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Sanità Digitale: 2023, tempo di raccogliere i frutti

Abbiamo linee guida e atti d’indirizzo un po’ su tutto. E i fondi del PNRR pronti per finanziare l’innovazione digitale. Non ci sono più scuse: è ora di passare dai buoni propositi ai fatti concreti

Pubblicato il 09 Gen 2023

Massimo Mattone

Direttore Responsabile HEALTHTECH360.it

Paul Gauguin - Rupe rupe (Raccolta della frutta) – 1899

“Se il 2022, con la riforma dell’Assistenza Territoriale (DM77) e la definizione delle linee guida per la Telemedicina ha posto le fondamenta per la digitalizzazione del Sistema Sanitario, il 2023 deve essere l’anno della svolta digitale, della concreta costruzione di una Sanità, più Digitale, Personalizzata e Sostenibile”.

Mentre leggo il post di Mariano Corso che scrive quanto sopra, mi chiedo cosa possiamo aspettarci davvero dalla Sanità Digitale nel corso di questo nuovo anno alla luce di quanto accaduto nello scorso.

“Le scadenze pressanti imposte dal PNRR – osserva Corso – costituiscono uno stimolo importante ad accelerare il percorso, ma nascondono un rischio: che la frenesia Keynesiana di  ‘spendere’ e ‘rendicontare’ ad ogni costo faccia passare in secondo piano l’imperativo di ‘fare bene le cose’. Occorre innanzitutto accompagnare il cambiamento, agendo non soltanto su tecnologia e infrastrutture, ma contemporaneamente su competenze e revisione dei processi e dei modelli organizzativi (…).
Accompagnare, in altri termini, un cambiamento che non deve essere solo tecnologico e normativo, ma anche di comportamenti, cultura e modelli di cura. Il rischio altrimenti è non soltanto quello di perdere un’occasione irripetibile di modernizzazione la Sanità, ma di gravare il Paese di sovrastrutture disallineate dai veri bisogni che generano costi e finiscono con l’allontanare il cittadino dal Sistema Sanitario”.

Come non essere pienamente d’accordo?

Non a caso, sottolineavo con preoccupazione proprio questi aspetti in un editoriale della scorsa primavera nel quale osservavo, a proposito della “corsa” ai fondi del PNRR, come spendere (bene) quei soldi significhi investire risorse in innovazione vera, nel restituire valore al sistema salute. Non certo sprecarli in progetti e progettini “tanto per”.

Innovare significa saper pensare e respirare futuro. Avere una vision, seguire delle direttrici precise per convergere verso obiettivi concreti.
L’impressione è che, spesso, chi deve usare le risorse del PNRR non sappia bene cosa farsene, come e per cosa utilizzarle. Perso e disperso in una realtà complessa e più grande di lui.

La sensazione è che si stia arrivando al paradosso di avere a disposizione, finalmente, sia le risorse che la tecnologia. Ma che – per fare il salto – manchino ancora, purtroppo, le competenze.

Dimenticando che i soldi e le tecnologie sono il mezzo. Ma NON sono le PERSONE.
Sono queste che danno la direzione giusta alle risorse, che sanno cogliere QUALI tecnologie utilizzare e PER FARE COSA, che danno una vision orientata all’innovazione a un percorso tecnologico altrimenti fine a se stesso.

Queste cose le scrivevo circa un anno fa.

E se Mariano Corso, Responsabile Scientifico Osservatorio Sanità Digitale Politecnico di Milano, le ripete con forza ancora oggi, la riflessione che viene in mente è che, purtroppo, non sia cambiato ancora molto.

Che occorra insistere sempre più nel pretendere che l’innovazione digitale in Sanità non sia fine a se stessa, ma sia allineata con i reali e crescenti bisogni di salute della società.

Già… Ma come farlo?
Come passare, cioè, dai buoni propositi ai fatti concreti?

Una condizione necessaria e oramai irrinunciabile è creare le giuste competenze digitali in sanità e puntare su queste per costruire il futuro della digital health nel nostro Paese.

Ma è altrettanto importante che questo futuro sia scritto a quattro mani tra istituzioni e cittadini, rendendo questi ultimi parte attiva dei processi decisionali che guidano i percorsi d’innovazione e trasformazione digitale del nostro Paese.
Abbracciando, cioè, il modello Citizen Science, occorre abbattere i silos portando a collaborare sullo stesso tavolo chi ha il dovere di direzionare l’innovazione e chi ha il diritto a coglierne i reali benefici.

La buona notizia è che un simile approccio di sanità partecipata sia divenuto un atto di indirizzo del Ministero della Salute.
La speranza (e l’augurio per questo 2023) è che non resti soltanto un “indirizzo”, ma si trasformi presto in iniziative concrete che consentano alla Sanità del nostro Paese di rispondere alle reali esigenze e alle aspettative di salute dei cittadini attraverso la leva dell’innovazione digitale.

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