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Innovazione in Sanità: il ruolo chiave del co-design

Aggiornato il 11 Nov 2023

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Quest’anno, a Forum Sanità 2023, ho avuto il piacere di moderare alcuni eventi dedicati all’innovazione. In particolare, i Coffee Talk di HealthTech360, momenti di confronto informali – davanti a un buon caffè – finalizzati alla condivisione della conoscenza sui temi dell’innovazione e del futuro della sanità in Italia.

Il claim del Forum è stato “l’accento sul futuro”. E, a fine evento, mi sono chiesto quanto e quale futuro mi fosse rimasto dentro dopo la partecipazione a questo prezioso momento di networking con i future thinker dell’innovazione: direttori di aziende sanitarie e ospedali, ricercatori e scienziati, docenti universitari… Persone capaci di guardare al futuro con una vision che spinge innovazione e tecnologia verso il loro ideale più nobile: la salute e il benessere dell’umanità.

Uno dei messaggi più significativi che ho raccolto dal confronto con le persone del Forum è la coscienza collettiva di star davvero vivendo un momento unico di profonda trasformazione della Sanità.
Ci stiamo accorgendo tutti, infatti, di quanto e come, soprattutto nell’ultimo periodo, le tecnologie stiano accelerando fortemente.

Si pensi solo all’Intelligenza Artificiale e all’analisi dei Big Data. In poco tempo, sembrano essersi aperte praterie e tutti noi ci chiediamo se sia il caso di scorrazzarci dentro fin da subito o, magari, frenare e domandarci prima dove stiamo andando esattamente e quale sia la direzione giusta.

Già… chiederci, innanzitutto, dove stiamo andando.
Ne parlavo qualche tempo fa, a proposito del futuro della sanità digitale, enfatizzando lo stato di incertezza e confusione nella messa a terra dei fondi del PNRR:
Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?”, sembravano chiedersi, allora, gli addetti ai lavori.

La sensazione, infatti – era ed è anche oggi – che si stia arrivando al paradosso di avere a disposizione, finalmente, sia le risorse che la tecnologia. Ma che – per fare il salto – manchino ancora, purtroppo, le competenze. E il giusto approccio al processo complessivo che porta al successo dell’innovazione.

Come più volte ribadito, infatti, i soldi e le tecnologie sono il mezzo. Ma non sono le persone. Sono queste che danno la direzione giusta alle risorse, queste che sanno cogliere quali tecnologie utilizzare e per fare cosa. Sono queste, le persone, che decidono “dove dobbiamo andare” e “per dove dobbiamo andare”. Che danno una vision orientata al valore e all’utilità dell’innovazione a un percorso tecnologico altrimenti fine a se stesso.

Se le tecnologie accelerano, dunque, noi paradossalmente dobbiamo fermarci. Per farci le giuste domande, chiederci se siamo sulla strada giusta. E se non lo fosse, trovarla. Fino a costruirne una nuova, tutti assieme, qualora non esistesse ancora. Con l’obiettivo di ripartire più velocemente di prima e recuperare il gap – oggi diventato voragine, ancor più in ambito Healthcare – tra accelerazione delle tecnologie e qualità del fine che queste dovrebbero aiutarci a raggiungere.

Ecco, trovare la direzione giusta. Ma trovarla assieme, confrontandosi.
Perché nessuno di noi, da solo, può farlo. Tutti assieme, invece, ci si può tentare. All’insegna della condivisione della conoscenza.

E – soprattutto – del co-design.

Eh già, perché, come osservato in uno scenario del Forum da Mariano Corso (Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Sanità Digitale, Politecnico di Milano), in Italia viviamo il paradosso – che emerge a chiare lettere anche dai numeri del DESI – di avere a disposizione gli strumenti digitali per fare innovazione più o meno allo stesso livello degli altri Paesi leader – ma di essere, invece, agli ultimi posti nell’utilizzo dei medesimi.

Abbiamo, cioè, gli strumenti digitali e le tecnologie per fare innovazione, ma non li usiamo. Non scarichiamo a terra le nostre potenzialità.

Ma perché? Cosa succede nel mezzo del processo d’innovazione? Dove si blocca il tutto?

Il problema è l’incapacità di progettare assieme. Di coinvolgere i destinatari dell’innovazione nella creazione di valore invece che – come spesso accade oggi – consegnare loro un prodotto chiavi in mano del quale – non riconoscendosi attori e promotori – spesso non sanno cosa farsene esattamente. Tutto ciò, inevitabilmente, accrescendone la già di per sé naturale resistenza al cambiamento.

Occorre avere coscienza, cioè, del fatto che il percorso d’innovazione lo si deve compiere tutti assieme, dall’inizio alla fine. Perché, come ho avuto modo di sottolineare, l’innovazione non è una pizza!

Ingegneri, data scientist e tecnici che lavorano in perfetta solitudine rinchiusi nei laboratori di ricerca o nelle aziende fornitrici di software e dispositivi medici. Lì, nei loro silos, a ideare e progettare soluzioni avveniristiche di AI per medici che ne sanno poco o nulla, spesso per nulla coinvolti nel processo d’innovazione e ignari delle potenzialità e finalità degli strumenti che – solo alla fine – quando è troppo tardi per cambiare – saranno consegnati nelle loro mani per usarli con i loro pazienti, a loro rischio e pericolo.
E istituzioni e relativi decisori che normano le tecnologie digitali per la sanità con regolamenti e direttive spesso concepite e scritte senza coinvolgere gli stakeholder di settore.

È evidente come, così, l’innovazione in Sanità non potrà mai funzionare.

E la soluzione non può che essere il co-design, invocato più che mai praticamente da tutti i convenuti al Forum.

Un futuro dell’innovazione in Sanità che va costruito necessariamente e finalmente tutti assieme. È stato un po’ questo lo spirito – direi, quasi, l’appello – che è emerso ed ha guidato la bellissima due giorni del Forum Sanità.

Bellissima anche perché, dopo il buio della pandemia, si è vista la luce e la gioia del potersi finalmente incontrare e confrontare vis a vis, guardarsi negli occhi, raccontarsi l’un l’altro la propria mission, i propri obiettivi, le proprie sfide e difficoltà.

E chiedersi: tu come hai fatto a fare questa cosa? Io ci ho provato così, ma…

Confronto, multidisciplinarietà, abbattimento dei silos. CO-DESIGN.

Sono state, dunque, proprio queste le parole chiave del Forum Sanità appena conclusosi.
Evento che, dopo le scorse edizioni forzatamente ibride o totalmente virtuali, è finalmente ripartito in fisicità, con le persone al centro.

Con un entusiasmo che si percepiva ovunque: durante gli scenari, nei tavoli di lavoro, perfino nei talk, lì davanti a un caffè. Passeggiando per il Forum si vedevano chiacchierare CIO e DPO, Responsabili sistemi informativi e Sustainability manager, Direttori di aziende sanitarie e Docenti universitari… E chi più ne ha più ne metta. In una meravigliosa simbiosi e contaminazione di idee che è la via maestra per scrivere assieme il futuro dell’innovazione in Sanità.

Dal Forum ce ne siamo tornati tutti, questa la mia personale speranza, non solo più arricchiti di approfondimenti e contenuti sui quali ispirare e direzionare le nostre attività, ma – anche e soprattutto – arricchiti da ognuna delle persone che abbiamo incontrato e con le quali ci siamo confrontati. Con alcune delle quali, magari, continueremo a sentirci e vederci.

Perché il Forum Sanità – come confermato anche dall’edizione di quest’anno – non è un semplice evento. È, innanzitutto, una community di persone che hanno una grandissima voglia di incontrarsi e confrontarsi sui temi dell’innovazione. Persone predisposte a scrivere assieme il futuro della Sanità, con una vision pronta al cambiamento e anche alla trasformazione delle proprie capacità e competenze pur di raggiungere questo obiettivo.

Persone che, inevitabilmente, prima o poi s’incontrano, stiamone pur certi. Perché la strada del futuro è unica, ed e lì che ci si ritrova quando la si percorre tutti assieme.

Articolo originariamente pubblicato il 09 Nov 2023

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