La ricerca

Sanità digitale in Italia: ecco come e dove si può (e si deve) fare di più

Il mercato cresce, ma ancora troppo lentamente. A frenarlo, la mancanza di competenze digitali, la difficoltà nell’utilizzo dei fondi del PNRR, la scarsa alimentazione del FSE da parte delle Regioni e l’inadeguatezza degli strumenti di comunicazione tra medici e pazienti

20 Mag 2022

Massimo Mattone

Direttore Responsabile HEALTHTECH360.it

Cominciamo dalle cose che vanno bene: “nel 2021 la spesa per la Sanità digitale in Italia è cresciuta del 12,5% rispetto al 2020, toccando quota 1,69 miliardi di euro, pari all’1,3% della spesa sanitaria pubblica”.
E’ quanto emerso dalla ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Sanità Digitale: ora serve un cambio di marcia!”.

Bene, verrebbe da dire. E, in parte, è proprio così.

Ma è lo stesso Osservatorio a sottolineare come questa crescita, sebbene superiore a quella degli ultimi anni, non sia ancora sufficiente a imprimere il “cambio di marcia” necessario a colmare il ritardo accumulato.
Basteranno i 15,63 miliardi di euro d’investimenti previsti dalla Missione 6 Salute del PNRR a far spiccare il volo alla Sanità digitale italiana?
Probabilmente sì, ma SOLO a patto di intervenire immediatamente (almeno) su un poker di questioni sempre più urgenti da risolvere per fare davvero il salto di qualità.

1 – Competenze digitali al centro dell’innovazione

Probabilmente, è uno dei punti più importanti sui quali intervenire subito, una delle più grandi barriere all’innovazione in Sanità.
Ne parlavamo qui di recente, segnalando l’urgenza di un cambio di rotta.
Competenze digitali: ora o mai più“, avevamo appena auspicato, evidenziando come l’Italia fosse in forte ritardo, rispetto agli altri Paesi europei, nella digitalizzazione dell’economia e della società. E come, proprio sul capitale umano, il nostro Paese segnasse il passo ancor di più. Senza adeguate competenze digitali – avevamo sottolineato – non c’è innovazione. Ancor più in Sanità.
E la ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale conferma, dati alla mano, i nostri convincimenti: il 38% delle Direzioni Strategiche delle aziende sanitarie indica la mancanza di competenze digitali come barriera all’innovazione.
“La trasformazione dell’ecosistema salute non può prescindere dal fattore umano e, in particolare, dalla cultura e dalle competenze degli attori coinvolti, tra cui i professionisti sanitari – afferma Emanuele Lettieri, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Per le aziende sanitarie è prioritario investire nella formazione del personale sanitario, soprattutto su ambiti come la Cartella Clinica Elettronica, privacy e sicurezza dei dati e Telemedicina, oltre alla formazione sugli strumenti informatici di base, necessaria per fornire ai professionisti una preparazione più completa”.

WHITEPAPER
Sensori intelligenti e Sanità: quali tipologie a supporto delle terapie farmacologiche?
Sanità
Smart health

2 – PNRR e Sanità: più facile a dirsi che a farsi 

Anche su questo, eravamo stati facili profeti. Investire (bene e velocemente) le risorse del PNRR – con progetti che sappiano restituire valore all’ecosistema Salute – non è cosa semplice per tutta una serie di ragioni. Il risultato è che – allo stato attuale – non si sappia bene in che direzione andare e ci si muova spesso brancolando nel buio in una situazione di “tempesta perfetta“.
Difficoltà emerse a chiare lettere anche dalla ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale che fa sapere come i Direttori delle aziende sanitarie ritengano sì molto rilevante l’attuazione degli interventi identificati nelle linee di indirizzo del PNRR ma che il 46% di essi denunci come ci sia ad oggi ancora poca chiarezza su come utilizzare le risorse in gioco.
“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sta giocando, anche nel settore sanitario, un ruolo rilevante per il rilancio del nostro Paese – afferma Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. In particolare, il potenziamento della Sanità territoriale, anche grazie allo sviluppo di servizi di Telemedicina, e la raccolta e valorizzazione dei dati in Sanità, in particolare attraverso la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico, rappresentano alcune delle principali sfide per i prossimi anni.
Il PNRR rappresenta un’occasione epocale di rilancio perché assegna al settore della Sanità 15,63 miliardi di euro con investimenti sostanziali sulla digitalizzazione. Tuttavia, l’effettiva disponibilità e l’efficace messa a terra di queste risorse è tutt’altro che scontata.
Lo sblocco di questi fondi da parte delle Istituzioni Europee è condizionato allo sviluppo in tempi rapidi di programmi e riforme la cui realizzazione non è semplice, soprattutto a causa della frammentazione della governance del sistema sanitario pubblico”.

3 – FSE ancora poco utilizzato dalle Regioni 

Pur essendo un ambito prioritario per il 47% dei Direttori sanitari, il Fascicolo Sanitario Elettronico ha ancora una bassa percentuale di alimentazione da parte delle Regioni:
“Se da un lato, il Fascicolo è stato attivato per tutti i cittadini e ha raggiunto ad oggi anche percentuali significative di utilizzo (il 33% dei cittadini e il 54% dei pazienti) – spiega Paolo Locatelli, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale – il livello di alimentazione dei documenti del nucleo minimo nella gran parte delle Regioni è ancora molto limitato”. Secondo la rilevazione effettuata dal MITD, infatti, solo Emilia-Romagna, Lombardia, Toscana e Piemonte hanno una percentuale di alimentazione del FSE superiore al 50% (percentuale di documenti pubblicati e indicizzati sul FSE rispetto al totale delle prestazioni erogate dalle strutture sanitarie pubbliche negli ultimi due anni). Altre quattro Regioni (Campania, Liguria, Sicilia e Calabria) hanno invece livelli che non superano il 5%. “Anche su questo fronte ci si aspetta nei prossimi anni un’evoluzione importante – continua Paolo Locatelli – dato che nell’ambito del PNRR le risorse per potenziare i FSE regionali non mancano, con 610 milioni di euro per l’adozione e utilizzo del FSE da parte delle Regioni, di cui 299,6 milioni per il potenziamento dell’infrastruttura digitale dei sistemi sanitari e 311,4 per aumentare le competenze digitali dei professionisti del sistema sanitario”.

Dal punto di vista del cittadino e del paziente, la pandemia ha spinto la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico: il 55% degli italiani oggi sa cos’è il FSE e il 33% l’ha già utilizzato (rispetto al 12% nel 2021).

sanita-digitale-in-italia-fascicolo-sanitario-elettronico
Sanità Digitale in Italia – Conoscenza e utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico da parte dei cittadini e dei pazienti italiani (fonte: Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità e Doxapharma)

4 – Comunicazione non adeguata tra Sanità e pazienti

Cresciuta molto (inevitabilmente) durante la pandemia, la comunicazione tra medici e pazienti risente però di un’inadeguatezza degli strumenti e delle app utilizzate per metterla in atto. Dalla ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale emerge come – nonostante l’interesse sia elevato soprattutto tra i medici (74% degli specialisti e 72% dei medici di medicina generale) – solo un professionista sanitario su tre utilizzi piattaforme di comunicazione dedicate o certificate. “Oltre a problemi di sicurezza e privacy, l’utilizzo di questi strumenti può impattare negativamente sulle attività lavorative dei professionisti coinvolti, da cui spesso i pazienti si aspettano risposte immediate – spiega Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Stentano ancora a diffondersi strumenti più appropriati, sicuri e dedicati all’attività professionale”.
Riguardo alle percentuali di utilizzo degli strumenti di comunicazione tra professionisti sanitari e paziente, la ricerca ha evidenziato che professionisti sanitari e pazienti comunicano via WhatsApp: nel 2021, il 73% dei medici specialisti, il 79% dei medici di medicina generale e il 57% degli infermieri ha usato app di messaggistica.

sanita-digitale-in-italia-comunicazione
Sanità Digitale in Italia: utilizzo e interesse degli strumenti di comunicazione tra professionisti sanitari e paziente (fonte: Osservatorio Sanità Digitale)

La Telemedicina non sia solo un “effetto Covid”

Nello scorso anno – si apprende dall’Osservatorio – l’utilizzo della Telemedicina da parte dei medici è calato significativamente (seppure con percentuali di utilizzo più elevate rispetto a quelle pre-pandemia): il 26% dei medici specialisti e il 20% dei medici di medicina generale ha utilizzato la Televisita nel 2021, contro il 39% del 2020 e il 10% circa pre-pandemia.
“La riduzione nei livelli di utilizzo della Telemedicina da parte dei medici va colto come il segnale dell’esigenza di un’innovazione più strutturale, un passaggio a un modello nel quale questa non rappresenti più una soluzione di emergenza, ma un’opportunità per migliorare il sistema di cura – afferma Cristina Masella, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale -. Ad oggi questo cambiamento di modello deve ancora essere concretizzato: per medici e infermieri le attività di Telemedicina spesso costituiscono un’aggiunta in termini di tempo a quelle tradizionali”.

Sanità Digitale in Italia: in cosa investire

La ricerca dell’Osservatorio ha fatto emergere che, per le Direzioni Strategiche delle strutture sanitarie italiane, tra gli ambiti d’investimento previsti dal PNRR , il 64% dei Direttori ritiene molto rilevante lo sviluppo di soluzioni aziendali per garantire la raccolta del dato di cura del paziente (come la Cartella Clinica Elettronica, su cui ha intenzione di investire il 60% delle aziende sanitarie).

sanita-digitale-in-italia-investimenti
Sanità Digitale in Italia: gli ambiti di investimento delle strutture sanitarie nel 2022 (fonte: Osservatorio Sanità Digitale)

A seguire, i sistemi per l’integrazione ospedale-territorio e, in particolare, la Telemedicina (rilevante per il 56% dei Direttori e ambito di investimento previsto nel 2022 per il 58% delle aziende sanitarie) e le soluzioni che consentono l’integrazione con sistemi regionali e/o nazionali come il Fascicolo Sanitario Elettronico (prioritario per il 47% dei Direttori).
Tra gli altri ambiti d’investimento: Repository Clinico – Data Repository (40%), Sistemi di Data Analytics (39%), Artificial Intelligence e machine learning (23%).

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 5