che la comunicazione consentisse lo scambio di senso fra uomo e uomo.

L’adattamento alle nuove tecnologie

Platone nel Fedro fa dire a Socrate, tra le altre cose, che la scrittura, fingendo di ricreare fuori dalla mente ciò che soltanto al suo interno può esistere, indebolisce la memoria.
L’Aedo Ione sottolinea come – a causa della scrittura – nessuno saprà imparare a memoria interi poemi che rischieranno di perdersi essendo affidati a supporti non durevoli.

E così le nuove tecnologie hanno prima affiancato, e poi parzialmente soppiantato quelle vecchie, comportando un’evoluzione del nostro cervello, della nostra cultura e società.

Se osserviamo la storia umana, vediamo come l’adattamento a queste tecnologie – dapprima estremamente lento – ha poi subito un’accelerazione esponenziale: se – ad esempio – consideriamo che una vera e propria cultura letteraria diffusa ha richiesto non secoli, ma millenni per imporsi, Internet si è diffusa capillarmente soltanto in qualche decennio.

Viviamo oggi nel paradosso che – a fronte di una Società digitalizzata – abbiamo una Scuola – soprattutto in Italia – che è ancora impostata su una cultura letteraria e che fatica tuttora a raggiungere livelli di scolarizzazione sufficienti.
Basti pensare che solo il 19% degli Italiani ha un titolo di laurea o superiore e il 56% degli Italiani non ha conseguito un diploma superiore alla terza media.

La comunicazione è digitale e l’AI è al centro

Ci stiamo quindi ancora adattando ad una cultura letteraria mentre la maggior parte della comunicazione avviene ormai su tecnologie digitali dove l’Intelligenza Artificiale la fa da padrone.

Ancora, le neuroscienze faticano a comprendere come funzioni il nostro cervello e cosa sia la coscienza oppure come e quanto la nostra parte razionale ed emotiva abbiano un peso nelle scelte che compiamo, mentre gli algoritmi che governano le piattaforme digitali sanno già cosa sceglieremo e come ci comporteremo e ne fanno buon tesoro per obiettivi spesso a noi oscuri.

Sapremo distinguere cos’è umano e cosa non lo è? 

Nulla da meravigliarsi, si potrebbe pensare, se d’altronde si prende in considerazione la pervasività della tecnologia a livello più generale.

In fondo, se affidiamo alla tecnologia ogni momento della nostra vita, che problema ci può essere ad affidare ad essa anche la comunicazione?

Il ruolo della comunicazione è centrale nella definizione del concetto di Umanità, sia a livello personale sia a livello collettivo, proprio perché l’Umanità stessa nasce dalla condivisione di senso fra i viventi.

E ci sono oggi alcune evoluzioni tecnologiche che porteranno in pochi anni ai confini estremi la comunicazione, sollevando questioni etiche ed esistenziali che dovrebbero vederci preparati.

In particolare, alcune evoluzioni dell’Intelligenza Artificiale, creando un’Umanità Artificiale, addirittura “più esperta” di quella biologica, ci porranno di fronte al quesito ultimo di cosa è umano e cosa no, riducendo tutta l’esistenza umana ad una serie di dati, di qualsiasi natura essi siano, digitali o biologici, fondendo e con-fondendo esperienza umana e artificiale.

Digital Humans: 10 anni per riflettere e prepararci

Gartner Group asserisce che i Digital Humans, versioni digitali degli uomini, dovrebbero diventare una realtà comune nell’arco di 10 anni.

Abbiamo 10 anni per…

  • Riflettere e prepararci al fatto che non esisterà più una comunità di persone che utilizza le macchine per le proprie finalità ma ci sarà una comunità di persone umane e di persone digitali in costante dialogo, con sempre più limitata possibilità di distinguere le voci umane da quelle digitali. E dove – purtroppo – il maggior controllo risiederà senza dubbio nella parte digitale piuttosto che in quella umana.
  • Rivoluzionare le istituzioni e la Scuola, formando e istruendo soprattutto i giovani e le figure chiave della Società a quella cultura digitale necessaria per riuscire a governare la transizione verso questo nuovo mondo digitale.
  • Elaborare una definizione di umanità e di etica che ci permetta di confrontarci con i Digital Humans e trovare regole condivise che possano garantire in ogni momento, con nettezza, la riconoscibilità e la distintività degli esseri digitali dall’essere umano.


Digital Humans e Salute: occorre la massima attenzione

Quanto appena visto sarà quantomai importante per tutte le applicazioni dei Digital Humans, per esempio in quelle relative alla gestione della salute e del benessere delle persone dove le potenzialità per la cura sono infinite coniugando il potere dell’AI al calore, empatia e disponibilità proprio di queste soluzioni tecnologiche.

Attenzione però che – avendo come riferimento soggetti deboli e indifesi e pertanto più facilmente manipolabili e ingannabili –  sarà quantomai necessario prestare una speciale considerazione e scrutinio prima di affidare le nostre persone e i nostri pazienti alle cure dei Digital Humans.

Quale futuro per i Digital Humans?

Riusciremo in 10 anni ad arrivare preparati a questo incontro con i Digital Humans?

La considerazione che, in millenni di storia umana, non siamo riusciti ad affrontare seriamente nessuna di queste sfide di adeguamento alle nuove tecnologie, potrebbe deporre a sfavore della possibilità di fare questi passi in un arco di tempo così ridotto.

Ma la consapevolezza crescente sull’impatto di questa tecnologia non potrà che sollevare l’urgenza di trovare celermente soluzioni condivise.
A patto che ciascuno di noi si faccia parte attiva del dibattito.

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