Studi e ricerche

Musicoterapia: i vantaggi in Medicina e Chirurgia

Gli studi più recenti aggiungono ulteriori prove di efficacia della musicoterapia in contesti medici: ad esempio, prima di un intervento chirurgico, riduce notevolmente i livelli di ansia e stress

Pubblicato il 22 Mar 2023

Un intervento musicale personalizzato, basato su una web app, “somministrato” prima di una operazione chirurgica (nel caso in questione, si trattava di cataratta), è in grado di abbassare i livelli di ansia e ipertensione e può ridurre la necessità di farmaci sedativi.
Questi sono i risultati più importanti di una sperimentazione clinica randomizzata pubblicata sulla rivista Jama Ophthalmology (una delle più conosciute al mondo nel campo della oftalmologia) che aggiungono ulteriori prove di efficacia della musicoterapia in contesti medici.

Era quanto ci aveva già raccontato qui, su HealthTech360, Eugenio Santoro riguardo ai benefici della musicoterapia, tecnica attraverso cui – come ormai sempre più noto – è spesso possibile ridurre ansia e stress emotivo prima di un intervento chirurgico.

La musicoterapia nell’intervento chirurgico al seno

Di recente, è un’altra rivista medica internazionale – Supportive care in cancer – a tornare su questa tematica con uno studio – effettuato da un team di ricerca tutto italiano dell’Istituto tumori Bari “Giovanni Paolo II” I.R.C.C.S. – sui benefici per il paziente sottoposto a musicoterapia prima di un intervento.

In questa ricerca, l’attenzione è stata posta all’intervento di mastectomia.

Il ricovero per un intervento chirurgico al seno – si legge nello studio – è un’esperienza angosciante per le donne.
Questo studio ha indagato l’impatto della musicoterapia, un approccio integrativo caratterizzato dall’instaurazione di una relazione terapeutica tra pazienti e un musicoterapista certificato, attraverso diversi interventi musicali mirati alle esigenze specifiche dei pazienti.

L’impatto di due diverse esperienze di musicoterapia è stato confrontato sull’ansia e sulle emozioni angoscianti.

Musicoterapia: i metodi dello studio

151 donne, durante il ricovero per chirurgia mammaria, sono state assegnate in modo casuale a due bracci di trattamento di musicoterapia: individuale/ricettivo vs. gruppo/attivo-ricettivo integrato.

Sono state misurate emozioni quali stress emotivo, depressione, nervosismo, ansia.
I dati sono stati raccolti prima e dopo l’intervento di musicoterapia.

In particolare – si legge nella nota dell’Istituto tumori Bari – lo studio ha confrontato gli effetti di due approcci di musicoterapia differenti:

  • 103 donne hanno vissuto esperienze di gruppo di musicoterapia integrata, suonando alcuni strumenti con la tecnica dell’improvvisazione clinica
  • 48 pazienti hanno vissuto esperienze singole recettive, ovvero un ascolto guidato di musica e canto eseguiti al momento dal musicoterapeuta, stando distese in posizione rilassata.

Musicoterapia: i vantaggi ottenuti

Dal punto di vista dei risultati dello studio, entrambi i tipi di interventi di musicoterapia sono stati efficaci nel ridurre tutte le componenti emotive misurate, ossia nel mostrare vantaggi rispetto a:

  • stress emotivo
  • depressione
  • nervosismo
  • ansia.

La percezione da parte delle pazienti dell’aiuto ricevuto è stata correlata ad una significativa riduzione dell’ansia e delle emozioni angoscianti durante il ricovero per intervento chirurgico al seno.

Le differenze tra i due approcci

Nella musicoterapia ricettiva individuale, in particolare, c’è stata una significativa diminuzione dei livelli di ansia, mentre nel gruppo di musicoterapia integrato c’è stata una maggiore percezione dell’aiuto ricevuto e dell’utilizzo delle risorse interindividuali.

“È la prima volta in letteratura – spiega Fulvia Lagattolla, musicoterapeuta psicologa e ricercatrice in terapie complementari del servizio di psiconcologia dell’Istituto tumori Bari ‘Giovanni Paolo II’ I.R.C.C.S.– che in uno studio scientifico si confrontano due approcci differenti di musicoterapia rivolta a donne con tumore al seno nel peri operatorio.

Dalla ricerca è emerso che chi ha partecipato all’esperienza di gruppo ha attivato maggiormente i fattori co-terapeutici, come il senso di coesione e il sostegno psicosociale, il conforto e la sicurezza.
Le partecipanti alle esperienze ricettive, invece, hanno abbattuto in maniera importante i livelli di ansia”.

La musicoterapia umanizza il percorso di cura

“La musicoterapia – afferma il direttore generale dell’Istituto tumori Alessandro Delle Donne – può rappresentare un valido strumento di trattamento complementare, offrendo supporto e benefici al paziente.
Il nostro Istituto ha un approccio multidisciplinare alle cure, puntando alle esigenze specifiche dei pazienti, e considera l’umanizzazione una parte fondamentale del percorso di cura”.

Limiti e prospettive future 

Lo studio – firmato da Fulvia Lagattolla, Barbara Zanchi, Pietro Milella, Claudia Cormio, Vito Lorusso, Sergio Diotaiuti, Annarita Fanizzi, Raffaella Massafra, Silvia Costanzo, Francesca Caporale, Erika Rieti e Francesca Romito – per stessa ammissione dei suoi autori, che ne sono consapevoli, presenta alcune limitazioni.

In primo luogo – spiegano gli autori – non abbiamo eseguito un follow-up dopo la dimissione del paziente osservando la persistenza degli effetti positivi ottenuti.
Infatti, un follow-up strutturato sarebbe stato troppo impegnativo e stressante per i pazienti.

Un altro limite è l’assenza di una valutazione della condizione emotiva delle donne che si sono rifiutate di partecipare allo studio. Alcuni pazienti si sono rifiutati di partecipare al gruppo o di ricevere la musicoterapia individuale perché spaventati o depressi, quindi – affermano i ricercatori – abbiamo scelto di non sottoporre questi pazienti a test psicologici per non gravare ulteriormente sulla loro condizione emotiva.
Condizioni permettendo, in studi futuri, questi elementi potrebbero essere inclusi per una maggiore affidabilità dei risultati.

Infine – precisano – non abbiamo strutturato un gruppo di controllo con cure standard per motivi etici e organizzativi.
Poiché lo scopo dello studio era valutare l’impatto di una singola seduta e – nello specifico – l’eventuale maggiore appropriatezza di un approccio rispetto all’altro, si è preferito offrire a tutti i pazienti eleggibili l’opportunità di beneficiare di tale esperienza aderendo allo studio.
Non volevamo privare nessun paziente di un’esperienza potenzialmente di supporto, soprattutto perché – fanno notare gli studiosi – alcuni pazienti del gruppo di controllo avrebbero potuto trovarsi nella stessa stanza con un paziente del braccio sperimentale.
Questo potrebbe generare sentimenti di frustrazione, che non abbiamo ritenuto utili ed etici.

Per studi futuri – promettono – cercheremo di affinare misure organizzative che possano anche rendere possibile l’implementazione di un gruppo di controllo senza impatto etico sui pazienti.

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