L’Unione Europea ha fissato un obiettivo ambizioso: entro il 2030, ogni cittadino dovrà poter accedere alla propria cartella clinica elettronica.
Nel 2024, l’UE-27 ha raggiunto un punteggio medio del 74% per l’accessibilità alle cartelle cliniche, con un incremento del 10%: un progresso significativo, ma ancora lontano dall’obiettivo finale.
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La Sanità digitale in Italia
Nel contesto della Sanità digitale in Europa, la situazione italiana merita un’analisi particolare. Il punteggio di maturità sull’E-Health è salito dal 71,3% del 2023 all’82,7% del 2024, superando la media europea del 79,1%. Gli investimenti in tecnologie digitali hanno toccato una crescita del 12% rispetto all’anno precedente (2,47 miliardi di euro nel 2024).
Tuttavia, dietro questi numeri si celano criticità strutturali che rallentano la piena realizzazione della trasformazione digitale. Il Fascicolo Sanitario Elettronico è emblematico: nonostante l’implementazione su tutto il territorio nazionale, solo il 26% dei cittadini lo ha utilizzato, e di questi, appena il 43% ha dato il consenso al trattamento dei dati.
Come emerso dai dati della Fondazione GIMBE sulla diffusione e l’utilizzo del FSE, solo 4 dei 16 documenti censiti dal portale pubblico – lettera di dimissione ospedaliera, referti di laboratorio e radiologia e verbale di pronto soccorso – sono disponibili in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.
Chi è davvero il paziente di oggi?
Non è soltanto la Sanità digitale in Europa cambiare, sono anche i pazienti e le loro abitudini, che si sono rapidamente evoluti negli ultimi anni.
Il “paziente moderno” non aspetta passivamente le indicazioni del medico: si informa, confronta, decide. La prenotazione delle visite ne è l’esempio più lampante. Secondo un’indagine del 2024, il 46% degli italiani prenota le visite attraverso piattaforme digitali, con tassi di soddisfazione che superano l’80% e, in molti casi, sfiorano il 90%.
Che cosa rende la prenotazione online così attraente?
- La libertà gestionale del proprio tempo: fissare un appuntamento alle undici di sera, la domenica o durante la pausa pranzo, senza vincoli di orari della segreteria, costituisce un vantaggio tangibile.
- La comodità: gestire la prenotazione dal domicilio, dall’ufficio o durante uno spostamento in treno si adatta perfettamente allo stile di vita contemporaneo.
- Le piattaforme digitali consentono di visualizzare in tempo reale le disponibilità, confrontare orari e date e valutare le diverse opzioni, senza la pressione della decisione immediata richiesta durante una telefonata. Il paziente ha maggiore controllo e consapevolezza nell’adeguare la scelta alle proprie esigenze.
Stiamo assistendo a un vero cambio di mentalità. La prenotazione online è solo la punta dell’iceberg, il segnale più visibile di un’evoluzione più ampia che investirà progressivamente ogni aspetto del rapporto tra paziente e sistema sanitario.
Sanità digitale in Europa: la sfida dell’interoperabilità
Se la digitalizzazione dei singoli servizi procede, il vero nodo critico – per la sanità digitale in Europa e non solo – rimane l’interoperabilità tra i sistemi.
Le barriere sono principalmente tre:
- l’eterogeneità dei dati;
- l’uso di standard diversi tra le piattaforme;
- la resistenza a lavorare in ambienti aperti e condivisi.
Per superare questo ostacolo, l’Unione Europea sta promuovendo l’adozione di standard internazionali come FHIR (Fast Healthcare Interoperability Resources) che promette di creare un linguaggio comune per lo scambio di dati sanitari.
A livello europeo, il progetto MyHealth@EU mira a garantire lo scambio transfrontaliero sicuro di dati sanitari, permettendo ai cittadini di accedere alle proprie informazioni mediche ovunque si trovino nell’Unione.
Il regolamento sullo Spazio Europeo dei Dati Sanitari (EHDS), entrato in vigore nel gennaio 2025, prevede che tutti i sistemi di cartelle cliniche elettroniche siano conformi alle specifiche del formato europeo, garantendo l’interoperabilità a livello continentale.
Strutture sanitarie: gli ostacoli da superare
L’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano ha identificato le principali difficoltà che le strutture sanitarie devono affrontare:
- risorse economiche limitate (55% delle strutture);
- carenza di competenze digitali (40%);
- cultura organizzativa resistente al cambiamento (34%).
Il 57% delle strutture sanitarie teme che al termine del PNRR vengano a mancare le risorse necessarie per completare e mantenere la trasformazione digitale avviata.
Il problema delle competenze digitali riguarda l’intera popolazione: solo il 45,8% degli italiani possiede competenze digitali di base, un dato che limita la diffusione dei servizi digitali.
La sicurezza informatica rappresenta un’altra priorità assoluta. Il 69% delle strutture sanitarie indica la cybersecurity come investimento principale, considerando la delicatezza dei dati trattati e l’aumento degli attacchi informatici al settore sanitario. Seguono la cartella clinica elettronica, la telemedicina e i sistemi di integrazione con le piattaforme nazionali.
Telemedicina: potenzialità inespresse
Nonostante gli investimenti, l’utilizzo effettivo della telemedicina rimane limitato. Nel 2024, solo il 36% dei medici specialisti e il 52% dei medici di medicina generale hanno effettuato televisite, mentre appena il 30% degli specialisti e il 46% dei medici di base hanno utilizzato il telemonitoraggio. A fronte di infrastrutture tecnologiche mature e di una spinta normativa post-pandemica, l’adozione effettiva resta ben al di sotto delle aspettative.
Il gap tra potenzialità tecniche e utilizzo concreto solleva interrogativi sulle reali barriere all’adozione. Questa sottoutilizzazione appare critica se confrontata con le aspettative crescenti dei pazienti, profondamente differenziate per generazione. Millennials e Gen Z considerano i servizi di telemedicina non un’opzione ma un requisito essenziale, tanto da essere disposti a cambiare provider per ottenere un’esperienza digitale migliore. I dati di mercato confermano questo trend: la teleodontoiatria crescerà da 2,13 a 9,16 miliardi di dollari entro il 2035, segnalando un potenziale ancora largamente inespresso.
Sanità digitale in Europa: verso un futuro integrato
Pur con qualche ritardo e molte differenze da Stato a Stato, il panorama della Sanità digitale in Europa si sta delineando con maggiore chiarezza. L’obiettivo è creare un ecosistema in cui i dati sanitari di ogni cittadino siano conservati in modo sicuro, accessibili da qualsiasi dispositivo con la stessa facilità e lo stesso grado di sicurezza con cui oggi consultiamo il conto bancario online.
Un sistema dove l’interoperabilità sia una realtà concreta che permetta ai professionisti sanitari di accedere alle informazioni complete e aggiornate dei pazienti, indipendentemente dalla Regione o dal Paese.
I fondi del PNRR, con i 2,5 miliardi di euro destinati alla sanità digitale italiana (di cui 1,3 per un’infrastruttura dati integrata e 1 miliardo per servizi sanitari digitali), rappresentano un’opportunità irripetibile per colmare il divario accumulato.
Sarà fondamentale garantire continuità agli investimenti anche dopo il 2026, per evitare che progetti avviati con grande impegno restino incompiuti.






