Sanità partecipata

Telemedicina in Italia: è tempo di fare sistema perché funzioni davvero

Le Società scientifiche e sanitarie chiedono di agire e di collaborare pienamente al processo di innovazione digitale in Sanità: la scommessa è mettere in moto opportunità di sostenibilità, equità e universalità del SSN

Pubblicato il 24 Mag 2023

“Affiancare fattivamente e in modo cooperativo il generale processo di costruzione dell’Ecosistema digitale della sanità”.
Questo l’obiettivo del documento “L’apporto delle Società scientifiche e sanitarie alla realizzazione e messa a sistema della Telemedicina in Italia” promosso dalle Società scientifiche e sanitarie (AINAT, AIOM, AIPO, AiSDeT, AMD, FNOPI, SIC, SID, SIE, SIDMI, SIFO, SIMFER, SIN, SIOT, SINefrologia, SIR e SIUEC) con il fine – come precisa AISDET – di “evitare che le trasformazioni e gli interventi in atto possano giungere senza tenere conto del punto di vista importante degli operatori sanitari e dell’impatto che modelli avanzati possano avere sui modelli organizzativi e fare in modo che l’innovazione possa decisamente essere messa a sistema utilizzando a pieno i fondi destinati dal PNRR“.

Un gruppo di lavoro per la Telemedicina in Italia (e non solo) 

La Digital Health – si legge nel documento – rappresenta un tassello importante della gestione della cronicità, anche alla luce della riforma dell’assistenza di pros­simità, che si intende attuare nell’ambito del Piano Nazionale di Ri­presa e Resilienza (PNRR) Missione 6 C1 e C2 e, a tale scopo, risulta strategico l’inserimento degli strumenti di Digital Health nel SSN.

Il motivo che ha stimolato la creazione di un gruppo di lavoro co­mune tra le diverse Società scientifiche e sanitarie sulla Telemedicina in Italia è stato quindi quello di voler comprendere e affrontare con maggio­re contezza e in maniera condivisa le indicazioni di mutamento di sistema, date dalla recente attività normativa sulla Telemedicina nel quadro delle misure e degli obiettivi posti dal PNRR, e sulla riorganiz­zazione della rete assistenziale, che negli ultimi due anni hanno dato una spinta decisiva all’implementazione delle piattaforme e delle so­luzioni di Telemedicina nei processi assistenziali e di cura.

Una sfida culturale per le Società scientifiche e sanitarie

Nell’ultimo biennio – riporta il documento –  si è succeduto un insieme di documenti e di attività di indirizzo, che ha delineato il perimetro normativo della realizzazione della Telemedicina e che rappresenta il perimetro delle possibilità di implementazione e delle modalità progettuali, nello specifico:

  • Indicazioni nazionali per l’erogazione di prestazioni di Telemedicina
  • Modello digitale per l’attuazione dell’assistenza domiciliare
  • Nuovi modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel SSN
  • Approvazione delle Linee guida per i servizi di Telemedicina
  • Procedure di selezione delle soluzioni di telemedicina e diffusione sul territorio nazionale, nonché i meccanismi di valutazione delle proposte di fabbisogno regionale per i servizi minimi di Telemedicina e l’adozione delle Linee di indirizzo per i servizi di Telemedicina
  • Casa come primo luogo di cura
  • POR (Piani Operativi Regionali) per la realizzazione dei servizi di Telemedicina.

Nell’insieme – precisa il documento –  si tratta di provvedimenti che investono il mondo medico e delle professioni sanitarie con un impatto sensibile sulla reingegnerizzazione dei processi assistenziali e di cura e sulla modalità di relazioni con il paziente, nonché di governo del processo sanitario e che prefigurano un SSN più agile, moderno e più vicino al cittadino e ai suoi bisogni.
Ma c’è di più: la scommessa è quella di mettere in moto opportunità di sostenibilità, equità e universalità del SSN.
Una sfida culturale e sanitaria cui le Società scientifiche e sanitarie non possono mancare.

Telemedicina: non solo tecnologia, ma modalità strategica 

La riflessione svolta dal gruppo di lavoro – si legge nel documento – si è concentrata sugli aspetti di natura assistenziale, clinica e organizzativa, che sono sottesi all’introduzione della Telemedicina in Italia nella prassi delle Aziende sanitarie e nei loro obiettivi di governo e di erogazione dei servizi, soprattutto oggi, in cui è necessario creare l’ecosistema di cure che superi la dicotomia ospedale/territorio e le divisioni specialistiche.

Si è voluto dichiaratamente spostare l’attenzione dell’utilizzo della Telemedicina dagli aspetti puramente e più immediatamente tecnologici, di cui negli anni spesso e in abbondanza si è discusso, per focalizzare l’attenzione sull’impatto della Telemedicina come modalità strategica per avviare una profonda revisione dei processi assistenziali e di cura e per il raggiungimento degli obiettivi clinici, non solo perché consente una vicinanza maggiore con il paziente ma anche perché la mole di informazioni prodotte rappresenta un patrimonio inestimabile per governare il processo con maggiore appropriatezza ed efficacia nell’ottica del perseguimento dei criteri della “One Health” […].

Perché la Telemedicina in Italia possa essere messa a sistema è auspicabile, oltre che strategicamente necessario, il pieno coinvolgimento delle Società scientifiche e sanitarie in un processo di senso e di piena trasparenza e condivisione dei modelli organizzativi e strategici, di informazione e di interdisciplinarità anche con le altre figure coinvolte nell’innovazione digitale in Sanità, da quelle informatiche al Risk manager, ai Responsabili del controllo di gestione ed oltre, per la creazione di un ambiente interdisciplinare coerente con la logica ecosistemica, che sola può sorreggere la realizzazione dei processi di assistenza e cura in Telemedicina.

Coinvolgere medici e sanitari nel percorso di crescita della Telemedicina in Italia

Il pieno coinvolgimento delle Società scientifiche e sanitarie, vista la loro diffusione capillare sul territorio – precisa il documento – offre anche l’opportunità di veicolare la cultura di progetto dell’innovazione in Sanità, secondo una metodologia di indirizzo, organizzata e condivisa di concerto con le istituzioni nazionali, per una migliore e corretta informazione sugli obiettivi di sistema e per orientare al meglio l’intero processo con un coinvolgimento ampio e profondo delle figure mediche e sanitarie.

La trasformazione dei processi e culturale che il mondo digitale sta provocando è così profonda e pervasiva che è importante che i medici e i sanitari nel loro complesso vengano coinvolti in un comune percorso di crescita culturale e di senso rispetto al proprio ruolo e ai rapporti con la tecnologia e al loro particolare carattere di mediazione e intermediazione nelle relazioni, senza il quale la Telemedicina rischia di non essere strumento confidente nella normalità quotidiana dei processi ordinari di assistenza e cura e di non raggiungere gli obiettivi prefissati.

Telemedicina in Italia: le proposte

Si ritiene che, in collaborazione con il Ministero della Salute e AgeNaS – si legge nel documento – sia necessario costituire un Tavolo di lavoro con le Società scientifiche e sanitarie, che realizzi delle Linee guida di indirizzo per:

  • modelli organizzativi sottesi alla realizzazione dei processi assistenziali e di cura in Telemedicina (ad esempio, aspetti di natura legale e di rischio o di organizzazione dei team aziendali)
  • indicazione dei bisogni di formazione organizzata e coerente con le politiche di sistema e di indirizzo
  • monitoraggio della realizzazione dei progetti di Telemedicina nelle Regioni realizzati nel triennio 2023/2026.

Le Società scientifiche e sanitarie, contemporaneamente, si adopereranno nel prossimo triennio per:

  • editare modelli di riferimento di PDTA in ambiente digitale
  • avviare attività di formazione e informazione capillare e diffusa in coerenza con gli obiettivi di sistema anche in collaborazione con le associazioni dei pazienti
  • realizzare una biblioteca dei progetti di Telemedicina e di Reti digitali di patologia realizzati nell’ultimo decennio
  • realizzare una biblioteca omogenea della documentazione scientifica prodotta a valle dei progetti di Telemedicina realizzati
  • proporre modelli organizzativi dei ruoli professionali all’interno della revisione dei processi assistenziali e di cura in ambiente digitale in Telemedicina, in particolare per quanto riguarda l’”ultimo chilometro” e cioè quello legato alla cura e all’assistenza al domicilio del paziente e al coinvolgimento organizzato delle professioni sanitarie e sociosanitarie
  • proporre modelli di valutazione clinica e assistenziale degli ambienti di Telemedicina utilizzate dal punto di vista delle ricadute in termini di outcome rispetto agli obiettivi aziendali e alla domanda di assistenza e salute dei pazienti.

In ultimo – conclude il documento – le Società scientifiche e sanitarie chiedono di agire e di collaborare pienamente al processo di innovazione digitale in Sanità per:

  • esaltare l’aspetto clinico e assistenziale e quindi aiutare a spostare l’attenzione sugli aspetti di natura più squisitamente medica e sanitaria che tecnologica
  • agire in un quadro di indicazioni generali più chiaro, ordinato e lineare
  • collaborare per la stesura di un quadro normativo più unitario e omogeneo a tutela e garanzia delle figure mediche e sanitarie, del paziente e delle stesse aziende sanitarie
  • produrre documenti scientifici di validazione clinica e assistenziale dei risultati dei progetti associati al PNRR Missione 6 C1 e C2.

E’ stato un piacere – ha commentato Sergio Pillon, Vicepresidente di AiSDeT, sulla pagina Linkedin di HealthTech360 – coordinare, grazie ad AiSDeT, tante società scientifiche, anche per lanciare messaggi, da clinici, ai decisori pubblici.
Il primo: state interloquendo con le Regioni, ma – se volete davvero lanciare la Telemedicina – dovete interagire anche con la Società scientifiche. Sono organizzazioni di professionisti, di esperti, che nominano i propri rappresentanti e, tra di loro, quelli che si occupano di Telemedicina. Valgono molto, rappresentano, non sono il “solito” esperto, amico di un amico che si mette nei tavoli, sono RAPPRESENTANTI, trasferiscono nel territorio ai colleghi e trasformano in azioni CLINICHE i principi.
Il secondo, emerso nell’incontro, è la partecipazione necessaria al tavolo dei PAZIENTI, rappresentati da tante associazioni, anche tra di loro coordinate, portatori di proposte e in grado di mettere in evidenza gli ostacoli pratici, ma anche di fare squadra sulla formazione e sul superamento del digital divide.

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