Future Health

La Farmacia del futuro

La Farmacia di domani e, dunque, il “nuovo” Farmacista, avranno molto a che fare con le tecnologie digitali: il computer, oggi utilizzato per la gestione del magazzino e delle vendite, diventerà il suo prezioso alleato in tutte le nuove attività legate alla Farmacia dei Servizi, a partire dalle prestazioni di Telemedicina e dall’integrazione con i sistemi informativi delle Regioni e delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere

Pubblicato il 29 Dic 2023

Paolo Colli Franzone

Presidente IMIS, Istituto per il Management dell’Innovazione in Sanità

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In un Servizio Sanitario Nazionale in radicale trasformazione, anche le Farmacie territoriali sono coinvolte in un radicale cambiamento in chiave evolutiva. E non si tratta di una semplice mutazione esteriore, di una sorta di “nuova vetrina” da esporre al pubblico, quanto – piuttosto – di una vera e propria evoluzione verso la Farmacia del futuro che coinvolge persino il modello di business, la mission della Farmacia, il ruolo del Farmacista titolare e dei suoi collaboratori.

La progressiva evoluzione della Farmacia Territoriale

Nella tabella riportata di seguito possiamo vedere quante e quali siano le dimensioni coinvolte in questa trasformazione e quale sia il percorso (partendo dal passato remoto) che le Farmacie dovranno percorrere per arrivare a un “dopodomani” collocabile nel prossimo quinquennio.

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Dimensioni e percorso evolutivo della Farmacia del futuro

Il Farmacista nel corso della storia

Fino alla prima metà del ‘900, il Farmacista era prevalentemente un chimico-preparatore e un attento ascoltatore dei suoi clienti: doveva innanzitutto “capire” i loro bisogni, agendo da vero e proprio Counselor, e poi passare all’azione entrando in laboratorio per allestire la preparazione individuata come risolutiva.

Era poi una figura “di prestigio” all’interno della Comunità, appartenente all’élite dei professionisti decisamente benestanti e influenti.

Con l’arrivo dei farmaci di produzione industriale, il Farmacista ha progressivamente abbandonato (non del tutto e non sempre, va riconosciuto) il ruolo di chimico-preparatore per trasformarsi in un “dispensatore altamente qualificato” – e, successivamente, in “mero dispensatore” – di prodotti ricettati dal Medico e venditore di prodotti da banco.

La trasformazione della Farmacia in “mini-market della Salute” ha molto a che fare – purtroppo – col drastico calo dei margini relativi ai farmaci prescritti dal SSN e alla conseguente necessità di “far quadrare i conti alla fine del mese”.

Le nuove competenze richieste al Farmacista

Il “nuovo” Farmacista, fortunatamente, torna ad essere un professionista “vero”: probabilmente aprirà (moltissimi lo hanno già fatto) una Parafarmacia dove qualcuno per lui gestirà il “mini-market”, molto più probabilmente allestirà un maxi-corner all’interno della sua Farmacia, ma tornerà finalmente ad essere un Counselor, un professionista iper-competente al servizio del Paziente e completamente inserito e integrato in quello che sarà il SSN di domani.

La Farmacia del futuro e – dunque – il “nuovo” Farmacista – avrà molto a che fare con le tecnologie digitali: il computer – oggi utilizzato per la gestione del magazzino e delle vendite – diventerà il suo prezioso alleato in tutte le “nuove” attività legate alla Farmacia dei Servizi, a partire dalle prestazioni di Telemedicina e dalla integrazione con i sistemi informativi delle Regioni e delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (si pensi, ad esempio, alle possibili semplificazioni ottenibili digitalizzando “sul serio” le procedure di assistenza protesica e integrativa e ai rinnovi di piani terapeutici).

Tornerà ad allestire preparazioni e – in un futuro nemmeno troppo lontano – lo farà utilizzando robot simili a quelli oggi già utilizzati in moltissime Farmacie Ospedaliere per la preparazione di farmaci antiblastici.

Dovrà, quindi, associare le sue competenze scientifiche con quelle manageriali proprie del “Manager 4.0”, confidente nelle tecnologie digitali e robotiche e con le tecniche del moderno Marketing omnicanale.

Farmacia del futuro: da supermercato della salute a Farmacia dei Servizi

Anche i locali delle Farmacie hanno subito una radicale trasformazione nel tempo e ne subiranno di ulteriori: abbandonati i locali austeri, dominati dai vecchi (e bellissimi…) mobili in legno massiccio e dai preziosi vasi in ceramica, si è passati al ridisegno complessivo degli spazi per consentire l’arrivo dei sistemi di picking robotizzato e l’allestimento di piccoli corner per attività tipiche della Farmacia dei Servizi.

La Farmacia cessa di assomigliare a un piccolo supermercato della Salute e diventa un punto di erogazione di servizi associati alla dispensazione dei farmaci, e lo fa trasformando sé stessa anche visivamente.

Le tecnologie informatiche, un tempo nascoste dietro al banco vendita, assumono un nuovo ruolo passando dal puro supporto gestionale a canale di erogazione di servizi e di comunicazione con la clientela.

Arrivano quantità sempre maggiori di altre tecnologie, a partire dagli analizzatori al Point of Care grazie ai quali si propongono analisi del sangue con refertazione immediata e gli elettrocardiografi, i cui tracciati vengono inviati a un medico remoto che produce in tempi rapidissimi i suoi referti.
Molti dei locali allestiti in piena pandemia per la somministrazione dei vaccini si trasformano in corner per la Telemedicina.

La trasformazione digitale della Farmacia

In uno scenario come quello derivante dalla progressiva attuazione della Missione 6 PNRR, la digitalizzazione gioca ovviamente un ruolo centrale: va detto che le farmacie – considerandone l’insieme a livello nazionale – sono da almeno un trentennio molto avanti nel processo di trasformazione digitale, avendo iniziato verso la fine degli anni ’80 un percorso di adozione massiva delle tecnologie dell’informazione asservite, in un primo tempo, alla gestione del magazzino e della cassa (ticket, emissione scontrini da lettura dei barcode sui farmaci) e, successivamente, agli adempimenti telematici per la gestione dei flussi informativi verso Regioni e Ministero della Salute.

Praticamente, tutte le farmacie sul territorio nazionale dispongono da parecchi anni di un collegamento telematico con uno o più grossisti di riferimento, in modo da poter garantire approvvigionamenti tempestivi e gestione delle richieste urgenti.

L’uso del computer in Farmacia ha avuto un incremento notevole da quando è stato introdotto il sistema di ricetta dematerializzata e da quando le varie Regioni e le singole Aziende Sanitarie hanno avviato questo canale di interazione in sostituzione del caro vecchio telefax.

La Telemedicina nella Farmacia del presente e del futuro

Per quanto riguarda la Telemedicina, partendo dal rilevare che sono già più di 4.000 le Farmacie italiane che già erogano tali prestazioni (prevalentemente relative a refertazione remota di piccola diagnostica), si prevede lo sviluppo del teleconsulto col farmacista (evoluzione delle attuali e moltissime telefonate che oggi i clienti fanno quando sentono la necessità di “chiedere un consiglio”) ma anche l’arrivo (ce ne sono già alcune) delle cabine per le televisite.

Farmacia del futuro: ce la faremo?

In alcune Regioni italiane, gli assistiti possono effettuare prenotazioni di prestazioni sanitarie in Farmacia, in alternativa al doversi recare allo sportello del CUP o al rimanere parecchi minuti in attesa al telefono.

Per una Farmacia del futuro degna di tal nome, diventa sempre più indispensabile (come già peraltro previsto dal Decreto 20 maggio 2022 “Adozione delle linee guida per l’attuazione del Fasciolo Sanitario Elettronico”) integrare la rete delle Farmacie nelle piattaforme regionali e nazionali FSE, in modo da “chiudere il loop” grazie a un sistema dove tutti parlano con tutti, le informazioni girano velocemente, si abbandona del tutto la carta e – cosa non da poco – si semplificano davvero le cose per i cittadini.

Ce la faremo?

Dobbiamo farcela, se vogliamo davvero diventare un Paese come quello che abbiamo promesso a noi stessi e all’Unione Europea quando ci siamo fatti dare i soldi del PNRR.
Non abbiamo neppure più la scusa che “mancano i soldi”, questa volta.

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