Healthcare innovation

Sanità digitale e sistema sanitario: quale modello costruire?

E’ sempre più urgente una chiara strategia digitale per la Sanità. Il Sistema Sanitario Nazionale deve liberarsi dall’approccio di diffidenza o di resistenza verso il management dell’innovazione. Occorre scongiurare il rischio di una sanità insostenibile. E, in tutto ciò, le tecnologie digitali, in particolare AI e Big Data, possono svolgere un ruolo chiave

Pubblicato il 27 Lug 2022

Domenico Marino

Professore associato Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria

Demetrio Naccari Carlizzi

Avvocato

Con l’utilizzo dei big data e dell’intelligenza artificiale sta cambiando il paradigma della medicina basata sull’evidenza che presupponeva un angolo di visuale esclusivamente del ricercatore. Si afferma una medicina basata su ciò che non è evidente per il singolo medico umano, ma che può diventare evidente – e poi successivamente spiegabile – con l’utilizzo dei big data e delle tecniche di deep learning, in grado di considerare e processare molte più informazioni di quanto sia possibile ad un essere umano e dedurre – da una straordinaria e altrimenti impossibile statistica – connessioni e, quindi, evidenze.
Oggi, con l’utilizzo dei big data in sanità e delle tecniche di deep learning, esiste la possibilità di una effettiva medicina predittiva e preventiva, antecedente alla comparsa dei sintomi classificati ed evidenti per la medicina tradizionale. Per le patologie croniche e ingravescenti, ciò costituisce un notevole vantaggio.

Sanità digitale e sistema sanitario: il ruolo della Telemedicina

La Telemedicina, poi, si va evolvendo in maniera molto rapida e, grazie anche alla spinta pandemica, sta trasformando il modello tradizionale in sanità digitale e virtuale.
I vantaggi di tale approccio sono immediatamente comprensibili sia verso il fattore tempo sia verso l’accessibilità dei servizi.
Molte persone si sottopongono annualmente ad un controllo periodico di routine. In questo controllo, i medici fanno un’accurata anamnesi, ricostruiscono la storia familiare dei pazienti, controllano di norma la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca, analizzano i risultati delle principali analisi che si possono effettuare con un prelievo ematico, discutono di eventuali ulteriori screening preventivi e consigliano abitudini di vita sane.
Con la Telemedicina tutto questo diventa molto più semplice e meno costoso. Usare gli strumenti della telemedicina per sviluppare un sistema di sanità virtuale e digitale può essere, quindi, una via per ottimizzare e rendere più efficiente la prassi delle visite mediche di routine. In primo luogo, perché si possono ridurre i costi degli spostamenti fisici dei pazienti e si può arrivare ad un sistema di monitoraggio del paziente personalizzato e continuo. In secondo luogo, perché una sanità più efficiente e meno costosa recupera al suo interno le risorse per la trasformazione del modello. Ma la transizione ad una sanità digitale non è né semplice, né scontata.

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Sanità: urge riprogrammarla sul paradigma digitale

Il sistema sanitario italiano ha spinto molto negli anni verso l’efficienza con un modello che ha ridotto i posti letto ospedalieri e spende il 37% in meno rispetto agli altri Paesi dell’Europa Occidentale. Tale percorso ha mostrato negli ultimi anni i suoi limiti e la ricerca di un contenimento della spesa a fronte dei numerosi determinanti che spingono in alto la spesa (invecchiamento della popolazione, nuove tecnologie diagnostiche, costo dei nuovi farmaci e via dicendo) non può avvenire senza contrapporre ad una struttura sociale mutata una riprogrammazione del modello assistenziale sul paradigma digitale. Il Governo britannico, per fare un esempio, ha stanziato, ante Covid-19 e nel solo 2019, 6,2 miliardi di sterline (450 dei quali dedicati alle tecnologie AI) nel quadro di un aumento programmato di 33,9 miliardi sino al 2024.

Sanità digitale e sistema sanitario: quale modello costruire?

Se la premessa è che il modello assistenziale tradizionale, negli ultimi dieci anni, ha avuto un deficit manutentivo, si deve osservare come sia mancata ancora di più la costruzione di una transizione ad un modello di sanità digitale. Ciò avrebbe fornito nuovi strumenti per assicurare le prestazioni richieste, contribuendo a colmare l’attuale ritardo dei territori più svantaggiati e garantire più uniformemente i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Non averlo fatto ha ridotto la sostenibilità nel tempo del SSN e ha relegato ad esperienze frammentarie le innovazioni introdotte dal basso che avevano invece bisogno di essere strutturate come sistema. Dalla necessaria modifica di tutte le fasi della presa in carico del paziente, ai nuovi modelli di prevenzione data based, dalla cura fino al post-ricovero, attraverso strumenti come i sistemi di prenotazione e pagamento online delle prestazioni sanitarie, la cartella clinica elettronica e il fascicolo sanitario elettronico, l’utilizzo della telemedicina, l’uso di App e dispositivi wearable, la diffusione di soluzioni di intelligenza artificiale e di machine learning.

SSN e innovazione: serve un cambio di passo 

Il panorama nazionale si è quindi naturalmente caratterizzato per la disomogeneità geografica dell’innovazione, la mancanza di interoperabilità dei sistemi e, in generale, per una latente e insufficiente consapevolezza delle opportunità da parte della media degli operatori sanitari e dei cittadini.
Per il perdurare dell’assenza di una strategia nazionale e le limitate risorse disponibili, ad oggi la spesa sanitaria in ambito AI è ancora marginale.
Il Sistema Sanitario Nazionale, in questo contesto, non avrà la possibilità di mantenere uno standard adeguato e un modello universalistico così impegnativo senza liberarsi da quello che è un vero approccio di diffidenza o di resistenza verso il Management dell’innovazione, assente dalla cultura di molte aziende sanitarie – specie del Sud – ma non rinvenibile nemmeno nella mission del Ministero che, negli anni, ha abdicato alle sue funzioni di guida di alcuni processi unificanti e, solo di recente, ha compreso che risolvere il proprio ruolo in una ricerca affannosa dei tagli determinava uno scollamento tra lo standard costituzionale dei servizi sanitari e la realtà di erogazione.
Serve quindi, con urgenza, un piano per un ridisegno organizzativo dei servizi ben oltre gli schemi tradizionali e le correzioni di rotta sul DM 70 e 71.

Sanità digitale e sistema sanitario: linee guida e raccomandazioni 

Già nel 2019, l’OMS aveva editato nuove linee guida raccomandando l’uso della sanità digitale in diversi ambiti:

  • come supporto al decision-making degli operatori sanitari
  • per rafforzare i servizi di telemedicina e assicurare una diversa presa in carico mobile first dei pazienti target
  • per garantire la tracciabilità digitale dello stato di salute e dei servizi al cliente (digital tracking)
  • per fluidificare le comunicazioni con i pazienti
  • per promuovere la formazione mobile learning degli operatori sanitari.

Di recente, la task force sui big data dell’Ema (European Medicines Agency) e i vertici delle agenzie farmaceutiche hanno proposto dieci azioni prioritarie per la rete europea di regolamentazione dei medicinali al fine di utilizzare al meglio i big data per sostenere l’innovazione e la salute pubblica. ll rapporto formula diverse raccomandazioni, di cui dieci sono considerate prioritarie. La più ambiziosa di queste è l’istituzione di una piattaforma UE per accedere e analizzare i dati sanitari provenienti da tutta l’Unione europea.

Una strategia digitale per la Sanità in cinque punti 

Già solo per stare nella grammatica europea, serve una strategia digitale per la Sanità che identifichi i punti essenziali che dovranno essere sviluppati dal Ministero della Salute in tandem con il Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione per evitare che, superata l’emergenza, ci si ritrovi con lo stesso sistema sanitario solo rabberciato che scivoli verso il downsizing dei servizi degradando la principale infrastruttura sociale del Paese in un sistema in crisi, sottofinanziato, diseguale geograficamente, senza programmazione delle risorse umane e non in grado di prevedere e gestire le emergenze di un mondo globalizzato.

Focalizziamo cinque punti di partenza:

  1. Un programma della transizione digitale che identifichi obiettivi, target e strategie compliant con le linee guida dell’OMS e soprattutto che ridisegni l’organizzazione e la governance del sistema e delle aziende pubbliche in chiave digitale mettendo il cittadino al centro dei processi di prevenzione e cura e consentendo un migliore e più rapido e sicuro accesso alle informazioni e ai servizi sanitari
  2. Un miglioramento del quadro normativo nazionale con la emanazione di leggi più incisive che regolamentino e incentivino l’adozione della Telemedicina e l’applicazione di soluzioni di Intelligenza Artificiale
  3. Una declinazione specifica della strategia nazionale AI su possibili applicazioni dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario che identifichi opportunità, metodi, rischi, implicazioni e responsabilità, superando gli attuali limiti legati ad aspetti di sicurezza, privacy, maturità tecnologica e competenze
  4. Un piano nazionale di diffusione delle esperienze innovative nei sistemi regionali che consenta alle tante Aziende Sanitarie (specie del Mezzogiorno) di accedere alle best practice a supporto della costruzione di veri piani di riqualificazione dei servizi sanitari, di seconda generazione e non solo finanziari
  5. Un sistema di monitoraggio standard del livello di attuazione della digitalizzazione con indicatori specifici dedicati alla transizione che integri il nuovo sistema di valutazione dei LEA e faccia percepire la considerazione strategica di cui gode la trasformazione digitale nell’azione di impulso del Governo Nazionale.

Scongiurare il rischio di una sanità insostenibile 

Secondo alcune stime, il semplice telemonitoraggio a casa dei malati cardiologici ridurrebbe il numero di giorni di degenza del 26% e consentirebbe un risparmio del 10% dei costi sanitari, con un aumento dei tassi di sopravvivenza del 15%.
Oggi, con l’utilizzo dei big data e delle tecniche di deep learning, è il momento di ridisegnare il modello organizzativo delle aziende sanitarie per accedere a una presa in carico rapida e di precisione del paziente e consentire una effettiva medicina preventiva con risultati significativi in termini di efficienza, sostenibilità, garanzia ed efficacia delle cure.

Il Covid 19 ha fatto cogliere in pieno il reale ritardo che il sistema sanitario italiano dimostra con servizi in trincea schiacciati dall’emergenza, tanto da non avere un piano per recitare un ruolo nella sanità dei big data. Quest’ultima rimane invece affidata agli investimenti di grandi player privati che già si cimentano in soluzioni di frontiera come l’uso dei social a scopo di prevenzione, approccio in cui l’accesso istantaneo all’intero set di dati può consentire di prevedere l’evoluzione del quadro clinico attraverso algoritmi decisionali di supporto che rendono maggiormente efficiente l’intero processo.

Se il ruolo pubblico nella sanità digitale rimarrà quello ante Covid-19, senza una scelta convinta e la costruzione di una visione strategica pubblica, sarà come affermare che i servizi sanitari non saranno più l’infrastruttura di cittadinanza unificante del Paese.
E l’Italia si caratterizzerà per una sanità insostenibile finanziariamente e socialmente, perché ancora più diseguale di quella attuale.

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