Digital health skills

La salute di domani si costruisce oggi, insieme

Per una Sanità resiliente e sostenibile occorrono adeguate competenze digitali. La tecnologia applicata alla salute deve essere a supporto dei professionisti sanitari e dei cittadini per la sostenibilità e la rinascita del Paese

Pubblicato il 27 Mag 2022

Giancarlo De Leo

Coordinatore Gruppo di Lavoro Sanità Digitale Club Dirigenti Tecnologie dell'Informazione (CDTI) di Roma

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I cambiamenti economico-sociali derivanti dalla globalizzazione, la popolazione sempre più anziana e il conseguente incremento delle malattie croniche ha reso necessario modificare e adattare i modelli di cura. Il costo dell’assistenza sanitaria tradizionale è diventato sempre più insostenibile e riuscire a far ricorso a misure che riescano a contenere i costi senza pregiudicare il livello di assistenza è diventato assolutamente prioritario. Nel Sistema Sanitario Nazionale, la crescente diffusione delle Tecnologie dell’Informazione e Comunicazione, assurte ad un ruolo pervasivo e strategico, in grado di modificare profondamente le attività economiche delle imprese e il comportamento dei cittadini nei confronti dell’utilizzo consapevole degli strumenti digitali, ha richiesto il superamento di ostacoli strutturali e culturali.

Il ruolo della Telemedicina 

La crisi pandemica ha confermato, con tutta la sua drammaticità, di riscoprire anche in Italia il lavoro agile e un notevole aiuto è arrivato dalla Telemedicina che ha permesso, tra le altre cose, di supportare i pazienti cronici, di sveltire gli incontri tecnici e burocratici e di salvare vite umane.
Le applicazioni della Telemedicina, già da tempo, giocano un ruolo importante nei processi di cura e hanno reso possibile curare, studiare e monitorare i pazienti a domicilio nel decorso della loro malattia (continuità assistenziale tra ospedale e territorio).
È doveroso precisare che l’utilizzo di strumenti tecnologici per il trattamento di informazioni sanitarie o la condivisione online di dati e/o informazioni sanitarie non costituisce di per sé un servizio di Telemedicina (allo stesso modo di come non lo sono la posta elettronica, i social network e i forum sulla salute).

I fattori abilitanti della nuova Sanità 

I dati prodotti dai pazienti nella gestione pro-attiva della propria salute (Patient Empowerment), attraverso le applicazioni di monitoraggio, medicina narrativa e informazione, sempre più numerose e diffuse sugli smartphone, costituiscono un patrimonio inestimabile, al quale potrebbero attingere le istituzioni e le aziende farmaceutiche per migliorare i percorsi di cura e la qualità dei servizi sanitari. La virtualizzazione delle cure e delle terapie, sempre di più digitali (Digital Therapeutics), potrebbe essere una possibile soluzione al problema.
E’ ormai improrogabile la riorganizzazione della rete assistenziale del Sistema Sanitario Nazionale (SSN): le ICT, i Big Data, la Blockchain e l’Intelligenza Artificiale vengono indicati come fattori abilitanti e determinanti per la realizzazione dei nuovi modelli assistenziali ed organizzativi.
Le tecnologie basate sull’AI hanno il potenziale di migliorare l’efficacia, la sicurezza e l’efficienza della ricerca biomedica e dell’erogazione dei servizi sanitari, rappresentando un’irrinunciabile opportunità per affrontare le sfide di sostenibilità sanitaria e un’occasione per attrarre e rilanciare investimenti per rilanciare il Paese utilizzando i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).

Dati generati dai pazienti: un patrimonio inestimabile

In tale contesto le narrazioni di pazienti ed operatori sanitari che avvengono di consueto sui social network dovrebbero confluire per sviluppare una ricerca innovativa.
La grande quantità di dati prodotta dall’SSN può essere oggi gestita in maniera più efficace ed efficiente grazie alla possibilità di un migliore ed intelligente sfruttamento delle informazioni per supportare lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi verso la Sanità 4.0.

Ai dati prodotti direttamente dal sistema sanitario si aggiungono quelli generati dai pazienti nella gestione pro-attiva della propria salute (Patient Empowerment), attraverso le applicazioni di monitoraggio e informazione – sempre più diffuse sugli smartphone – e i social network dedicati alla salute, che costituiscono un patrimonio inestimabile al quale potrebbero attingere le istituzioni per migliorare i percorsi di cura e la qualità dei servizi sanitari.
Tutto ciò consentirebbe risparmi per il sistema sanitario. E uno sviluppo più inclusivo, che risponda meglio ai bisogni della cittadinanza attiva, offrirebbe più opportunità e vantaggi attraverso la partecipazione dei molteplici e differenziati segmenti della società per creare innovazione.

L’urgenza delle competenze digitali in Sanità 

E’ quindi inevitabile sfruttare le opportunità delle nuove tecnologie digitali per promuovere un migliore coordinamento della cura tra i fornitori e il settore socio-sanitario, attraverso l’utilizzo più efficace ed etico dei dati, per fornire un quadro completo di ciò che accade nel percorso di cura e permettere, da un lato, l’aggiornamento delle prestazioni, inevitabilmente condizionate dal progresso scientifico e tecnologico, dall’altro di sviluppare tecnologie e prodotti che garantiscano a tutti i cittadini servizi e prestazioni sanitarie ad elevato valore.

E’ richiesta l’acquisizione di nuove competenze di natura tecnica e la formazione continua, non solo in campo medico come avveniva fino a poco tempo fa, ma anche nel campo informatico. I medici sono in crisi (anche) a causa della tecnologia che, entrando in maniera dirompente nel settore sanitario, modifica il paradigma del rapporto medico-paziente.
Il paziente esperto si fa un’idea della propria patologia e accede ad una seconda opinione riguardo ad essa, scambiandosi pareri tra persone con lo stesso problema.
E allora ecco che lo sviluppo delle competenze digitali diventa un tema altrettanto ineludibile nel contesto più ampio della formazione ed aggiornamento del personale sanitario.

Salute Digitale: target e obiettivi della formazione

Dallo sviluppo di competenze digitali specialistiche per il personale informatico allo sviluppo di competenze digitali di base per gli operatori sanitari e amministrativi, dallo sviluppo di competenze di leadership per le Direzioni strategiche sanitarie alla formazione digitale di base anche per i cittadini e pazienti: “L’Italia è in forte ritardo, rispetto agli altri Paesi europei, nella digitalizzazione dell’economia e della società (indice DESI 2021). Senza adeguate competenze digitali non c’è innovazione. La sanità non fa eccezione. Occorre cambiare rotta. E con urgenza“, è stato sottolineato in un recente editoriale, qui su HealthTech360.
Pertanto, utilizzando al meglio le risorse del PNRR, diventa urgente e non più rimandabile che venga realizzato un “Piano Nazionale di Formazione sulla Salute Digitale” che preveda corsi di ehealth literacy per i pazienti, l’assessment, la formazione e la certificazione delle competenze digitali di tutto il personale che opera in Sanità (manageriale, clinico, sanitario, tecnico ed amministrativo) e l’aggiornamento dei piani di studio degli studenti delle facoltà medico-scientifiche.

Come sviluppare competenze digitali in Sanità

Di recente, si è inaugurato il progetto SALUTEDomani con un primo Tavolo interamente dedicato alle Competenze Digitali.
Numerosi e ricchi gli interventi dei relatori presenti, guidati dalla moderazione di Felicia Pelagalli, fondatrice di Culture.
Alla domanda centrale “Come sviluppare competenze digitali in Sanità?” è seguita la proposta, lanciata da Pelagalli, di individuare una figura, all’interno di ogni struttura sanitaria/distretto, che possa farsi promotrice del cambiamento, della cultura digitale e delle competenze tecnologiche. I punti guida sono stati i seguenti:

  • il contesto: mappare l’articolazione delle strutture sanitarie e il numero delle risorse umane coinvolte
  • definire il profilo professionale della figura e le sue competenze
  • la selezione e la modalità di individuazione di tali figure
  • la loro formazione, con il supporto delle università
  • il rilascio di certificazioni, con micro-credenziali sul modello europeo
  • un percorso di carriera riconosciuto
  • la formazione di una comunità come movimento culturale
  • la verifica di tutto il processo.

L’importanza di lavorare insieme 

Nel corso del dibattito, Rossana Ugenti, Direttore Generale Professioni sanitarie del Ministero della Salute, ha posto l’accento sulla necessità di individuare figure che sappiano inserirsi in un contesto di riforma del territorio, con un tessuto interdisciplinare e di lavoro in equipe multiprofessionali. Queste sfide possono essere supportate da strumenti di Sanità Digitale, utilizzabili unicamente da professionisti adeguatamente formati sia durante il percorso universitario sia nell’ambito del sistema di educazione continua.

È necessario, come rilevato da Sergio Pillon, Coordinatore della Trasformazione Digitale presso l’Asl Frosinone – e come ripreso da Alessandra Petrucci, Rettrice dell’Università di Firenze – che tutto ciò venga accompagnato da un riconoscimento del ruolo di tali figure professionali nell’affiancamento alla direzione strategica.

Formazione: i punti cardinali della Commissione Europea 

Vittorio Calaprice, della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, soffermandosi sul tema della formazione, ha ricordato come la Commissione Europea stia lavorando con la bussola digitale a quattro punti cardinali:

1)  le skills, ossia l’investimento nelle competenze digitali avanzate
2) il rafforzamento delle infrastrutture e della capacità di calcolo per la raccolta e il monitoraggio dei dati a livello nazionale ed europeo
3) un incremento delle realtà che possano competere a livello mondiale
4) la digitalizzazione dell’insieme delle attività di amministrazione pubblica.

Numerosi i programmi europei già di supporto alla formazione (come Youth For Health, Europa Digitale ed Horizon Europe) e le attività di rafforzamento dell’ecosistema digitale con obiettivo 2030.

Formazione, infrastrutture ed equità 

È il professor Andrea Lenzi – Presidente CNBBSV (Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita) Presidenza del Consiglio – ad aprire la discussione in merito ai luoghi di formazione. Lenzi, come verrà poi sottolineato anche da Alessandra Petrucci, Rettrice all’Università di Firenze, pone l’accento sulla necessità di assicurare processi di democrazia nella salute sia per i pazienti – che devono essere raggiunti tutti in modo equo tramite la telemedicina ed essere ugualmente alfabetizzati al digitale – sia per gli operatori sanitari.
Altro problema non banale, le infrastrutture, che devono essere adeguate alla formazione ricevuta dai professionisti.

Da non sottovalutare la necessità, evidenziata dall’On. Anna Laura Orrico, Deputata Commissione Attività Produttive, di fare in modo che tali figure fungano da intermediari, agevolando e facilitando il dialogo tra chi produce e crea innovazione nel settore della salute e chi poi si occupa quotidianamente della salute delle persone.

Dibattuta la questione se una sola figura sia sufficiente per ciascun distretto sanitario o se sia più opportuno pensare ad un team, per tener conto, come sottolineato da Sergio Pillon, dell’articolazione delle esigenze presenti in ciascun territorio. Pillon ha ricordato, infatti, come questa figura non debba essere un tuttologo, ma un coordinatore.

Università e Medicina: serve una formazione multidisciplinare 

La prof.ssa Maria Carla Gilardi, Preside della Scuola di Medicina dell’Università Milano Bicocca, evidenzia la necessità di una formazione strutturata, con un approccio pervasivo e integrato. Tale modalità può essere adottata a diversi livelli: sanitario, dei cittadini e della formazione universitaria.

Riguardo al tema dell’interdisciplinarietà, Alessandra Petrucci rimarca che – al fine di sviluppare le competenze richieste – non sarà sufficiente una formazione inerente alla sola informatica, ma saranno necessarie un insieme di conoscenze acquisite nel campo della statistica, fisica ed ingegneria, discipline fondamentali nel momento in cui si inizi a parlare di dati ed algoritmi. Non si tratta, però, di un solo corso formativo, ma tanti “mattoncini” inseriti in sistemi orizzontali e verticali.

Infine, la professoressa Maria Triassi, Preside della Scuola di Medicina Università Federico II di Napoli, rileva come sia fondamentale decidere e definire le modalità tramite le quali fornire tali competenze e il loro riconoscimento.

Modelli e figure per l’organizzazione sanitaria

Condivisa, all’interno del Tavolo, l’importanza di individuare una figura professionale preparata e di alto profilo, Daniela Donetti, ASL Viterbo, sottolinea come questa debba avere anche competenze che aiutino a comprendere il funzionamento dei sistemi. Tale figura, oltre che di alto profilo, deve essere in grado di leggere il processo, il percorso di cura e i sistemi organizzativi al fine di aiutare la struttura di appartenenza nelle scelte di orientamento e di innovazione. Rientrano all’interno delle conoscenze anche tematiche come la privacy, la sicurezza, la certificazione dei dispositivi medici.

Narciso Mostarda, Direttore Generale dell’Ospedale San Camillo di Roma, afferma con forza che si tratta di una necessità di inserimento professionale estremamente urgente, portando l’attenzione ai luoghi di formazione, che dovrà essere fatta anche sul campo (ad esempio, negli ospedali) oltre che nelle università.

Eugenio Santoro (Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri) – autore abituale di approfondimenti scientifici per HealthTech360 – auspica, infine, la definizione di un modello chiaro e scientifico di Sanità Digitale al fine di orientare la formazione e agevolare gli aspetti di ricerca.

Una Community per la trasformazione digitale in Sanità 

La ricchezza degli interventi e delle idee emerse nel tavolo Competenze Digitali è stata approfondita e sviluppata ulteriormente all’interno di un secondo incontro.
Felicia Pelagalli ne riepiloga così il tema, maturato nel precedente incontro: “Creare una Community di Digital Health Champions, referenti per il governo clinico della trasformazione digitale in sanità”.

Assuntela Messina, Sottosegretaria di Stato alla Presidenza del Consiglio per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, ha aperto il tavolo offrendo il proprio sostegno all’iniziativa che ritiene interessante in primo luogo per la tematica, definita “una delle frontiere più promettenti all’interno del processo di digitalizzazione” e – in secondo luogo –  “per il metodo scelto, ossia attraverso uno spazio d’incontro tra attori che vivono lo stesso intendimento e urgenza d’azione”.
Per la Sottosegretaria, le tematiche del Tavolo Competenze Digitali sono “opportunità che guardano a quel processo complessivo di rinnovamento della sanità che è già dentro il PNRR”. La resa pratica di queste opportunità si avvia “verso un modello di cura e assistenza ancora più incentrato sulla comunità, sui territori, e quindi sulle persone. Tutto questo partendo dalle potenzialità della tecnologia nel guardare, in maniera ancora più precisa, a quelli che sono i bisogni specifici delle persone e offrire risposte ancora più rapide ed efficaci”.
Secondo Messina, infatti, “non possiamo immaginare la transizione digitale come un asettico momento di trasformazione delle procedure e dei processi, né come un aggiornamento soltanto in chiave innovativa dei servizi di assistenza. È invece necessario guardare a questo processo come a un insieme di cambiamenti ampi, trasversali e che presuppongono quella condivisione e quel nuovo sistema di relazioni per abbracciare una cultura che sia radicalmente rinnovata”.
La Sottosegretaria ha poi ribadito che “quando parliamo di digitalizzazione della sanità stiamo parlando di un tema urgente, importante, che guarda alla necessità di creare una sinergia ancora più effettiva non solo tra il medico e il paziente, ma anche tra l’idea che si ha della sanità e quelli che sono effettivamente i bisogni”.
Tema fondamentale è, dunque, quello delle competenze, “conditio sine qua non per partire se vogliamo davvero creare una comunità digitale inclusiva all’interno della quale tutti si possano riconoscere e si vedano riconosciuti“.
Altro punto vitale per Messina è il fare rete, inteso come “capacità di mettere in relazione obiettivi, strategie, monitoraggio delle azioni. Il futuro della sanità è digitale proprio per il grande contributo che la tecnologia offre anche a quest’ambito”.

Sostanziali, per Messina, i seguenti punti:

  • investire in nuovo personale e sulla formazione di quello attuale
  • potenziare i presidi sanitari rendendoli più efficienti
  • riorganizzare la medicina del territorio per sfruttare le vaste applicazioni della tecnologia.

Bisogna, dunque, “lavorare all’unisono in questa direzione, attraverso un utilizzo sano e democratico della digitalizzazione, come opportunità per fare un servizio alla nostra comunità e rendere il nostro Paese più competitivo, più veloce e anche più sano”.

Università pronte a formare i Digital Health Champions

Andrea Lenzi – ricollegandosi all’introduzione della Sottosegretaria Messina, rimarca il concetto di democrazia sanitaria, affinché lo sviluppo digitale sia valido e uguale per tutti e non sia frammentario. Riguardo alla formazione dei Digital Health Champions, il Prof. Lenzi dichiara che le università sono pronte. Vi sono, infatti, già corsi di Medicina and Technology all’interno dei quali sono presenti competenze di Ingegneria e di Informatica: “La formazione dei Digital Champion avrà a che fare non solo con i nativi digitali, ma anche con la preparazione di chi è già sul territorio, unitamente ad un’alfabetizzazione digitale del cittadino”.
Per quanto riguarda la certificazione dei nuovi Digital Health Champions, vi è una flessibilità a seconda della necessità di formazione: “L’università può rilasciare il titolo e una parte della formazione potrà svolgersi anche nelle strutture sanitarie”, afferma Lenzi.

Maria Triassi, riguardo alla figura del Digital Health Champion, la definisce come “un professionista della sanità che si forma con un corso di alta formazione o di perfezionamento”. La Prof.ssa Triassi ribadisce l’importanza di non tralasciare la deontologia professionale, la privacy e l’utilizzo dei Big Data in Medicina, che devono essere tra i contenuti della formazione.

La figura del Digital Health Champion: gli altri punti di vista 

Rossana Ugenti pone l’interrogativo riguardo l’inquadramento a livello contrattuale del Digital Health Champion: “Stiamo creando qualcosa di nuovo o sono già profili di per sé inquadrati secondo i contratti vigenti, cui però viene data un’ulteriore qualificazione? Tale qualificazione che valore aggiunto porta alla struttura e alla persona?”.
Inoltre, Ugenti chiarisce che la platea a oggi coinvolta nella formazione prevista dalla Missione 6, Componente 2, del PNRR è costituita sostanzialmente da “coloro che ricoprono ruoli di management e middle management nell’ambito del servizio sanitario nazionale, al fine di formare competenze manageriali e digitali”.

Sergio Pillon ipotizza un profilo di laurea specialistica, normalmente inquadrata in sanità con un contratto di dirigenza, all’interno della direzione strategica: “Delle persone, già inquadrate all’interno delle aziende sanitarie, possono, attraverso la formazione, diventare dei motori per il cambiamento. Il profilo ricercato resta dunque alto, di una persona che ha già esperienza all’interno delle aziende sanitarie”.

Felicia Pelagalli mette in risalto come il disegno principale sia quello di “persone già in struttura, da formare, dentro una comunità di Digital Health Champions. La community è la parte più importante perché è vero che gli individui sono più deboli delle strutture, ma se l’individuo fa parte di una comunità questa riesce a tenere (a bada, ndr.) l’inerzia della struttura e a farla evolvere”.
Pelagalli, inoltre, sottolinea l’importanza delle competenze di base che il cittadino-paziente deve maturare per poter fruire dei servizi di telemedicina e digital health a cui il PNRR sta lavorando.

Giulio Siccardi – Direttore UOC Sistemi informativi AGENAS – evidenzia alcuni punti da valorizzare: “La sanità ha una sua specificità. Un uomo solo al comando non può trasformare e salvare l’azienda, c’è bisogno di una squadra composta a più livelli sia all’interno della singola azienda che una squadra formata da una comunità di pratica in cui i Digital Champions delle diverse aziende si scambiano informazioni. Si tratta dunque di figure con diverse professionalità, un team formato con le diverse competenze”.
Sempre riguardo al profilo dei Digital Health Champions, Siccardi ricorda che il fattore tecnologia è sicuramente abilitante, ma non sufficiente.

Maria Carla Gilardi si dice soddisfatta della trasformazione negli interventi del Tavolo: “Nella precedente riunione erano idee, considerazioni partendo da un problema, con qualche idea di proposta, mentre in questa seconda tappa si sta affrontando l’idea del Digital Health Champion con aspetti di tipo operativo e programmatico”.
Gilardi, inoltre, indica l’evoluzione della transizione come processo graduale: “Prima di arrivare ad un team, probabilmente la soluzione oggi più praticabile potrebbe essere quella di una figura nello staff del DG che possa trovare un ruolo e un riconoscimento ed essere formata a questo tipo di obiettivo. Ciò potrebbe avviare il processo di trasformazione per evolvere poi eventualmente anche nel team più completo. Importante sottolineare che tale figura ha competenze provenienti dal mondo della sanità”: è la professione medica che si evolve e non è un ingegnere che si affianca alla professione sanitaria.

Eugenio Santoro evidenzia alcune parole chiave:

  • il coinvolgimento del paziente nell’impiego degli strumenti, creando l’engagement affinché questi vengano utilizzati
  • sistemi basati sul supporto alle decisioni, aspetto che sarà sempre più disponibile all’interno delle strutture
  • la valutazione degli outcome dei progetti di salute: le persone che si formano devono essere in grado di poter scegliere, decidere e selezionare quando è il caso di mettere a disposizione degli strumenti per certe tipologie di pazienti, aree mediche, patologie.

Santoro chiude l’incontro con il tema delle competenze, definito fondamentale: “Se non si riescono a formare le competenze, il rischio è andare verso una trasformazione disordinata”.

I prossimi passi 

SALUTEDomani è un progetto ideato da Culture in collaborazione con la Commissione Europea e il patrocinio della Pontificia Accademia per la vita.

Vi terremo aggiornati sui successivi Tavoli di lavoro e, più in generale, sugli sviluppi del progetto per il quale è previsto anche un momento comune di sintesi in un evento che si terrà il 4 luglio a Roma, presso la Sala Capitolare del Senato della Repubblica – su iniziativa della Senatrice Valeria Fedeli – per presentare alle istituzioni le proposte e pianificarne l’attuazione.

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